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Le piante di Natale Stampa E-mail
di Cristina Gandola   
Sabato 13 Dicembre 2008 20:12

Pigna - foto di Ali TaylorA Natale le case vengono addobbate a festa, buona parte dell’atmosfera, dei colori e delle forme che rendono così speciali e caratteristici i nostri festeggiamenti sono merito delle piante. Grossi cesti di frutta fanno bella mostra sulle nostre tavole, riempiono la sala da pranzo di colore e di profumo come l’acidula fragranza di arance e mandarini  e il dolce aroma del melograno.

Il re delle feste natalizie è senza dubbio l’albero di Natale, decorato con fiocchetti, nastrini, palline, secondo la fantasia e le tradizioni, ospita ai suoi piedi i regali di Natale. La “stella di Natale” illumina la stanza di intensi e brillanti colori rosso e verde delle sue foglie mentre troneggia sopra la porta d’ingresso il rametto di vischio.
Chi ama le passeggiate in montagna tanto da superare il disagio provocato dal freddo pungente,  potrà riconoscere le bellissime “rose di Natale” far capolino tra la neve, oltre agli arbusti di pungitopo e di agrifoglio dalle splendide bacche rosse e le foglie verde intenso. 

Arance e mandarini

Le piante comunemente dette “agrumi” appartengono alla famiglia delle Rutaceae.
Sono specie legnose caratterizzate dalla presenza di ghiandole oleifere contenenti essenze fortemente aromatiche. L’olio essenziale si concentra in particolari strutture ghiandolari nel flavedo (parte più esterna gialla o arancio del frutto) e trova ampio uso in cosmesi e alimentazione.

L'apparato vegetativo di queste piante presenta generalmente foglie spiralate o opposte, senza stipole.
I fiori, ermafroditi, attinomorfi con peduncolo allargato in un disco, sono di tipo pentamero o tetramero, con calice dialisepalo, corolla dialipetala, androceo formato da 2 verticilli di 4-5 stami (nel genere Citrus saldati lateralmente per i filamenti e disposti in vari gruppi), gineceo di 5 carpelli (raramente 4 oppure 1-molti), concresciuti in un ovario supero con 5-10 logge.
Il genere Citrus è il più importante ed ha come frutto una bacca chiamata esperidio, con endocarpo suddiviso in logge (i cosiddetti "spicchi"), nelle quali si trovano cellule piene di succhi aciduli che formano la polpa del frutto.

La famiglia delle Rutaceae è molto importante dal punto di vista economico, il genere Citrus comprende infatti numerose specie e cultivar largamente coltivate per i frutti, denominati complessivamente agrumi. Tra le specie più note: l'arancio amaro (Citrus aurantium), l'arancio dolce (Citrus sinensis), il pompelmo (Citrus maxima), il pompelmo rosa (Citrus paradisi), il limone (Citrus limon), il mandarino (Citrus reticulata), il cedro (Citrus medica), il bergamotto (Citrus bergamia).

Stella di Natale

Euphorbia pulcherrima - Foto di D. PfleidererEuphorbia pulcherrima Willd. è un piccolo arbusto originario del Messico dove cresce spontaneo. Questa pianta è legata al nostro Natale dalla cultura statunitense che l'ha eletta pianta simbolo delle festività.

Euphorbia pulcherrima o Poinsettia pulcherrima, appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae. Questa famiglia comprende numerosi generi, anche molto diversi tra loro, di piante di clima tropicale o temperato-caldo accomunate dalla presenza di lattice nel fusto, infatti, in caso di incisioni sul fusto o di rottura di qualche ramo, fuoriesce un lattice bianco e appiccicoso, irritante per occhi e bocca. Tutte le piante di questa famiglia sono caratterizzate da una infiorescenza detta ciazio.

Le infiorescenze a ciazio consistono in una estrema semplificazione dei fiori, i quali sono racchiusi da brattee colorate che comunemente vengono scambiate per fiori.

Questa pianta si adatta ad ambienti ben riscaldati, con temperature non inferiori ai 14°C, come le nostre case.
Cespugliosa a foglie decidue, ha fusti fragili e alti non più di mezzo metro alle nostre latitudini. Normalmente siamo abituati a vedere “Stelle di Natale” di piccole dimensioni, ma in natura possono raggiungere e superare i  2 m di altezza.
La fioritura avviene tra Novembre e Febbraio, i veri fiori sono piccoli e gialli circondati da brattee rosse che assumono questa particolare colorazione in particolari periodi dell'anno e in natura servono a richiamare gli insetti impollinatori, questo espediente è così efficace che ha attirato anche l'uomo! Solitamente le brattee sono rosse, ma possono essere anche rosa o bianche.

