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Carenza di vitamina D, patologie e mortalità Stampa E-mail
di Cristina Gandola   
Giovedì 12 Gennaio 2012 18:41

raggi del sole - Foto di Nicolas RaymondLa carenza di vitamina D è associata a molte patologie croniche e autoimmuni, infezioni e alcune forme tumorali. La vitamina D è direttamente coinvolta in numerosi processi che si svolgono a diversi livelli in tutto l'organismo, il suo ruolo è quindi di grande importanza tanto che bassi livelli ematici di questa sostanza sono correlati ad un aumento del rischio di mortalità.

L'ipovitaminosi D è causata dalla insufficiente esposizione ai raggi solari, da una dieta povera di vitamine o da condizioni che alterano l'assorbimento della vitamina D.

La mancanza di vita all'aria aperta rappresenta una tra le principali cause che determinano la carenza di vitamina D; basterebbe trascorrere almeno 15 minuti al giorno all'aperto, esponendosi al sole durante la bella stagione, per consentire al nostro organismo di produrre vitamina D. Tuttavia bisogna ricordare che esistono numerosi fattori capaci di influenzare negativamente i livelli di questa vitamina e alcune fasce della popolazione risultano essere più facilmente carenti come ad esempio le persone sovrappeso o obese, gli individui anziani e chi ha una carnagione molto scura.

L'inadeguato apporto di vitamina D è un problema di grande rilevanza medica e di salute pubblica: condizioni di carenza sono riscontrabili in tutti i Paesi, tra tutti i gruppi etnici e in ogni fascia di età.

La vitamina D svolge molte azioni benefiche nel nostro organismo: assicura il corretto assorbimento e mantenimento di calcio e fosforo utili per la salute delle ossa, riduce la crescita delle cellule tumorali, migliora la forza muscolare e partecipa nel controllo della risposta immunitaria. Pertanto la vitamina D è fondamentale nella prevenzione di tanti processi patologici come osteoporosi, malattie cardiovascolari, alcune forme tumorali come il tumore del colon e del seno, sclerosi multipla, diabete di tipo 1 ed anche malattie infettive come tubercolosi e perfino l'influenza stagionale.

Alla luce della diffusa carenza di vitamina D e le robuste prove dei benefici di tale vitamina sulla salute, considerando il basso rischio dato dall'assunzione orale, alcuni specialisti consigliano la supplementazione in specifiche fasce della popolazione adulta almeno durante i mesi invernali quando l'esposizione ai raggi del sole non permette la produzione di una quantità sufficiente di vitamina D.

Le cellule di molti organi e tessuti sono dotate di recettori per la vitamina D, infatti i ricercatori ipotizzano che questa vitamina sia coinvolta in più processi fisiologici di quanto oggi noto e che svolga funzioni ancora da indagare.

L'apporto ottimale di vitamina D da assumere con la dieta per mantenersi in salute e ridurre il rischio di patologie croniche varia da individuo a individuo in base alle specifiche condizioni fisiche e di salute, al regime dietetico e alle abitudini di vita.
Se si sospetta una carenza di vitamina D o se si appartiene ad una delle categorie a maggiore rischio - persone sovrappeso o obese, anziani, individui con carnagione scura - oppure se non ci si espone alla luce solare sarebbe opportuno parlare con il proprio Medico di fiducia per valutare l'opportunità di verificare i livelli ematici di vitamina D.

Il modo più semplice per ottenere vitamina D è prendere il sole: il nostro corpo è capace di produrre vitamina D a partire dal colesterolo attraverso un processo mediato proprio dall'azione dei raggi solari. Il sole rappresenta quindi un prezioso alleato per la salute dell'intero organismo, ma bisogna sempre ricordare di esporsi con prudenza ed evitare le scottature.
Alcune creme solari possono ridurre la capacità di produrre vitamina D poiché schermano buona parte dei raggi UVB, tuttavia rappresentano un valido strumento per allontanare il rischio di scottatute, quindi è necessario raggiungere un compromesso al fine di massimizzare i benefici del sole riducendo i rischi connessi all'esposizione ai raggi UV.
Gli UVB sono più forti nelle zone equatoriali mentre diventano sempre più deboli all'aumentare della latitudine perciò in autunno e in inverno chi vive ad esempio in Nord America e in Europa non ha grandi opportunità di beneficiare del sole, sarà quindi necessario attendere la primavera e l'estate per ottenere vitamina D in abbondanza dall'esposizione ai raggi solari.

Le persone con carnagione scura tendono ad avere bassi livelli di vitamina D a causa dell'abbondanza di melanina nella pelle che da un lato protegge in modo naturale dai raggi del sole ma dall'altro può rappresentare un ostacolo alla produzione di vitamina D se l'esposizione al sole è ridotta come nel caso in cui queste persone abitino a latitudini elevate.

Un altro modo semplice per garantirsi buoni livelli di vitamina D è seguire un'alimentazione sana ed equilibrata: alcuni alimenti di uso comune rappresentano una fonte di vitamina D come il pesce azzurro, il salmone e il tonno, il latte e alcuni prodotti lattiero-caseari (soprattutto i formaggi), le uova e i cereali per la colazione.

