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| Nuove molecole di sintesi per la terapia antivirale contro l’HIV |
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| di Cristina Gandola | |
| Mercoledì 16 Settembre 2009 16:00 | |
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Ad esempio l’HIV e molti altri virus umani come influenza, Ebola, SARS (severe acute respiratory syndrome), sfruttano le interazioni tra le loro proteine e quelle delle cellule dell’organismo ospite con lo scopo di diffondere l’infezione. "Si verifica un ampio flusso di informazioni quando le proteine si uniscono e sarebbe utile trovare il metodo per bloccare e ottenere un controllo su questo flusso" afferma Samuel Gellman, professore di chimica presso la University of Wisconsin-Madison. Nell’ambito di questo lavoro, la dottoressa Lisa Johnson ha creato un set di molecole simili ai peptidi che hanno mostrato di bloccare con successo l’infezione da HIV nelle cellule umane coltivate in laboratorio. A questo è seguito un altro studio, condotto in collaborazione con un team di ricercatori guidato da John Moore e Min Lu del Weill Medical College of Cornell University, pubblicato sulla rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences). I ricercatori hanno compiuto un ulteriore passo avanti rispetto ai primi risultati ottenuti dal team della University of Wisconsin-Madison, infatti, mediante l’interazione con un frammento proteico dell’HIV, noto come gp41, le molecole sintetizzate in laboratorio hanno dimostrato di prevenire fisicamente l’interazione e quindi l’infezione virale nelle cellule ospiti. I risultati ottenuti dalla collaborazione tra i due gruppi di ricerca sembrano promettenti e aprono la strada verso ulteriori studi volti al riconoscimento di altre interazioni proteiche non desiderate. I precedenti tentativi di prevenire le infezioni interferendo in modo selettivo sulle interazioni proteiche avevano fornito risultati parziali e di limitato successo. Il nuovo metodo di sintesi supera tutti gli ostacoli dei precedenti studi mediante la creazione di molecole simili a peptidi con una struttura modificata in modo da rendere molto difficile il riconoscimento da parte degli enzimi litici. Mentre gli ingegneri perfezionano il progetto, Gellman e colleghi predispongono metodi per migliorare la stabilità delle molecole di sintesi preservando la struttura tridimensionale necessaria per il riconoscimento e l’interazione con la proteina gp41 dell’HIV. Il risultato di questo lavoro è la creazione di molecole ibride formate da amminoacidi naturali e di sintesi, tale combinazione permette agli scienziati di controllare la disposizione spaziale, la struttura e la stabilità con un livello di precisione decisamente più elevato rispetto a quanto sia possibile ottenere attualmente con peptidi costituiti solo da amminoacidi naturali. Oltre ad avere una forma tridimensionale che interrompe il dialogo proteina-proteina, le nuove molecole hanno il vantaggio di essere molto resistenti alla degradazione ad opera degli enzimi che sono ostacolati dalla inusuale struttura molecolare. Ciò significa che tali molecole di sintesi possono essere somministrate a dosi più basse e restare attive per un tempo più lungo rispetto alle molecole tradizionali. Indagini di laboratorio provano che numerose molecole di sintesi hanno una potente attività antivirale contro l’HIV quando applicate su colture di linee cellulari umane. "Non ci dobbiamo limitare a utilizzare le nostre conoscenze attuali riguardo alle molecole naturali. Ci sono ampi margini di miglioramento e grandi potenzialità nel nostro nuovo metodo di sintesi che risulta essere completamente diverso rispetto a quello attualmente in uso dalle industrie farmaceutiche e biotech" spiega Gellman. |
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