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| Il controverso ruolo dei fitosteroli nell’ipercolesterolemia |
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| di Cristina Gandola | |
| Mercoledì 22 Luglio 2009 14:32 | |
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Da alcuni anni sono in commercio alimenti funzionali arricchiti con fitosteroli che hanno lo scopo di migliorare il controllo dell’ipercolesterolemia. Questi prodotti sono ormai diventati uno strumento molto diffuso per ridurre i livelli plasmatici di colesterolo e l’efficacia di tali prodotti è dimostrata da numerosi studi clinici. Fitosteroli e assorbimento del colesteroloI fitosteroli sono composti vegetali naturali, fanno parte degli isoprenoidi e sono strutturalmente simili al colesterolo. Si possono trovare negli oli vegetali come l’olio di oliva, nella verdura, nella frutta e nella frutta secca a guscio. Sitosterolo e campesterolo costituiscono circa il 60% e il 35% rispettivamente dei fitosteroli presenti negli alimenti. Gli steroli vegetali rappresentano la forma satura: la saturazione del sitosterolo origina il sitostanolo mentre la saturazione del campesterolo origina il campestanolo. La stima dell’assorbimento intestinale di questi composti è compreso in un range dallo 0,4 al 5% per gli steroli vegetali e dallo 0,02 allo 0,3% per le loro forme sature. La maggior parte dei fitosteroli assimilati viene direttamente eliminata attraverso il fegato e il sistema biliare, perciò, alla fine, negli individui sani meno dell’1% viene trattenuto. Fitosteroli e nutraceuticaIl sitosterolo venne descritto come agente terapeutico per il trattamento dell’ipercolesterolemia nel 1951, ma data la scarsa idrosolubilità risultava poco biodisponibile. Attualmente in Europa sono presenti sul mercato numerosi prodotti arricchiti con fitosteroli, oltre alle creme spalmabili, condimenti per insalate, latte, prodotti a base di soia, yogurt, prodotti a base di formaggio, bevande di soia e frutta, persino salsicce e pane. Il consumo combinato di questi nuovi tipi di prodotti alimentari può portare ad un’assunzione cumulativa di alte dosi di steroli vegetali che possono alterare l’assorbimento di importanti sostanze come i carotenoidi e le vitamine liposolubili. Questo potrebbe rappresentare un pericolo per individui affetti da particolari patologie e anche per i bambini, le donne in gravidanza e durante l’allattamento. Sarebbe pertanto opportuna una corretta segnalazione che scoraggi l’uso di questi prodotti in determinate condizioni fisiologiche. Inoltre è stata suggerita la precauzione di non superare i 3 g di fitosteroli al giorno. Fitosteroli e rischio cardiovascolareUna meta-analisi di più di 40 studi clinici indica che i fitosteroli assunti come supplemento dietetico possono indurre una riduzione del colesterolo LDL fino al 15%. Comunque, l’ingestione di più di 3 g al giorno non porta a ulteriori benefici nella riduzione dei livelli di colesterolo. L’efficacia nella riduzione del colesterolo non dipende solo dalla quantità di fitosteroli assunti con la dieta, ma anche dalla variabilità genetica individuale per il metabolismo di queste sostanze. Le prime ipotesi riguardanti il possibile rischio cardiovascolare provocato dagli steroli vegetali vennero formulate quando venne riconosciuta la sitosterolemia come patologia autosomica recessiva (rara malattia familiare recessiva caratterizzata dall'accumulo di steroli vegetali nel sangue e nei tessuti). Il motivo è dato dalla mutazione dei loci per i co-trasportatori ABCG5 e ABCG8 che si traduce in un maggiore assorbimento degli steroli a cui segue una riduzione dell’eliminazione di queste sostanze per via biliare. Rispetto ai soggetti sani che hanno concentrazioni plasmatiche di steroli vegetali inferiori a 1 mg/dL, i pazienti affetti da questa patologia ereditaria hanno concentrazioni plasmatiche comprese tra 12 e 50 mg/dL. Questi pazienti presentano gravi problemi vascolari sebbene i loro livelli plasmatici di colesterolo siano nella norma, perciò i ricercatori si domandano se i fitosteroli abbiano effettivamente potenzialità ipocolesterolemizzanti. L’ipotesi formulata consiste nel ritenere che in determinate condizioni fisiologiche i fitosteroli promuovano l’assorbimento del colesterolo nei tessuti vascolari. Sebbene numerosi studi clinici dimostrino che i fitosteroli svolgano l’azione di ridurre il colesterolo LDL, non è chiaro se questi steroli vegetali abbiano un effetto positivo sulle patologie cardiovascolari. L’ipotesi formulata è che un eccesso di steroli vegetali a livello plasmatico potrebbe aumentare il deposito di queste sostanze nei tessuti vascolari. Tale ipotesi è supportata dagli studi condotti dai ricercatori della Clinica universitaria di Saarlandes che hanno verificato l’aumento delle concentrazioni di steroli vegetali nei tessuti vascolari di pazienti che consumavano margarina arricchita con esteri di steroli vegetali e da ulteriori studi come lo “Scandinavian Simvastatin Survey Study” in cui è stata identificata una sottopopolazione di pazienti affetti da patologie coronariche che mostravano bassi livelli di colesterolo e elevati livelli di assorbimento di colesterolo e fitosteroli. Ulteriori dati suggeriscono che i depositi vascolari di steroli, in confronto con il colesterolo, inducono un aumento dell’ossidazione e del rilascio di radicali dell’ossigeno. D’altra parte, studi in vitro e su modello animale hanno dimostrato l’attività inibente della crescita tumorale compresa l’induzione all’apoptosi e l’inibizione delle metastasi, suggerendo che gli steroli vegetali hanno proprietà antitumorali. Comunque l’induzione all’apoptosi non si limita alle cellule tumorali, ma si estende anche alle cellule vascolari. La situazione attualeSe da una parte il dipartimento federale canadese per la salute non ha permesso la commercializzazione dei prodotti arricchiti con esteri di steroli vegetali in Canada e la Germania dal 2004 non raccomanda l’uso dei prodotti arricchiti con fitosteroli, dall’altra parte è stata proposta negli USA una aspirina arricchita con fitosteroli che può essere venduta come medicinale da banco. Da quando sono entrati in commercio i primi prodotti alimentari arricchiti con fitosteroli sono stati condotti numerosi studi, spesso troppo brevi, con un ridotto numero di partecipanti e dove gli effetti dei fitosteroli non sono stati studiati separatamente. Tutti questi fattori hanno ridotto le garanzie di ottenere risultati attendibili, infatti, è importante valutare l’effetto a lungo termine dell’assunzione di fitosteroli per poter verificare un possibile effetto pro-aterosclerosi di queste sostanze. Attualmente non ci sono dati disponibili che indichino in modo inequivocabile che i prodotti alimentari arricchiti con esteri di steroli vegetali possano effettivamente ridurre il rischio di disturbi cardiovascolari, inoltre studi epidemiologici suggeriscono che elevate dosi di steroli vegetali possono potenzialmente indurre effetti negativi sul sistema cardiovascolare soprattutto in particolari categorie di soggetti come chi è affetto da sitosterolemia. |
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