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Abete rosso: l’albero di Natale Stampa E-mail
di Cristina Gandola   
Lunedì 08 Dicembre 2008 19:57

Abete Rosso - Foto di Federico LiberatoL’abete rosso è attualmente l’albero di Natale per eccellenza. Grazie alla sua crescita rapida e all'ampio uso per il rimboschimento è una delle conifere sempreverdi più diffuse in Europa. Le peccete oggi occupano in Italia vaste aree dell’orizzonte montano. Nel calendario celtico l’abete rosso era dedicato al giorno della nascita del fanciullo divino: giornata che seguiva il solstizio d’inverno. Il legame fra l’albero e il solstizio è documentato nei paesi scandinavi e germanici dove, durante il Medioevo, poco prima delle feste solstiziali, veniva tagliato un abete che, portato a casa, veniva decorato con ghirlande, uova dipinte e dolciumi.

Nei paesi latini l’abete fu introdotto verso la metà del 1800 con lo scopo di simboleggiare prima la nascita del Cristo e poi il Cristo come albero della vita. Anche gli addobbi dell’albero sono stati interpretati cristianamente: i lumi simboleggiano la luce che Cristo dispensa all’umanità, i frutti dorati, i regali e i dolciumi appesi ai rami o raccolti ai suoi piedi sono il simbolo della vita spirituale e dell’amore che Egli ci offre.

Picea excelsa L. o Picea abies (L.) Karsten, chiamato comunemente abete rosso o peccio, è una gimnosperma appartenente alla famiglia delle Pinaceae.
E’ una conifera longeva a foglie sempreverdi, aghiformi, pungenti con sezione tetragonale e lunghe circa 2,5 cm inserite a spirale direttamente sul rametto.

Albero a chioma piramidale ampia fino a 6-8 metri, alto sino a 60 metri, l'abete rosso è detto "eccelso" per l'altezza che possono raggiungere i suoi tronchi. I rami sono orizzontali leggermente pendenti e con la parte terminale rivolta verso l’alto. Molto resinoso ha tronco diritto, regolare e cilindrico, la corteccia grossa grigio-rossastra si fessura e si sfalda in placche.
Proprio per il colore rossastro della corteccia il peccio viene comunemente chiamato “abete rosso”.
Il legno, tenero, ha un colore bianco o giallognolo e anelli annuali ben definiti.

Le infiorescenze sono indicate col nome di sporofilli i quali maturano da aprile a giugno e sono unisessuali.
I macrosporofilli sono le infiorescenze femminili. Formano coni sessili nella parte apicale dei rami, riuniti in genere in 3-4, appaiono dapprima eretti, piccoli e rossi, poi penduli e verdi.
I microsporofilli sono le infiorescenze maschili. Formano coni lunghi circa 1 cm all'estremità dei rami dell'anno precedente, nella parte superiore della chioma, sotto ai coni femminili. Hanno forma ovale e sono provvisti di un breve peduncolo. Si trovano in amenti dapprima di colore rosso poi giallo in gruppi da due a sei.
Gli strobili sono le pigne, nelle Gimnospermae non si può ancora parlare di frutti (che appaiono invece nelle Angiospermae).
Le pigne hanno forma cilindrica, sono pendule, lunghe 10-15 cm con diametro di 2-3 cm, dapprima verdi poi, a maturazione, marroni rossastre in autunno; cadono a terra intere a maturità; hanno squame coriacee di forma romboidale che portano due semi ovoidi di colore bruno con un'ala da un lato lunga 16 mm.

Pianta tipicamente mesofila, l’abete rosso predilige climi continentali, tollera quindi il freddo anche se meno del Larice (Larix decidua Miller) e del Pino Cembro (Pinus cembra L.), può resistere a condizioni di moderata secchezza, ama i terreni sciolti e acidi, freschi e profondi, ricchi di humus. Preferisce posizioni soleggiate e ventilate, soffre se coltivato in luoghi troppo ombrosi e umidi o in luoghi troppo soleggiati e asciutti poiché ha elevate esigenze dal punto di vista idrico (precipitazioni estive maggiori o uguali a 300 mm).

L’abete rosso ha un vasto areale europeo: dalla Scandinavia ai Balcani; diffuso in Asia e Siberia è delimitato da climi troppo oceanici o marcatamente continentali. In Italia vive spontaneo su tutto l'arco alpino fino al limite boschivo (circa 2000-2200 m s.l.m.). I popolamenti maggiori si trovano nelle Alpi centro-orientali, Valle d'Aosta e Piemonte.
Il peccio cresce in tutta la fascia settentrionale dell'Europa, nei piani montano e alpino delle zone a clima più secco e freddo rispetto a quello preferito dall'abete bianco e dal faggio.

E' una delle più importanti essenze forestali e il suo legno è usato per la produzione di pasta da carta, di cellulosa, nella costruzione di mobili e strumenti musicali; dal tronco si estraggono sostanze per il trattamento delle pelli e una resina: trementina usata nell’industria dei coloranti e vernici.

Il Peccio forma boschi puri chiamati peccete, o misti in consorzio con il Faggio (Fagus sylvatica L.) e l'Abete Bianco (Abies alba Miller) a più modeste altitudini, con Larice (Larix decidua Miller) e Pino cembro (Pinus cembra L.) a maggiore altitudine. Rappresenta il climax forestale della montagna alpina; lo sviluppo ottimale viene raggiunto tra i 1400 e i 2000 m s.l.m.

La forma isolata è folta, dalle fronde di color verde scuro, regolarmente rastremata a piramide, con rami ricurvi verso l'alto; il portamento nei boschi diventa invece più ristretto, più rado e colonnare. Uno degli aspetti più tipici e inconfondibili della pecceta è caratterizzato da una folta copertura di muschi, alti talora alcuni decimetri, di color verde sericeo e metallico. Si alterna con questo aspetto, nei tratti più illuminati, un sottobosco di mirtilli, di lamponi e di felci. Quando gli alberi sono più fitti tutte le ramificazioni più basse si seccano e sono coperte da una rigogliosa vegetazione di licheni.

Il suo polimorfismo dipende spesso da modificazioni operate dai fattori ambientali come stato del terreno, vento e gelo. Oltre a questi ecotipi diversi, esistono molte varietà ornamentali.

Si distingue dall'Abete bianco per gli aghi poiché nell'Abete rosso hanno una forma quadrangolare mentre nell'Abete bianco sono piatti;  per la corteccia poiché nell'Abete rosso è più scura e si stacca in lastre grosse 1/2 centimetro; per le pigne che nel Peccio sono pendule e cadono intere (e si possono dunque osservare sul terreno) mentre nell’abete bianco sono erette e non cadono ma si sfaldano; per il portamento dei rami poiché nel Peccio i principali sono orientati verso l'alto mentre i secondari sono penduli, l'abete bianco li ha invece esclusivamente orizzontali.
Si distingue dal Pino silvestre (Pinus sylvestris L.) e dal larice, con i quali condivide nelle Alpi l'habitat, per l'attacco degli aghi, che nei pini sono raggruppati a ciuffetti, mentre negli abeti sono inseriti singolarmente sui rametti.


Bibliografia:

Fenaroli L. & Giacomini V. -  La Flora, 1958
A.Testi - Atlante Degli Alberi D’italia, 2000

 
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