Salute di ossa e muscoli

La vitamina D migliora l'assorbimento e la fissazione dei minerali al tessuto osseo, questo processo è di vitale importanza per una corretta crescita e ricambio osseo, rappresenta inoltre un fattore chiave nella terza età quando la produzione naturale di vitamina D si riduce e le abitudini di vita e alimentari oltre alla presenza di patologie concomitanti spesso determinano una condizione di ipovitaminosi D: numerosi studi dimostrano che l'assunzione di supplementi alimentari a base di vitamina D possono allontanare il rischio di fratture ossee negli anziani. In quest'ottica la supplementazione con vitamina D rappresenta uno strumento di prevenzione per una fascia della popolazione particolarmente sensibile.

In una meta-analisi di studi randomizzati pubblicata sulla rivista Archives of Internal Medicine, su 40 mila anziani, in gran parte donne, la supplementazione con vitamina D ha permesso una riduzione del 20% delle fratture ossee.

Anche la forza muscolare può essere migliorata grazie alla presenza di livelli ottimali di vitamina D. Muscoli più forti aiutano a prevenire le cadute che rappresentano una fonte di disabilità negli anziani.

Esistono pareri discordanti sulla supplementazione con vitamina D: alcuni studi sostengono l'efficacia di una singola dose molto elevata mentre altri mettono in luce la sicurezza e l'efficacia di una supplementazione giornaliera o settimanale con dosi moderate assunte nel lungo periodo.

Malattie cardiovascolari

La carenza di vitamina D si può ripercuotere anche sulla salute del muscolo cardiaco che, come il muscolo scheletrico, è provvisto di recettori per questa vitamina.
La ricerca scientifica ha evidenziato un maggiore rischio di disturbi cardiaci come infarto, insufficienza cardiaca, morte improvvisa e malattie cardiovascolari in generale in presenza di bassi livelli ematici di vitamina D.

La vitamina D è importante nel controllo della pressione sanguigna e nel mantenimento della salute delle arterie, tuttavia gli studi relativi agli effetti della vitamina D sul sistema cardiovascolare forniscono dati controversi e quindi serviranno ulteriori indagini per verificare il ruolo della vitamina D nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Tumore del colon-retto

Esiste un'associazione tra livelli di vitamina D e rischio di tumore al colon-retto. E' stata notata una maggiore frequenza di questa forma tumorale nelle popolazioni residenti a latitudini elevate rispetto a quelle più vicine all'equatore, inoltre esistono evidenze scientifiche che livelli bassi di vitamina D siano correlati ad un aumento del rischio di sviluppare questo tipo di tumore, tuttavia non è chiaro se la supplementazione con vitamina D possa essere utile per ridurne il rischio.


Indagini epidemiologiche in campo oncologico rilevano significative associazioni tra stato vitaminico adeguato e sviluppo/prevenzione di alcuni tumori come quello al colon-retto e al seno. Sarà necessario proseguire gli studi per verificare il rapporto tra deficit vitaminico e neoplasie, e capire quale sia il livello ottimale di vitamina D capace di attività antineoplastica.

Sistema immunitario

La vitamina D potrebbe essere importante nella prevenzione di alcune malattie autoimmuni come sclerosi multipla e diabete di tipo 1. La ricerca scientifica mette in evidenza che bassi livelli di vitamina D si associano ad un maggiore rischio di sviluppare questo tipo di patologie che appaiono più frequenti tra le popolazioni nordiche rispetto a quelle localizzate nelle vicinanze dell'equatore.

La vitamina D ha un ruolo primario nell’immunità innata e sembra essere implicata nel modulare la risposta immunitaria tanto da poterne ipotizzare l’impiego nella terapia delle malattie autoimmuni e nei trapianti d’organo.

La vitamina D migliora le difese immunitarie dell'organismo e può rappresentare un aiuto contro l'influenza, il raffreddore e le infezioni delle alte vie respiratorie.
Alcuni studi dimostrano che esiste un'associazione tra vitamina D e malanni stagionali. Partendo dalla considerazione che i livelli di vitamina D risultano più bassi durante i mesi freddi e che bambini e adulti con bassi livelli di vitamina D si ammalano più facilmente e più spesso, un team di ricercatori giapponesi ha condotto uno studio, pubblicato sulla rivista The American Journal of Clinical Nutrition, in cui ha dimostrato che la supplementazione di vitamina D durante la stagione invernale può ridurre del 40% l'incidenza di influenza di tipo A soprattutto nei bambini in età scolare

Vitamina D e rischio di morte prematura

La carenza di vitamina D si correla ad un aumento del rischio di oteoporosi, fratture, infezioni, malattie cardiovascolari, patologie autoimmuni come la sclerosi multipla e il diabete di tipo 1 e alcuni tumori come il cancro del colon-retto e del seno.
In una metanalisi, pubblicata sulla rivista The American Journal of Clinical Nutrition, sono stati valutati i risultati di 14 studi di coorte prospettici per un totale di oltre 62 mila partecipanti ed è emerso che esiste un'associazione tra livelli di vitamina D - 25(OH)D e mortalità, infatti il rischio relativo di mortalità si riduce all'aumentare dei livelli ematici di 25(OH)D e la concentrazione ottimale di tale sostanza è stata stimata tra 75 e 87,5 nmol/L - oltre questo valore non è emersa una ulteriore riduzione del rischio di mortalità.

Fonte

Harvard School of Public Health

Vitamin D deficiency and mortality risk in the general population: a meta-analysis of prospective cohort studies, The American Journal of Clinical Nutrition 2012

 
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