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| Aconito, tra storia e leggende |
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| di Cristina Gandola | |
| Sabato 06 Settembre 2008 22:23 | |
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Il succo della pianta serviva ad intingere e rendere mortali frecce, lance, spade e pugnali per affrontare le battaglie con i nemici. La fama di questa pianta, considerata malvagia e tossica, è tale da essere citata anche nella mitologia greca e latina. Secondo la tradizione popolare ellenica, il nome dell’aconito deriverebbe da Acona, il porto di Eraclea in Bitinia, dove sarebbe germogliata per la prima volta dalla bava di Cerbero. Ed ecco giungere Teseo, figlio ignoto al padre, perciò l’aconito sarebbe una delle piante che Medea, capostipite delle streghe occidentali, avrebbe portato con sé dalla Scizia, dove era germogliata dalla bava di Cerbero, trasformato in costellazione, ricaduta dal cielo sulle pietre. In realtà “akonè” in greco significa “pietra”, ed è presumibile che il suo nome dipenda dalla caratteristica della pianta di crescere su suoli rocciosi. Un altro mito greco racconta che la vittima più illustre del veleno dell’aconito fu il centauro Chirone, padre della medicina: venne raggiunto da una freccia avvelenata lanciata da Eracle durante la sua quarta fatica, il dardo si conficcò nel ginocchio del Centauro e nessun rimedio potè alleviare l’angoscia e il dolore, tanto che, essendo immortale, pregò Zeus di farlo morire. Nove giorni dopo la sua morte, Zeus pose la sua immagine nel cielo come costellazione del Centauro. Secondo un altro mito l’aconito sarebbe nato dal sangue di Prometeo: Il MedioevoLa forma ad elmo del fiore ha ispirato credenze e superstizioni in tutta Europa. I contadini lo hanno soprannominato “strozzalupo”, come già osservava Dioscoride: in passato si gettavano intorno agli ovili alcuni brandelli di carne mescolata con radici di aconito così i lupi e gli altri predatori, mangiando la carne, morivano avvelenati. Oltre a rendere invisibili, quest’erba “magica” aveva anche altre proprietà: si dice che riponendo qualche fiore di aconito in un sacchetto sotto il cuscino, verrà stimolata l'intelligenza e la saggezza di chi avrà la fortuna di dormirci. Era usato nel Medioevo da maghi e streghe per compiere i loro malefici: i maghi si mettevano intorno al collo una pelle di serpente in cui avevano introdotto segatura di radici di aconito per diventare immediatamente invisibili. Dai verbali dei processi di stregoneria, risulta impiegato dalle presunte streghe per la preparazione di filtri e unguenti di cui si sarebbero cosparse per rendersi invisibili e volare ai Sabba cioè alle loro “riunioni” con il diavolo: le streghe si spogliavano e si cospargevano il corpo con gli unguenti magici, poi, a cavallo di una scopa, una panca, uno sgabello o un animale, anch’essi cosparsi di unguento, uscivano dalla porta o dal camino e volavano al Sabba dove incontravano le altre streghe. Sempre allo scopo di volare, l’aconito sarebbe stato usato dai tempestari che ne estraevano l’olio con cui si spalmavano il corpo per salire sopra le nubi e scatenare grandinate e nubifragi sulle persone che li avevano contrariati. Per tutti questi motivi, l’aconito ispirò il simbolo della vendetta e del maleficio. L’erba del diavoloIl soprannome che più si addice all’aconito è quello di “erba del diavolo”. E’ infatti una pianta tanto bella quanto velenosa, anzi, contiene uno dei veleni più potenti che si conoscano, che può essere assorbito anche direttamente attraverso la pelle tenendo ad esempio un mazzo di aconito in mano. Questa pianta contiene vari alcaloidi, il più importante è l’aconitina, tali sostanze agiscono sul sistema nervoso determinando la morte per paralisi cardiaca o respiratoria. Solo verso la fine del 1700 l’aconito fu introdotto come analgesico nella medicina scientifica per utilizzarne le cime fiorite e le foglie fresche o essiccate. BibliografiaApollodoro – Biblioteca. Libro II, capitolo 5, paragrafo 4. Ed. italiana a cura di Giulio Guidorizzi. 1995 Adelphi Ed., Milano Apollodoro – Biblioteca. Libro I, capitolo 7. Ed. italiana a cura di Giulio Guidorizzi. 1995 Adelphi Ed., Milano Apollodoro – Biblioteca. Libro III, capitolo 10, paragrafo 3. Ed. italiana a cura di Giulio Guidorizzi. 1995 Adelphi Ed., Milano Caio Plinio Secondo (Vecchio) – Naturalis Historiae, tomo II, libro XXVII: La medicina e le piante medicinali. Ed. Einaudi, 1983 Castore Durante – Herbario nuovo. Ed. Priuli & Verlucca, 2001 Cattabiani A., 1998 - Florario, miti, leggende e simboli di fiori e piante. cap. XIV pag 539-542. Oscar Saggi Mondadori Haas C., 1999 – L’Aconit, poison et medicament, issu de la bave de Cerbere. Ann. Med. Interne, 150: 446 – 447 Igino – Miti. Astronomia poetica II; Fabula 224. Ed. Adelphi 2000 Luciano – Dialoghi degli Dei, Dialoghi marini, Dialoghi sui morti. Dialoghi sui morti, dialogo 26. Ed. Rizzoli Superbur classici 2002 Negri G., 1976 – Erbario figurato. Ed. Hoepli Neri F., 2004 - Il libro delle erbe medicinali, pag. 115-116. De Vecchi Editore, Milano Ovidio – Fasti. Libro V, verso 380 ss. Ed. Rizzoli Bur classici greci e latini 1998 Rigobello F., 2005 – Piante per volare, la “ricetta” dell’unguento magico delle streghe per poter volare ai Sabba. Scienzine, Museo Tridentino di Scienze Naturali Teocrito – Idilli e epigrammi, Le Talisie (VII). Ed. Rizzoli 1993 Viola S., 1975 – Piante medicinali e velenose della flora italiana. Ed. Artistiche Maestretti, Istituto geografico de Agostini. |
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