Melograno

MelogranoIl Melograno appartiene alla famiglia delle Punicaceae. Si tratta di una piccola famiglia a cui appartiene il solo genere Punica che comprende unicamente due specie: P. granatum il cui habitat si estende nella regione mediterranea e in Asia minore e P. protopunica endemica dell’isola di Socotra (Yemen). Questa famiglia ha molte affinità con le Myrtaceae, dalle quali differisce soprattutto per la mancanza di tessuti secretori e per la particolare struttura dell’ovario.

 

Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superphylum Spermatophyta
Phylum Magnoliophyta o Angiospermophyta
Classe Magnoliopsida o dicotiledoni
Sottoclasse Rosidae
Ordine Myrtales
Famiglia Punicaceae
Genere Punica
Specie Punica granatum

Genere Punica

A questo genere appartengono solo due specie molto vicine tra loro sia per morfologia sia per contenuto in metaboliti secondari.
Il genere Punica comprende alberi o arbusti alti fino a 4 metri, con corteccia rossastra e cenerina.
L’unica specie presente in Italia è Punica granatum.

Il melograno viene coltivato per i suoi frutti eduli oppure come pianta ornamentale per la splendida e prolungata fioritura. In entrambi i casi avrà portamento arboreo ma nel secondo caso i frutti avranno dimensioni inferiori e saranno meno numerosi (spesso il “Melograno da fiore” non riesce a sviluppare il frutto).
Il melograno inselvatichito ha generalmente portamento arbustivo e i frutti hanno dimensioni ridotte, sono piccoli come una noce.

Le foglie sono oblunghe o lanceolate, lunghe 3-8 cm, caduche.
I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, di grandi dimensioni e di color rosso vivo oppure bianco.
Hanno un calice di 6 sepali, una corolla con altrettanti petali liberi, un androceo con stami molto numerosi e un gineceo con molti carpelli disposti in un solo verticillo in Punica protopunica e in 2 o più verticilli in Punica granatum, trascinati e sovrapposti dallo sviluppo del ricettacolo fiorale.

La formula fiorale più ricorrente è: * K (6), C 6, A molti, G molti

Il frutto è una bacca particolare denominata balaustio, ha dimensioni elevate con un diametro fino a 12 cm, coriaceo, globoso con setti membranosi che delimitano i numerosi semi con arillo rosso e succoso.

Punica granatum L.

Il melograno è un albero o arbusto alto fino a 4 metri, ha il fusto sinuoso e dotato di scorza giallo rossiccia e di rami moderatamente spinosi.
Le foglie sono semplici,  brevemente picciolate e caduche; alterne sui rami principali, opposte o verticillate sui rametti, di un colore rosso rame appena emesse, diventano verde brillante e lucide a completo sviluppo. Hanno forma obovata o ovato-lanceolata a margine leggermente sinuoso con apice generalmente arrotondato. Sono di colore verde vivo e lucide, coriacee e lunghe 4-6 cm.
I fiori sono solitari, oppure in grappoli di due o tre, subsessili all’ascella della foglia, sono posti sulla sommità dei rami giovani e hanno un diametro di 3-4 cm. Sono ermafroditi, attinomorfi generalmente con 6 sepali e 6 petali, liberi. Il calice è tubuloso, coriaceo e rossastro. La corolla è formata da petali rossastri o aranciati di 2-3 cm di lunghezza.
Gli stami sono molto numerosi (20), in più cicli; l’ovario è infero, pluriloculare, sincarpico.

La fioritura avviene da giugno a ottobre, in base al clima della stazione in cui si sviluppano gli individui.
Il frutto è una falsa bacca detta balaustio con epicarpo coriaceo, di colore giallo rossiccio, mesocarpo spugnoso di colore giallino ed endocarpo sottile e membranoso che riveste e delimita le logge in cui sono racchiusi numerosi semi angolosi, con polpa esterna gelatinosa di colore rosso rubino. Il frutto ha generalmente un diamentro compreso tra i 6 e i 12 cm, risulta più piccolo nelle piante coltivate come ornamento.
Il frutto matura in autunno, il pericarpo si fende irregolarmente mettendo parzialmente allo scoperto i semi.

Il melograno fruttifica da settembre a novembre nell’emisfero boreale, da marzo a maggio nell’emisfero australe.

Le radici sono robuste e legnose, fusiformi di colore bruno-rossastro all’esterno e giallo chiaro all’interno, con corteccia sottile e facilmente separabile.