La “Stella di Natale” è una pianta fotoperiodica, cioè è indotta a fiorire solamente quando si accorciano le giornate. Infatti è bene ricordare che la “Stella di Natale”  tenuta in casa dall'anno precedente, non va posta in luoghi dove possa ricevere luce artificiale. Verso ottobre-novembre deve essere posta in ambiente poco luminoso per facilitare la crescita di nuove foglie rosse e di nuovi rami. 
La pianta fiorita deve essere tenuta in ambiente luminoso, non teme la luce diretta del sole nel periodo invernale. Terminata la fioritura, la pianta fisiologicamente perderà parte delle foglie e in primavera si dovrà effettuare una potatura abbastanza vigorosa.

Vischio

Vischio - Foto di Dirk FederleinViscum album L. è una pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Viscaceae (o Lorantaceae).
Arbusto sempreverde, emiparassita di numerose piante come Conifere e dicotiledoni arboree a foglia caduca tra cui pioppi, tigli, olmi, meli.
Si nota la sua presenza in inverno, quando l'assenza delle foglie della pianta ospite rende visibili i suoi cespugli piantati nei tronchi attraverso austori che penetrano nel legno della pianta parassitata da cui traggono nutrimento e ancoraggio.
Il vischio ha foglie sessili, opposte, oblunghe e coriacee larghe circa 2 cm con 3-5 nervature. I fiori sono unisessuali: i maschili verdi posti su peduncoli a gruppi di 3, i femminili gialli sono sessili e sbocciano alla fine della primavera. I frutti sono bacche globose lisce e bianche o giallastre semitrasparenti con polpa gelatinosa e collosa che racchiude un solo seme dal tegumento verde.

Queste bacche sono tossiche per l'uomo, vengono trasportate e disperse dagli uccelli (merli e tordi) che se ne nutrono, si insediano nelle intercapedini di un ramo di una pianta ospite e iniziano a germogliare. Attraverso un cono di penetrazione ha inizio la formazione di un piccolo tronco e lo sviluppo del vischio. Nel caso in cui le bacche cadano invece al suolo, muoiono senza germogliare. Di solito la pianta ospite non subisce danni.

La coltivazione del vischio è praticata per fini ornamentali e per uso erboristico (dalle sue foglie si ricavano infusi). La propagazione avviene in primavera: viene recisa una parte di ramo da una pianta ospite e quindi si innesta, schiacciandola, una bacca di vischio matura. Dopo un lento sviluppo, che può durare anche un paio di anni, inizierà la crescita spontanea altrettanto lenta.

Il vischio viene impiegato nella medicina tradizionale (tinture e infusi) come antipertensivo. Tutte le parti della pianta possono risultare tossiche; le bacche, soprattutto, sono pericolose per i bambini. L'avvelenamento è caratterizzato da midriasi, vomito, diarrea e spasmi muscolari. La droga è costituita da tutta la pianta che contiene viscotossina, un complesso proteico ad azione antitumorale, resine, mucillagini, colina e acetilcolina.

E’ bene evitare l'uso del vischio in caso di terapie con anticoagulanti (di cui potrebbe aumentarne l'azione), antidepressivi ed immunosoppressori.
E’ importante non assumere vischio autonomamente, bisogna sempre rivolgersi a personale specializzato perchè la pianta è tossica se usata nel modo sbagliato.

Al vischio sono riconducibili leggende e tradizioni molto antiche: per le popolazioni celtiche era oloaiacet, pianta sacra e dono degli dei.
I Druidi raccoglievano la pianta con un falcetto d’oro nelle notti di plenilunio e la usavano nelle complesse liturgie dei sacerdoti e nelle cerimonie purificatrici, il vischio era conosciuto come la pianta in grado di guarire da qualunque malattia. Credevano inoltre che quando due nemici si fossero incontrati sotto una pianta di vischio avrebbero dovuto deporre le armi e concedersi una tregua. Da allora l'usanza di appendere del vischio sulla porta di casa, per garantire pace e serenità all'interno della propria dimora.
Il vischio era la pianta della dea anglosassone Freya, protettrice dell'amore e degli innamorati, per questo si è diffusa l'usanza di scambiarsi un bacio sotto al vischio, per promettersi amore e per augurarsi un periodo di felicità in casa. Il vischio, regalato all’inizio del nuovo anno, è di buon augurio, allontana demoni e malefici per assicurare il bel tempo e per ottenere raccolti abbondanti.
Nell’alfabeto Ogham il vischio rappresenta la rigenerazione e la sopravvivenza, simbolo di vigore e di vittoria sulla morte.

Rosa di Natale

Helleborus niger - Foto di Archenzo MoggioHelleborus niger L. è spontaneo dei nostri boschi dove può raggiungere e superare i 2000 m di altitudine. Nei microclimi più favorevoli inizia a fiorire nel periodo natalizio.
La Rosa di Natale è una pianta erbacea perenne e sempreverde con un rizoma grosso, corto e scuro dotato di radici fibrose. Ha foglie lungamente picciolate, palmate con 7 o 9 lobi, seghettate, coriacee, di un colore verde scuro. Il fiore è grande e vistoso con cinque tepali bianchi-rosacei. Il frutto è un polifollicolo che contiene numerosi semi scuri. La droga è il rizoma che contiene elleboroside ad azione cardiotonica e altri saponosidi ad azione diuretica.

