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| Farmacovigilanza: l’utilità della segnalazione spontanea |
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| di Chiara Chiodini | |
| Venerdì 29 Agosto 2008 14:10 | |
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Sfortunatamente, però, a tutt’oggi i report cosiddetti "spontanei", ovvero i modelli di ADR (effetti avversi o indesiderati) approntati dai pazienti, rappresentano l’anello debole della catena. Internazionalmente, le reazioni avverse dovute ai farmaci post-marketed, ovvero già immessi in commercio, sono lasciate all’attività di reporting volontario da parte di professionisti nell’ambito della salute, specialmente medici e dentisti, che molto spesso operano secondo criteri non armonizzati. Per monitorare gli effetti avversi di farmaci senza obbligo di prescrizione o over-the-counter (OTC), che vengono assunti dai pazienti anche senza il diretto controllo medico, i reports ricevuti dai consumatori spesso rappresentano l’unico mezzo che permette la valutazione di incidenza e gravità degli effetti indesiderati. In primis educare il pazienteNon pochi esperti ritengono che la segnalazione spontanea, nello studio delle reazioni avverse da farmaci, per limiti legati soprattutto alla sottosegnalazione, sia di scarsa utilità, suggerendo di spostare risorse verso i più lunghi e costosi studi di farmacoepidemiologia. Il sanitario dovrà inoltre fornire la sua opinione riguardo alla possibilità che l’evento possa essere causalmente correlato all’esposizione al farmaco. Chi è il più qualificatoA questo punto diventa lecito chiedersi: chi è il professionista più qualificato per fornire la conferma medica all’effetto segnalato dal paziente? Sulla base di quanto precedentemente esposto, i farmacisti rappresentano la categoria che, dialogando e consigliando quotidianamente i consumatori soprattutto per ciò che concerne l’assunzione di SOP e OTC, possono partecipare attivamente ai complessi meccanismi della farmacovigilanza. Criteri per un case report di qualitàMolto spesso i case report che pervengono alle autorità sanitarie risultano incompleti, approssimativi e non manifestano la proprietà di linguaggio medico indispensabile per poter valutare le caratteristiche e la gravità dell’effetto avverso in esame. Nella stesura del report, il professionista sanitario deve trasmettere messaggi o informazioni originali, avendo cura di descrivere la sintomatologia attraverso scale oggettive come la scala VAS del dolore ed usando il più possibile dati validati. Effetti avversi già noti: l’importanza della loro segnalazioneIl professionista sanitario è tenuto alla segnalazione di ogni tipo di effetto avverso, sia se l’evento in questione risultasse già noto e descritto nel foglietto illustrativo (listed), sia che questo non fosse documentato (unlisted). Se la reazione avversa risultasse nota e apparentemente non seria, ovvero se essa non risponde ai criteri di ospedalizzazione, invalidità grave o permanente, pericolo per la vita del paziente o è risultata fatale, non verrà richiesto, da parte delle autorità sanitarie competenti, alcuno sforzo per ottenere informazioni aggiuntive o follow-up. Se, al contrario, l’evento avverso risultasse serio noto/non noto e non serio non noto, verrà richiesto il permesso di contattare il medico curante, il farmacista o il professionista sanitario che ha riportato il caso al fine di poter chiarire attraverso un follow-up la natura e la gravità dell’evento. Una volta raccolte le informazioni necessarie, i dati verranno analizzati da un gruppo di esperti che produrranno periodicamente un report riguardante la sicurezza del farmaco e potranno quindi modificare la percentuale di incidenza sui pazienti degli effetti già conosciuti e valutare eventualmente l’inclusione nel foglietto illustrativo di eventi indesiderati fino a quel momento considerati non noti. Piccoli sforzi per grandi risultatiL’intensa interazione paziente-farmacista rende questa figura professionale tra le più adatte per la raccolta di segnalazioni spontanee. |
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