GRATIS sulla tua casella di posta la newsletter di ScienzeNews.IT
| Dal bambino all’adulto: come cambia il cervello |
|
|
| di Cristina Gandola | |
| Domenica 16 Agosto 2009 17:24 | |
|
E’ quanto hanno scoperto Kaustubh Supekar, Mark Musen e Vinod Menon della Stanford University School of Medicine che hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista Plos Biology. La ricerca ha confrontato l’attività del cervello di 23 bambini dai 7 ai 9 anni con quella di 22 giovani adulti di età compresa tra i 19 e i 22 anni. In questo studio i ricercatori si sono posti come obiettivo scoprire se questi cambiamenti strutturali possano corrispondere a delle modifiche funzionali. A tale scopo è stata usata la risonanza magnetica funzionale (fMRI) in cui un maggiore flusso di sangue, indice di una maggiore attività cerebrale, appare visivamente come una zona più illuminata nell’immagine. I ricercatori hanno ipotizzato che le regioni che si illuminano contemporaneamente sono coinvolte nello stesso tipo di attività. I soggetti coinvolti nello studio sono stati sottoposti alle indagini durante il riposo, senza dare loro nessun compito specifico: né da fare né da pensare, in modo da registrare le funzioni di base del cervello. Con la tecnica del diffusion tensor imaging (DTI) i ricercatori sono stati anche in grado di misurare quantitativamente la connettività delle fibre cerebrali nelle diverse parti del cervello. Come è stato osservato per gli individui adulti, anche i bambini e i giovani adulti mostrano un’architettura funzionale costituita da numerosi raggruppamenti locali di attività, densamente connessi tra loro, oltre a distanze molto brevi tra gran parte delle strutture che interagiscono l’una con l’altra. Questa tipologia di connettività si pensa che abbia lo scopo di aumentare l’efficienza dell’elaborazione delle informazioni. Sebbene ci siano alcune caratteristiche comuni, i due gruppi di soggetti sottoposti ad indagine mostrano differenze significative: dalle analisi svolte, infatti, è risultato che il cervello dei giovani adulti è più gerarchico e le regioni di attività sono più ampie e collegano zone più lontane rispetto a quello dei bambini. Le differenze non finiscono qui, infatti, nel cervello dei bambini le connessioni tra le regioni subcorticali e quelle corticali sono in numero superiore e sono più forti, mentre nei giovani adulti sono preponderanti le connessioni nelle regioni corticali. Tali differenze sono correlate con l’aumento di mielina che avviene nel passaggio dall’infanzia all’età adulta e che era già stato scoperto da studi precedenti. Lo studio mette in luce che i cambiamenti funzionali dovuti allo sviluppo suggeriscono numerose conseguenze comportamentali: le connessioni presenti nelle regioni subcorticali in età infantile comprendono i gangli basali, dove viene elaborato il senso di ricompensa, che porta ad un apprendimento basato sull’incentivo e alla formazione del comportamento - processi di fondamentale importanza nei giovani. Un altro aspetto molto importante riguarda la comprensione di come questa complessa rete di connessioni venga influenzata nei disturbi comportamentali e di apprendimento, come l’autismo, in cui pare avvengano interruzioni nella normale rete di comunicazione cerebrale. Saranno sicuramente necessari ulteriori studi per approfondire le conoscenze sulla struttura e sulle funzionalità cerebrali. |
ULTIME NOTIZIE
Leggi gli ultimi articoli pubblicati
APPUNTAMENTI
Eventi selezionati da ScienzeNews.IT