La droga è costituita dalla corteccia delle radici raccolta in autunno ed essiccata all’aria in assenza di luce; contiene pelletierina (alcaloide piperidinico), acido ellagico, sostanze pectiche, mannite.
L’estratto è usato come antielmintico (agisce paralizzando i centri nervosi dei platelminti).
Anche la corteccia del fusto e l’esocarpo del frutto hanno la stessa azione ma più blanda.

Estratto: macerazione per 36 ore di 80 g di droga (corteccia) polverizzata in 1 L d’acqua.

La buccia gialla dei frutti, i fiori e la corteccia sono ricche di tannini che vengono estratti e possono essere usati per la concia della pelle.

Il legno del melograno è duro, ma le dimensioni ridotte delle piante ne limitano l’impiego su larga scala.

Ecologia

Il melograno è una tipica pianta della macchia mediterranea, dove si sviluppa su terreni aridi.
Cresce lentamente, la sua coltivazione non richiede cure, solo esposizione soleggiata e annaffiature abbondanti esclusivamente in periodi di siccità e nella fase giovanile.
Questa pianta si è adattata  bene nelle zone a clima mite con esposizione in pieno sole ad un’altitudine compresa tra 0 e 800 m s.l.m..
Diffuso in tutto il Bacino del Mediterraneo dalla Penisola Iberica alla Turchia e in Asia dai Balcani all’Himalaya, ha una buona resistenza alle basse temperature.
Il melograno è poco esigente anche per quanto riguarda il suolo ma preferisce generalmente terreni ben drenati.

Storia

Le notizie relative alla provenienza e alle origini di questa specie, a causa della sua antichità, sono piuttosto frammentarie ed incomplete.
Il nome scientifico del melograno deriva dal latino “punicus” che significa cartaginese perché Plinio, ritenendola erroneamente una pianta di origine africana (Africa Settentrionale), la chiamava “melo cartaginese” e affermava che i migliori melograni provenissero da Cartagine. Questa attribuzione riguardo l’origine del melograno venne ripresa da Linneo che lo classificò con la nomencalatura binomia come Punica granatum.
Oggi si ritiene che il melograno sia di probabile origine persiana.

Coltivato fin dall’antichità in molti paesi a clima caldo e asciutto, già in epoca romana si era diffuso in tutte le zone a clima mite dove col tempo si naturalizzò con grande facilità.
In particolare nella penisola iberica, ebbe un tempo il monopolio del suo frutto grazie alle buone capacità agricole del popolo musulmano.
Furono i Conquistadores spagnoli nel ‘500 a portare il melograno in Sud America e i missionari gesuiti diffusero la coltivazione di questa pianta in Nord America presso le sedi missionarie della California. Presto la coltivazione del melograno prese piede nel continente americano e numerosi individui vennero trovati inselvatichiti in Georgia nel 1772.
Attualmente l’area compresa tra le città di Kashan, Saveh e Yazd in Iran ospita la più pregiata coltivazione di melograni al mondo.

Il melograno è stato coltivato sin dall’antichità per i suoi frutti eduli e anche a scopo ornamentale nei parchi per i suoi splendidi fiori, le varietà ornamentali hanno fiori bianchi, gialli, aranciati, variegati, …. Talora si può trovare inselvatichito o naturalizzato in ambienti antropizzati nelle zone a clima più mite come ad esempio le sponde del lago di Garda.

Usi tradizionali e curiosità

Gli utilizzi del melograno sono numerosi, specialmente nella tradizione medio orientale.
Il succo del melograno è una bevanda molto comune, ricca di fibre, potassio, vitamina C e niacina. Questo succo addensato e zuccherato è chiamato granatina, sciroppo usato in passato per la preparazione di cocktails (oggi preparato per lo più con agrumi ed essenze aromatiche).
Il succo viene usato anche come antisettico se applicato sulle piccole ferite.

Il melograno rappresentava e rappresenta tuttora in molti paesi il simbolo della fecondità per i suoi frutti che contengono un numero molto elevato di semi rossi e carnosi.

Molti popoli reclamano l’origine del melograno nelle proprie terre, così sembra che questa pianta abbia origine ovunque.

