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| Eritrociti artificiali per il rilascio di farmaci |
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| di Cristina Gandola | |
| Mercoledì 30 Dicembre 2009 18:23 | |
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I globuli rossi sono cellule del sangue che hanno l'aspetto di dischi flessibili e la capacità di trasportare l'ossigeno ai diversi distretti del corpo passando attraverso i più piccoli capillari sanguigni. Prendendo spunto dalla natura, hanno creato particelle artificiali che mimano le caratteristiche strutturali e funzionali dei globuli rossi. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su PNAS (Proceedings of the National Academy of Science). Le attuali strategie per sintetizzare carriers capaci di rilasciare farmaci nell'organismo si basano essenzialmente sull'innovazione dei materiali impiegati e sullo sviluppo dei metodi di sintesi. Il gruppo di ricerca, specializzato nello studio del rilascio dei farmaci, ha individuato un modo per realizzare particelle costituite da polimeri e proteine biodegradabili e biocompatibili tali da avere la stessa dimensione, forma e flessibilità dei globuli rossi naturali. I ricercatori pensano che queste cellule artificiali potrebbero essere molto efficienti non solo per il trasporto dell'ossigeno ma anche come veicolo di agenti terapeutici. “Sono stati realizzati centinaia di diversi polimeri di varie dimensioni con lo scopo di veicolare e rilasciare i farmaci direttamente nel distretto corporeo desiderato, ma si assomigliano tutti e sono tutti sintetici e sferici” commenta Samir Mitragotri, ingegnere chimico presso la University of California – Santa Barbara, che ha guidato il lavoro di ricerca. Per realizzare cellule sintetiche mimando la “perfezione della natura” i ricercatori hanno iniziato da particelle sferiche create a partire da un polimero comune, chiamato PLGA (poly lactic-co-glycolic acid), noto per le sue caratteristiche di biocompatibilità e di biodegradabilità. Trattando le sfere con alcol si poteva osservare che queste si sgonfiavano e collassavano andando ad assumere l'aspetto “a fossette” tipico degli eritrociti. Attualmente Mitragotri e colleghi hanno dimostrato che queste cellule sintetiche sono abbastanza flessibili da poter essere compresse e fluire attraverso i capillari, inoltre, possono essere addizionate con sostanze farmacologiche durante il processo di preparazione. I ricercatori hanno anche sperimentato l'incapsulamento nelle cellule sintetiche di nanoparticelle di ossido di ferro con lo scopo di creare un possibile agente di contrasto per la MRI (Magnetic Resonance Imaging). “Questa ricerca è decisamente innovativa. Sia il concetto di base sia il metodo di sintesi sono molto interessanti perché danno grande importanza alla forma della particella. E' proprio la forma a risultare importante per conferire determinate caratteristiche come l'idrodinamicità delle particelle in un fluido e come le diverse entità biologiche possono interagire con loro” afferma Ali Khademhosseini, ingegnere biomedico presso la Harvard MIT Division of Health Sciences and Technology. In futuro queste cellule sintetiche così flessibili e potenzialmente più durevoli rispetto alle cellule naturali, riserveranno grandi prospettive come veicolo per l'introduzione e il rilascio di farmaci nell'organismo, ma prima di arrivare ad un livello così elevato di efficienza sono necessari numerosi test. Fin dagli anni '50 i ricercatori hanno cercato di mimare artificialmente i globuli rossi e già nel 1966 il ricercatore Thomas Chang, della McGill University in Quebec – Canada, riuscì a creare particelle capaci di variare la propria forma e dimensione. Tali cellule potevano anche fluire attraverso i capillari ed avevano dimensioni simili a quelle degli eritrociti. All'epoca il problema fu che le cellule sintetiche venivano eliminate dal circolo sanguigno nell'arco di 30 secondi. I ricercatori quindi concentrano ora i propri sforzi sulla capacità delle cellule sintetiche di restare in circolo il più a lungo possibile. Bisogna infatti considerare che anche le particelle sintetiche più avanzate vengono eliminate dal circolo sanguigno in modo incredibilmente rapido. “La nanoparticella che è durata più a lungo in circolo è stata eliminata dopo circa 24 ore. Quindi è necessario sviluppare un approccio innovativo per prolungare nel tempo la presenza nel circolo sanguigno delle cellule sintetiche. Il prossimo passo dei ricercatori sarà testare le nuove cellule sintetiche su modello animale. |
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