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| Grasso bruno contro l'obesità |
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| di Cristina Gandola | |
| Mercoledì 15 Aprile 2009 13:18 | |
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Il surplus di grasso corporeo è causa di numerosi problemi per la salute soprattutto in occidente dove il numero di individui sovrappeso e obesi è in crescita costante. Il tessuto adiposo però non è solo un deposito di calorie in eccesso destinato a creare problemi al nostro organismo e a servire semplicemente da magazzino cui attingere in caso di necessità. Questo tessuto svolge numerosi ruoli funzionali molto importanti tra cui la sintesi di molte sostanze biologicamente attive come le adipokine, capaci di regolare il metabolismo, la sensibilità all’insulina e di svolgere importanti funzioni cardiovascolari. La selezione naturale non ha mai potuto agire contro gli individui che per l'eccesso di cibo diventavano grassi, al contrario le riserve di grasso corporeo consentivano di sopportare meglio i periodi di scarsità di nutrimento. Paradossalmente si può pensare che mangiar troppo e ingrassare sia quindi un "difetto fisiologico ereditario" che in determinate condizioni di vita possa essere una caratteristica favorevole per la miglior sopravvivenza dell'individuo. Esistono due varietà di tessuto adiposo: il grasso bianco ha la funzione di immagazzinare le calorie in eccesso provenienti dal cibo e il grasso bruno, ricco di mitocondri, ha un importante ruolo nella produzione di calore per il mantenimento della temperatura corporea. Numerosi mammiferi, tra cui l'uomo, fanno affidamento sul tessuto adiposo bruno per mantenere la temperatura corporea. Si pensava che questo tessuto fosse presente nell'uomo soltanto durante l'infanzia e che venisse progressivamente sostituito dal grasso bianco una volta raggiunta l'età adulta, ma i ricercatori dell'Università di Maastricht in Olanda hanno dimostrato che il grasso bruno è presente e svolge correttamente le sue funzioni anche negli individui adulti. La ricerca ha coinvolto 24 giovani maschi adulti (10 normopeso e 14 sovrappeso) trattati con glucosio radioattivo e sottoposti ad una temperatura di 16°C. Le scansioni PET/CT hanno rivelato depositi di tessuto adiposo bruno a livello di collo, petto e addome in 23 individui in esame. Il tessuto adiposo bruno è stato attivato in risposta all'esposizione del corpo al freddo e l'attività è risultata maggiore nei soggetti normopeso. Un secondo gruppo di ricerca, presso la Harvard Medical School di Boston, ha valutato la presenza di tessuto adiposo bruno sottoponendo a PET/CT quasi 2000 pazienti e circa il 5% mostravano tale tessuto sebbene i ricercatori non avessero effettuato il raffreddamento preventivo dei soggetti sottoposti all'indagine. Le donne risultano avere più tessuto adiposo bruno rispetto agli uomini, inoltre è stata osservata una diminuzione del grasso bruno all'aumentare dell'età. In un terzo studio, i ricercatori dell'Università di Goteborg in Svezia hanno utilizzato la PET/CT per localizzare con maggiore precisione i depositi di tessuto adiposo bruno in un gruppo di volontari portati a basse temperature con lo scopo di aumentare l'attività del tessuto in esame. Molto interessante è la scarsa presenza di tessuto adiposo bruno negli individui più grassi, sebbene i motivi rimangano ancora da chiarire, pare che l'eccesso di grasso bianco potrebbe servire da "barriera isolante" perciò questi individui avrebbeno meno bisogno di produrre calore per mantenere la temperatura corporea. Seguendo la stessa ipotesi le persone magre conserverebbero la propria silhouette perchè avrebbero bisogno di un'elevata presenza di tessuto adiposo bruno per produrre calore e mantenere la temperatura corporea, per far questo consumerebbero molte calorie. Queste ricerche, pubblicate sulla rivista The New England Journal of Medicine il 9 Aprile, si affiancano a quanto già scoperto nel corso degli scorsi anni dai ricercatori della Harvard Medical School di Boston e dal Dana-Faber Cancer Institute di Boston che hanno valutato lo sviluppo del tessuto adiposo nei topi trovando che PRDM16 è un importante fattore di regolazione della produzione di grasso bruno da cellule embrionali immature.
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