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| Alcaloidi nel regno vegetale |
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| di Cristina Gandola | |
| Mercoledì 15 Aprile 2009 15:01 | |
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La grande varietà nell’origine botanica e biochimica, nella struttura, nelle proprietà chimiche e farmacologiche rendono particolarmente complicata una classificazione degli alcaloidi. Gli alcaloidi si formano a partire dagli amminoacidi ed incorporano l’azoto in uno scheletro costruito grazie ad una serie di reazioni biochimiche. Il termine alcaloide è normalmente usato per indicare composti azotati di origine naturale che contengono uno o più atomi di azoto, di solito in un anello eterociclico, hanno proprietà basiche e hanno effetti farmacologici su uomini e animali. Gli alcaloidi sono presenti in tutto il regno vegetale: nei funghi come Claviceps purpurea che si sviluppa sulla segale e altre Poaceae, nelle Pteridofite come ad esempio equiseti e licopodi, nelle Gimnosperme come nel Tasso ed Ephedra, nelle Monocotiledoni come le famiglie delle Liliaceae e delle Amarylliaceae. Sono molto presenti nelle Dicotiledoni, particolarmente in certe famiglie: Apocinaceae, Berberidaceae, Euphorbiaceae, Fabaceae, Loganaceae, Papaveraceae, Ranunculaceae, Rubiaceae, Rutaceae, Solanaceae,... bisogna comunque ricordare che sono moltissime le piante non ancora indagate per il contenuto in alcaloidi. Non solo le piante ma anche batteri e animali sono capaci di sintetizzare alcaloidi: le rane del genere Phyllobates producono alcaloidi fra i più velenosi conosciuti e da altri anfibi sono stati caratterizzati oltre 200 alcaloidi. Cenni storiciI primi isolamenti di questi metaboliti risalgono al 1800, anche se la tossicità e le proprietà delle piante che li contengono sono ben note sin dall’antichità , basti pensare ad oppio, coca, aconito, belladonna, colchico, china, curaro,… usati nei tradizionali medicamenti popolari da secoli se non da millenni. Distribuzione e localizzazioneGli alcaloidi si possono trovare in numerose parti della pianta, ma di solito uno o più organi hanno un contenuto maggiore rispetto agli altri. I metaboliti secondari prodotti dalle piante possono essere tossici anche per le cellule vegetali stesse, perciò vengono isolati all’interno di compartimenti appositi in modo che non possano interferire con i processi metabolici cellulari. Il vacuolo è il più importante di questi compartimenti in cui gli alcaloidi vengono accumulati perciò può essere considerato come un organulo di disintossicazione. I tessuti di accumulo degli alcaloidi possono non coincidere con la sede in cui vengono sintetizzati, a questo proposito è stato dimostrato un loro trasporto attivo fra diversi organi: la nicotina, ad esempio, è principalmente sintetizzata nella radice e in parte nel fusto per poi essere accumulata nelle foglie passando attraverso i vasi. Funzione degli alcaloidi nella piantaLa funzione biologica degli alcaloidi è stata molto discussa. Esiste un profondo interesse dei ricercatori riguardo al ruolo svolto dagli alcaloidi nelle piante, anche se ad oggi non esistono prove convincenti delle varie ipotesi proposte. Ricerche attuali sembrano dimostrare che gli alcaloidi, pur non avendo un ruolo vitale per la pianta, fanno parte di sequenze metaboliche specifiche e non vadano considerati semplicemente prodotti di rifiuto. La loro presenza protegge le piante dall’erbivoria: molti alcaloidi hanno un sapore amaro o proprietà tossiche e gli animali imparano a riconoscere e ad evitare le specie che li producono. L’azione protettiva degli alcaloidi nei confronti del bestiame è un’ipotesi: gli alcaloidi sono sintetizzati dalla pianta come elemento protettivo oppure la difesa è solo un effetto secondario. Questi metaboliti possono anche proteggere la pianta contro gli insetti parassiti e i virus, ad esempio il contenuto di selenio nelle patate, aumenta quando la pianta viene attaccata da microrganismi. Gli alcaloidi di AconitumI principali metaboliti secondari presenti nelle specie del genere Aconitum sono alcaloidi diterpenici chimicamente riferibili alla struttura dell’aconitina. L’aconitina e gli altri alcaloidi di Aconitum sono molecole molto sensibili alle reazioni di idrolisi che, secondo alcuni autori, avverrebbero spontaneamente nella pianta. Il pattern alcaloidico del gruppo Aconitum napellus è costituito principalmente dall’aconitina e dai suoi analoghi: mesaconitina, ipaconitina, N-deetilaconitina, deossi-aconitina. BibliografiaCapasso F., De Pasquale R., Grandolini G., Mascolo N., 2000 – Farmacognosia, farmaci naturali, loro preparazioni ed impiego terapeutico. Ed. Springer Dewick P.M. 1997 – Chimica, biosintesi e bioattività delle sostanze naturali. Ed. Piccin, Padova. (edizione italiana a cura di E. Fattorusso) Maugini E. 1994 – Botanica Farmaceutica, Piccin, Padova Neri F., 2004 - Il libro delle erbe medicinali, pag. 115-116. De Vecchi Editore, Milano Samuelsson G., 1994 – Farmacognosia di origine naturale. Ed. italiana a cura di Capasso F., De Pasquale R., Puglisi L. Ed. EMSI, Perugia Senatore F., 2004 – Biologia e botanica farmaceutica, Piccin, Padova Stefani M., 1997 – Biochimica, Ed. Zanichelli, Bologna Taiz L., Zeiger E., 1996 – Fisiologia vegetale. Ed. Piccin, Padova Trease G. W., Evans W.C. 1995 – Farmacognosia. Ed. Piccin, Padova |
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