Fitocenosi in cui si trova l’aconito

Panorama Piani di Bobbio - Foto di Federico LiberatoIl genere Aconitum è originario dell’Asia centro orientale, da quelle regioni le piante antenate delle attuali si distribuirono progressivamente nelle aree limitrofe fino a raggiungere l’Europa e insediarsi nell’arco alpino durante il Terziario.

La presenza di aconito è oggi documentata in tutto l’arco alpino con numerose specie e sottospecie.

Gli aconiti, ed in particolare quelli del gruppo di Aconitum napellus, sono tipiche piante nitrofile che necessitano, per lo sviluppo, di un’elevata concentrazione di azoto nel suolo. Crescono principalmente nelle località in cui, per la presenza umana o a causa di processi naturali, sono presenti suoli nitrificati: dove tendono ad accumularsi i sali ammoniacali, i nitriti ed i nitrati.

Aconitum napellus si trova molto spesso legato ad ambienti fortemente antropizzati del piano subalpino, quindi in vicinanza delle malghe e delle stalle dove si ammassa il letame, nelle conche, dove le sostanze nutritive sono convogliate e negli arbusteti ad Ontano verde. Non è raro notare qualche pianta di aconito crescere ai bordi delle strade o dei sentieri percorsi dal bestiame per raggiungere i pascoli.

Dal piano subalpino può scendere a quote più basse nel piano montano oppure salire a quote più elevate nel piano alpino.
Il genere Aconitum cresce sia su suoli calcarei sia silicei di tutto l’arco alpino anche se per alcune sottospecie come Aconitum napellus ssp. neomontanum e Aconitum anthora, è riportata una preferenza per i suoli calcarei.

Le principali associazioni in cui è possibile trovare l’Aconito:

– Vegetazione dei riposi e delle stalle
– Praterie seminaturali: i pascoli a nardo
– Le alte erbe
– Alnete a ontano verde

Vegetazione dei riposi e delle stalle

L’inserimento dell’uomo nell’ambiente naturale ha portato radicali modifiche nelle strutture vegetazionali spontanee: spesso queste sono state del tutto rimosse e sostituite con nuovi tipi di vegetazione impostata e curata dall’uomo.
La presenza del bestiame sul pascolo comporta una parziale restituzione di sostanze organiche e minerali attraverso le deiezioni il cui valore ecologico è ben noto agli alpigiani che lo sfruttano come concimazione.
La concimazione azotata ha come effetto principale di esaltare lo sviluppo delle parti vegetative (foglie e fusti) in molte piante erbacee, aumentandone il valore foraggero.

Ci sono situazioni in cui l’accumulo di letame nel suolo è tale da superare la capacità di ossidazione della microflora. La conseguenza è uno stato edafico eccessivamente ricco di sostanze azotate che può essere tollerato solo da un ristretto gruppo di specie vegetali dette nitrofile.

Tra le specie nitrofile presenti nei nostri orizzonti alpino e subalpino ci sono ad esempio Aconitum napellus, Rumex alpinus e altri Romici, Senecio alpinus, Chenopodium bonus-henricus, Alchemilla pratensis, alcune Poaceae tra cui Poa pratensis.
Il Rumicetum alpini è la più frequente delle associazioni nitrofile alpine e subalpine che spesso sostituisce il Nardeto nei pressi di stalle e riposi.

Praterie seminaturali: i pascoli a nardo

In tutto l’arco alpino le formazioni vegetali erbacee sono in buona parte il risultato di interventi antropici consistiti essenzialmente in una penalizzazione delle cenosi arboree ed arbustive allo scopo di aumentare le superfici adatte al pascolo. Questi interventi si sono concentrati soprattutto sulle zone più pianeggianti e accessibili lungo i fondovalle. In questo modo si sono formate:
– le praterie artificiali (prati stabili) mantenute da continui interventi di concimazione e sfalcio;
– le praterie seminaturali (pascoli) ricavate dai pascoli naturali e dal decespugliamento della vegetazione arborea circostate, frequentate regolarmente da parte del bestiame.
In seguito al progressivo abbandono delle attività pastorali si assiste ad un regresso delle superfici adibite a pascolo, gradualmente riconquistate dagli avamposti delle vegetazioni originarie.

Dove la continuità delle attività pastorali è garantita dalla presenza di malghe attive, si mantengono cenosi che presentano una certa omogeneità dovuta all’uniformità dei fattori limitanti (ad esempio il calpestio ed il pascolo del bestiame).
La variabilità delle cenosi a pascolo è influenzata più che altro dall’intensità della pressione a cui sono sottoposte e dal conseguente loro impoverimento.
I caratteri stazionali come pendenza, esposizione, posizione in espluvio o in impluvio, sono sempre molto importanti ai fini della distribuzione di acqua e nutrienti.

Gran parte delle praterie seminaturali alpine e subalpine è caratterizzata dal Nardo (Nardus stricta), Poacea dotata di grande adattabilità ecologica e resistenza al calpestio.
La presenza del nardo aumenta al crescere del grado di sfruttamento pascolivo.