Gli antichi egizi avevano la consuetudine di porre all’interno dei sepolcri i frutti di melograno.
I babilonesi credevano che masticare i semi di melograno prima delle battaglie li rendesse invincibili.
Il Corano cita tre volte il melograno (6:99, 6:141, 55:068), due volte come esempio di cose buone create da Allah, una volta come frutto trovato nel giardino del Paradiso.
Nella tradizione ebraica il melograno era un calice a forma di corona, simboleggia il “disegno” originale per la vera corona.
Nella tradizione indiana i semi del melograno vengono usati come spezia, conosciuta col nome di anardana. I semi essiccati sono usati per acidificare le salse chutney (salsa indiana a base di frutta e spezie) e curry. I semi del melograno selvatico daru dell’Himalaya sono considerati i migliori in qualità per preparare questa spezia. La nobiltà Indiana aveva la consuetudine di iniziare i banchetti con melograno, uva e giuggiolo (Zizyphus jujuba Miller).
In Turchia il succo del melograno è usato come condimento per l’insalata e per marinare la carne. I frutti vengono usati per guarnire le insalate e per il Muhammara (crema a base di noci e aglio), vengono usati anche per preparare famosi dolci turchi come il Güllaç.
In Grecia il melograno è usato in molte ricette come ad esempio nel kollivozoumi: un brodo cremoso preparato con grano bollito, melograno e uva passa; in una particolare insalata di legumi con grano e melograno; molto comuni sono la gelatina di melograno, la salsa di melanzane e melograno, la salsa di avocado e melograno, la crema ghiacciata o la marmellata per la preparazione di pasticcini e dolci a base di frutta. Nella religione greco ortodossa durante giorni importanti come il Natale è tradizione preparare a cena pietanze a base di melograno. E’ tradizione greca rompere un melograno durante i matrimoni, a Capodanno e quando si compra una nuova casa (il melograno è il primo dono che gli ospiti portano) perché simbolo di abbondanza, fertilità e fortuna. Per lo stesso motivo le decorazioni che riportano immagini del melograno sono molto comuni in Grecia.
Negli USA il succo di melograno è venduto nei supermercati e nei negozi di alimenti salutistici.
Il melograno cresce molto bene anche in Giappone dove sono state sviluppate rigogliose coltivazioni. E’ molto usato come bonsai  per i suoi splendidi fiori e per la particolare forma contorta della corteccia degli esemplari più vecchi.

Il succo di melograno viene usato come tintura naturale per i tessuti non sintetici infatti macchia i vestiti in modo permanente, può essere eliminato solo se lavato con candeggina.

Il nome dell’isola nazione di Grenada, che si trova al largo delle coste del Sud America, deriva dal nome che spagnoli e francesi diedero al melograno.
Il melograno diede il nome anche alla bomba a mano (granata) per la forma e dimensioni dell’ordigno e per la somiglianza tra i semi del melograno e i frammenti della bomba.
Anche il granato (minerale e gemma) prende il nome dalla parola latina “granatus” probabilmente in riferimento al melograno (Punica granatum) per i semi simili come forma, dimensione e colore a molti cristalli di granato.
Il melograno fu il simbolo personale dell’imperatore romano Massimiliano I.

Punica protopunica

Questo melograno è endemico dell’isola di Socotra che si trova nell’Oceano Indiano nello stato dello Yemen.
E’ una pianta che cresce nell’area della foresta sub-stropicale e tropicale secca, sia su suoli acidi sia su suoli calcarei ad un’altitudine compresa tra 300 e 1200 m s.l.m.
P. protopunica ha fiori rosa e fruttifica nel periodo estivo (estate australe) da Dicembre – Gennaio producendo frutti piccoli dal gusto amaro.

Nel “Plant Red Data Book” (Lucas and Synge 1978) Punica protopunica era considerata in via di estinzione. Studi recenti dimostrano che la pianta è distribuita in modo omogeneo in tutta l’isola e risulta persino abbastanza comune.
Il suo areale è probabilmente di 100 km² ma risulta frammentato in diverse subpopolazioni che mostrano una variabilità nel grado di vigore. In alcune zone montuose e altopiani dell’isola, il melograno mostra un portamento prostrato, in altre zone cresce come piccolo albero.

Il melograno di Socotra è una pianta comune con popolazioni stabili o in attivo recupero in molte aree, purtroppo in alcune zone risulta ancora assente ad eccezione di alcune piccole popolazioni relitte che tuttavia hanno scarse prospettive di recupero futuro. L’assenza del melograno indica un locale declino della qualità dell’abitat.

Il melograno di Socotra non ha valenza economica per l’uomo poiché non è una pianta foraggera, il legno è di bassa qualità e i frutti hanno un gusto amaro non adatto per il consumo alimentare.

Bibliografia

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