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| Batteria a differenza di salinità |
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| di Cristina Gandola | |
| Giovedì 12 Maggio 2011 15:38 | |
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Si tratta di una batteria ricaricabile convenzionale, costituita da due elettrodi - uno positivo e uno negativo - immersi in un fluido contenete particelle cariche elettricamente. Se il fluido è l'acqua, gli ioni sono il sodio e il cloro. Questo consente di raccogliere molta più energia di quella usata inizialmente per ricaricare la batteria. Quando la batteria è completamente scarica viene tolta l'acqua di mare e sostituita con acqua dolce, in questo modo il processo può ricominciare. "Il voltaggio dipende dalla concentrazione degli ioni sodio e cloro presenti nell'acqua. Se si carica a basso voltaggio la batteria in acqua dolce e poi si scarica ad alto voltaggio in acqua di mare, è possibile ottenere un guadagno di energia: alla fine del processo si avrà più energia di quanta è stata immessa all'inizio" spiega Yi Cui, professore associato di scienze dei materiali presso la Stanford University e coordinatore dello studio. I ricercatori sono riusciti ad ottenere un'efficienza del 74% nella conversione dell'energia potenziale in corrente elettrica e sperano di arrivare presto all'85% di efficienza avvicinando tra loro gli elettrodi. Queste nano-bacchette permettono agli ioni di muoversi con facilità dentro e fuori dall'elettrodo tanto da migliorare la velocità del processo. Durante gli esperimenti è stato usato l'argento per l'elettrodo negativo, ma si tratta di un materiale troppo costoso per un impiego su grande scala e bisogna considerare anche la tossicità a livello ambientale, pertanto i ricercatori dovranno individuare a breve un valido sostituto. Il dispositivo messo a punto dagli scienziati della Stanford University differisce da quelli realizzati da altri team di ricerca poiché funziona senza l'uso di membrane (che hanno lo svantaggio di essere fragili) e sfrutta due ioni - sodio e cloro - al posto di uno solo. La nuova tecnologia potrà forse in futuro consentire di realizzare impianti su grande scala posti idealmente nelle vicinanze delle foci dei fiumi che si immettono nel mare o nell'oceano. Per superare questo problema ecologico ed economico i ricercatori pensano di sfruttare altre fonti di acqua dolce, infatti, il processo potrebbe funzionare con acqua piovana o con le acque grigie di risulta dagli scarichi di lavandini, lavabi e docce delle abitazioni. |
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