Nelle aree adiacenti alle malghe attive, in cui il bestiame staziona a lungo, si ha l’accumulo di azoto proveniente dalle deiezioni. In queste zone prosperano specie nitrofile come Rumex alpinus, Polygonum bistorta, Urtica dioica, Senecio cordatus, Aconitum sp. Questo tipo di vegetazione tende a permanere per lungo tempo anche dopo l’abbandono delle attività di malga.

L’eccessivo apporto di azoto, nelle aree immediatamente adiacentialle malghe attive, comporta l’invasione da parte di specie nitrofile con decadimento del pascolo, ma la cessazione delle attività di malga causa generalmente un arretramento di queste specie, anche se il ripristino del pascolo originario è improbabile.

Le alte erbe

Al margine dei prati e dei pascoli, in ambienti ricchi di sostanze nutritive e sufficientemente umidi, si sviluppano isole di lussureggiante vegetazione erbacea. In stretta relazione con i pascoli si sviluppa la ‘flora ammoniacale’ che invade di ‘alte erbe’ i luoghi dove riposa il bestiame, in particolare i recinti intorno alle stalle. Sono romici, con foglie larghe anche mezzo metro (Rumex alpinus), insieme al senecio alpino (Senecio alpinus), l’alchemilla (Alchemilla vulgaris) e alle ortiche (Urtica dioica).
Fin dove giungono le stalle e i riposi giunge anche questa vegetazione.
Nelle depressioni dei pascoli e dei prati, a ridosso degli accumuli di pietre, tolte per lo spietramento, si sviluppano gli aconiti, specialmente Aconitum napellus.

Alnete a ontano verde

Le alnete ad Alnus viridis rappresentano la vegetazione arbustiva che occupa di preferenza i versanti esposti a nord, prediligendo gli impluvi,  su pendici ripidi, sui detriti scoperti delle frane o lungo i greti dei torrenti in cui scendono le acque dei nevai e dei ghiacciai sovrastanti, dove la disponibilità idrica e di nutrienti è abbondante.
In questi ambienti l’ontano verde ha funzione pioniera, arresta i detriti formando una boscaglia robusta e continua.
Questo tipo di vegetazione è intervallata ai cespuglieti a Rhododendron ferrugineum che si trovano invece nelle stazioni di espluvio.

Le alnete occupano in particolare i canaloni di valanga dove arrestano efficacemente i detriti: i rami flessibili gli permettono di resistere lungo le direttrici delle slavine, dove è favorito anche dall’accumulo di nutrienti.

Questi arbusteti si trovano quasi esclusivamente su suoli silicei e assumono nelle Alpi silicee la funzione colonizzatrice che le Pinete di Pino montano assumono in quelle calcaree.

Le alnete si estendono generalmente fra i 1500 e 2300 m s.l.m.
La presenza delle alnete ad ontano di monte non si limita al piano subalpino, a cui queste vegetazioni fanno capo, ma entra anche nei boschi di conifere più diradati, si può estendere oltre il limite delle foreste e degli alberi fino a notevoli altitudini (1100 – 2350 m s.l.m.), inoltre questi arbusteti si insinuano ai margini delle foreste scendendo negli orizzonti inferiori specialmente lungo i canaloni di valanga e gli impluvi, fino al piano montano.

La flora delle alnete è ricca di specie dette Megaforbie. Al suo riparo si raccoglie un certo numero di “alte erbe” dall’ampio fogliame come la Adenostile (Adenostyles alliariae), la lattuga alpina (Mulgedium alpinum), un cerfoglio (Chaerophyllum villarsii) e l’aspidio alpestre (Athyrium alpestre) ed altre come Streptopus amplexifolius, Calamagrostis villosa, Ranunculus platanifolius, Stellaria neomorum. Vi entrano spesso anche alcuni aconiti come Aconitum napellus e Aconitum paniculatum.

Probabilmente gli arbusteti ad Alnus viridis rappresentano l’unica cenosi in cui Aconitum è spontaneo oltre alle forre.

Glossario

Fitocenosi: complesso di piante che crescono in un ambiente fisico e chimico ben determinato, in cui i singoli individui si influenzano tra loro.
Granulometria: misurazione delle dimensioni e determinazione della forma dei granuli che formano una miscela incoerente.
Malga: costruzione rustica, parte in muratura e parte in legno, per temporanea dimora di persone e di bestiame sui pascoli alpini. Pascolo alpino.
Microclima: la natura del clima considerata nello strato di atmosfera posto nell’immediata vicinanza del suolo. Condizioni climatiche di una zona ristretta.
Microflora: insieme delle strutture microscopiche vegetali e degli organismi assimilabili (batteri, funghi, alghe) presenti in un certo ambiente.
Stalla: fabbricato rurale destinato al ricovero di animali domestici.
Stato edafico: elementi che influiscono sulla distribuzione della flora in una data zona. Rapporto fra le piante e il substrato.

Bibliografia

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