Il genere Helleborus appartiene alla famiglia delle Ranuncolaceae, è originario dell’area mediterranea, della Turchia e del Caucaso. Comprende circa 30 specie tra cui: Helleborus viridis (Elleboro verde) diffuso nei nostri boschi, Helleborus foetidus ("cavolo di lupo"), Helleborus purpurascens (foglie verde chiaro e fiori grandi di colore violetto), Helleborus abchasicus (fiori bianco-rosati), Helleborus odorus (fiori penduli, odorosi, di colore verdastro) e Helleborus orientalis (nativo della Siria, dell'isola di Antichira, ha fiori grandi e rosa).
 
La parola Helleborus deriva dal greco: è formata da due parole che significano "far morire" e "nutrimento" che uccide, in riferimento alle sostanze tossiche che contiene.
Questa pianta era nota fin dall'antichità per le proprietà medicinali, oggi è considerata pianta altamente tossica, infatti, provoca sintomi intestinali violenti, convulsioni, collassi.
Il poeta latino Orazio consigliava di recarsi per la cura della pazzia sull'isola di Anticipa, in cui cresceva l'elleboro. Gabriele D'Annunzio ne "La figlia di Iorio" lo ribadisce in chiave poetica: "Vammi in cerca dell'elleboro nero che il senno renda a questa creatura."

Agrifoglio

Ilex aquifolium - Foto di Anna Maria Damasiewicz

Ilex aquifolium L. è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Aquifoliaceae
Le foglie sono alterne, a lamina coriacea, lucida, ellittica a margine intero con 12-16 spine; quelle dei rami più giovani hanno margine intero mentre le foglie dei rami più bassi sono dotate di spine rigide per difendere la pianta dagli erbivori. Generalmente le foglie sono verde scuro, esistono varietà maculate. Le foglie contengono tannini, rutina e ilicina, vengono usate tradizionalmente per la loro azione febbrifuga.
I fiori, brevemente peduncolati e riuniti a fascetti all'ascella delle foglie, sono piccoli di colore bianco opaco e compaiono all’inizio dell’estate. I frutti sono piccole drupe sferiche di colore rosso vivo (gialle in alcune varietà), contengono 4-5 noccioli trigoni, hanno effetto purgativo e sono tossici per la presenza di glucosidi.

L’agrifoglio è originario dell’Europa ed è diffuso dall’Asia Occidentale alla Cina.
Nei paesi nordici l’agrifoglio era considerato il Re dell’anno che volgeva alla fine. Rappresentava le preoccupazioni per i problemi domestici e donava protezione a tutta la famiglia. Con i suoi rami venivano intrecciate delle ghirlande per dare riparo agli spiriti buoni.
Ancora oggi è tradizione usare rametti di agrifoglio durante le feste natalizie.
Una leggenda narra che Baldur, figlio di Odino, cadde morto, trafitto da una freccia, sopra un cespuglio di agrifoglio così Odino ricoprì la pianta di bacche rosse in ricordo del sangue versato dal figlio.
Nell’alfabeto Ogham indica la direzione da seguire e aiuta a mantenere il giusto cammino. Dona fermezza e la capacità di cogliere al volo le occasioni.

Pungitopo

Ruscus aculeatus - Foto di Fritz Geller-Grimm e Felix Grimm

Ruscus aculeatus L. è una monocotiledone appartenente alla famiglia delle Asparagaceae.
Pianta erbacea, perenne, sempreverde, cespugliosa è alta 20-80 cm con rami verdi ramificati nella parte terminale.
E’ una pianta dioica, estremamente rustica, resistente al freddo e all'inquinamento. Spontanea del bacino del Mediterraneo, può essere facilmente trovata nel sottobosco fino agli 800 metri s.l.m..
Il pungitopo ha rami terminali metamorfosati in cladodi coriacei. Le foglie, infatti, sono praticamente assenti, costituite da piccole squame che seccano precocemente alla base dei fillocladi. I cladodi sono fusti appiattiti, hanno forma ovoidale e apice spinoso, sono persistenti durante l'inverno, hanno capacità fotosintetiche e assolvono le funzioni che normalmente hanno le foglie. I fiori maschili e femminili sono situati sui cladodi, brevemente pedicellati hanno dimensioni di pochi millimetri. La fioritura avviene nel periodo invernale, i frutti sono bacche globose di colore rosso brillante, contenenti 1-2 semi.
La droga è costituita dal rizoma che ha proprietà diuretiche. Per la presenza di ruscosidi il pungitopo ha una buona azione vasoprotettrice.
Questa pianta viene chiamata comunemente pungitopo, piccasorci, asparago pazzo, erba cocca o linguetta.
Il nome "pungitopo", deriva dall'usanza contadina di proteggere le riserve alimentari dai topi con mazzetti di questa pianta.

I germogli, raccolti da marzo a maggio, hanno sapore simile a quello dell'asparago, vengono lessati e usati per la preparazione di insalate amare e minestre.

 

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