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| La correlazione fra HER-2 e il carcinoma mammario |
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| di Chiara Chiodini | |
| Lunedì 29 Giugno 2009 18:01 | |
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Le terapie sistemiche, come la chemioterapia e l’endocrinoterapia, distruggono o controllano le cellule cancerose diffuse in tutto l'organismo. In ogni caso, il carcinoma mammario è una patologia sostenuta da diversi fattori che influenzano la crescita e la progressione della lesione neoplastica. Ad oggi, la scelta della terapia migliore si basa sull’analisi di diversi fattori:
Inoltre, dall’analisi dei dati di letteratura si evince che il 15-25% delle donne colpite da carcinoma della mammella, mostra un’amplificazione del gene che codifica per HER-2, un fattore di crescita epiteliale umano, e una conseguente sovraespressione del recettore. Numerose evidenze sperimentali indicano, infatti, che il recettore HER-2 e' spesso direttamente coinvolto nel processo di cancerogenesi. Nonostante la sua caratterizzazione debba essere contestualizzata in un quadro più complesso che preveda anche l’analisi dei recettori ormonali, la positività a HER-2 conferisce, da sola, un dato di aggressività elevato al carcinoma mammario in esame. Questo fattore di crescita epiteliale rappresenta, di fatto, un fattore di rischio notevole anche per le pazienti che, in base all’espressione dei recettori ormonali, dovrebbero mostrare una prognosi più favorevole. Oggi è possibile definire una parziale carta d’identità del tumore mammario grazie alla valutazione dello stato di HER-2 attraverso l’impiego di un test immuno-istochimico (IHC) di sezioni tumorali fissate. Le pazienti candidate al trattamento con trastuzumab devono mostrare un punteggio IHC pari a 3+ o un risultato positivo nel test FISH o CISH. Per assicurare risultati accurati e riproducibili, gli esami devono essere effettuati in laboratori specializzati in grado di garantire la validazione delle procedure analitiche. Fare il test in fase molto precoce, addirittura durante l’intervento chirurgico, e non solo qualora si verificassero recidive, diventa dunque fondamentale. In questo scenario si pone trastuzumab, un anticorpo monoclonale umanizzato, attivo contro il dominio extracellulare di HER-2. Trastuzumab, però, ha dimensioni tali da non passare la barriera emato-encefalica, risultando pertanto inefficace nei confronti delle metastasi cerebrali. Attualmente, le opzioni terapeutiche per i pazienti con tumore mammario e metastasi cerebrali sono limitate agli steroidi, alla radioterapia e alla chirurgia. Anche lapatinib inibisce l’attivazione di HER-2. Questa molecola, in associazione alla capecitabina, è stata approvata nel trattamento dei pazienti con carcinoma mammario HER-2+, la cui malattia è progredita dopo trattamento con trastuzumab, in combinazione con altri farmaci, come un’antraciclina ed un taxano. Uno studio di fase II ancora in corso, suggerisce che lapatinib eserciti un'attività clinica nei pazienti, precedentemente trattati, con metastasi cerebrali da carcinoma mammario HER2+. I pazienti arruolati nello studio presentavano lesioni cerebrali progressive documentate radiograficamente, successive ad una precedente terapia con trastuzumab e a radioterapia craniale. Infine, pertuzumab, un inibitore di dimerizzazione HER, è in fase di sviluppo come potenziale trattamento per il cancro al seno, ed è attualmente in corso l’arruolamento nello studio di fase III CLEOPATRA nel trattamento del tumore mammario metastatico HER2+, in cui pertuzumab è associato a trastuzumab e a taxotere. |
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