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| Il desiderio di marijuana nasce nel cervello |
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| di Cristina Gandola | |
| Martedì 20 Ottobre 2009 18:00 | |
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La brama di alcol o di droghe, per un individuo dipendente, sono le sensazioni più forti in grado di innescare il meccanismo del desiderio. Gli studi riguardanti la dipendenza da numerose sostanze tra cui cocaina, eroina, alcol e tabacco, hanno ampiamente indagato le conseguenze cliniche associate al desiderio della sostanza da abuso puntando l’attenzione soprattutto sugli aspetti psicologici, sociali e farmacologici. Per altre droghe da abuso il desiderio è associato con l’aumento dell’attività in un certo numero di aree cerebrali che sovraintendono il meccanismo della ricompensa. La tecnologia del neuroimaging ha permesso l’avvio di un numero sempre maggiore di studi riguardanti i meccanismi neurobiologici legati al fenomeno del desiderio. Tali studi hanno evidenziato una importante relazione tra aumento del desiderio e corrispondente aumento dei meccanismi di ricompensa. Il fenomeno della ricompensa coinvolge il sistema dopaminergico ed in particolare l’area tegmentale ventrale, il nucleo accumbens e la corteccia prefrontale la cui attivazione ripetitiva porta all’attribuzione di una maggiore importanza alle sensazioni. Lo studio ha coinvolto 38 consumatori abituali di marijuana che, dopo 72 ore di astinenza, sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI) mentre venivano somministrati stimoli visivi e tattili riguardanti la sostanza d’abuso. L’attivazione della corteccia orbitofrontale e del nucleo accumbens è risultata correlata positivamente con i disturbi associati al consumo di marjiuana, inoltre l’intensità dell’attivazione messa in evidenza con la tecnica fMRI-BOLD risulta associata a livelli crescenti di dipendenza. I risultati di questo studio mettono in luce che l’uso di marijuana attiva porzioni del cervello associate con la neuropatologia della dipendenza e l’incremento dell’intensità dell’attivazione risulta correlata con l’aumento dei disturbi legati al consumo della droga. Questi risultati aprono la strada verso lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per contrastare la dipendenza da cannabis, infatti, bisogna considerare che fino ad oggi le scarse conoscenze riguardo i meccanismi neurali innescati dal consumo di marijuana hanno rallentato la messa a punto di metodi psicologici e farmacologici atti a dissuadere i pazienti dal consumo dello stupefacente. Attualmente esistono numerosi approcci farmacologici per il trattamento delle dipendenze. Gran parte di essi mirano a ridurre la sensazione di desiderio durante il periodo di astinenza da una specifica droga. Studi precedenti riguardanti la dipendenza da marijuana evidenziano che nei soggetti consumatori abituali in stato di astinenza il desiderio aumenta anche semplicemente osservando immagini associate al consumo della sostanza: maggiori sono le quantità mostrate in video maggiore risulta il desiderio. Inoltre il desiderio aumenta anche maneggiando oggetti legati al consumo della sostanza d’abuso. Lo studio mette in luce i meccanismi neurali che sovraintendono il desiderio di marijuana nei soggetti dipendenti e chiarisce che, come per numerose altre sostanze da abuso, anche la marijuana agisce sul cervello coinvolgendo i meccanismi della ricompensa. Infatti, simili percorsi neurali risultano associati sia al desiderio di marijuana, sia a quello per l’alcol e per altre droghe come cocaina o nicotina. Lo studio evidenzia inoltre che il desiderio di marijuana non coinvolge un unico meccanismo di risposta:
E’ possibile che queste alterazioni siano correlate ad una minore capacità della corteccia prefrontale di elaborare e rispondere in modo adeguato alle informazioni. Questo studio rappresenta un primo importante passo verso una migliore comprensione dei meccanismi che sovraintendono la dipendenza da marijuana e apre la strada a ulteriori indagini mediche, farmacologiche e psicologiche. NeuroimagingÈ una tecnologia che permette di misurare le reazioni dei soggetti agli stimoli. La fMRI usa comunemente la tecnica Blood Oxygen Level Dependent (BOLD), che identifica le aree del cervello caratterizzate da un flusso sanguigno più elevato cui corrisponde un’attività più intensa. La procedura di fMRI prevede di solito il confronto tra le immagini delle aree cerebrali interessate prima e durante l’attività cognitiva in studio. La fDOT permette la rilevazione delle zone corticali e consente di compiere indagini ad una profondità massima di un centimetro dalla superficie del cervello. |
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