Omega 3 in gravidanza

Gravidanza - Foto di Simona BalintLa nutrizione in gravidanza influenza lo stato di salute sia della madre sia del bambino. E’ importante seguire una dieta ben bilanciata, variando i cibi e seguendo la piramide delle raccomandazioni alimentari.

L’aumento di peso materno in gravidanza è correlato all’aumento di peso del feto, ciò è dovuto alle crescenti richieste energentiche per lo sviluppo fetale. In genere, i neonati che pesano tra 2.8 e 4.0 Kg hanno meno problemi di salute rispetto ai neonati di basso peso (meno di 2.3 Kg).

La supplementazione di acidi grassi omega 3 nelle madri può migliorare la prognosi nei neonati prematuri in cui il livello di acidi grassi polinsaturi è inferiore a quello dei neonati a termine. La disponibilità di acidi grassi polinsaturi nella madre condiziona infatti l’assunzione di queste sostanze da parte del feto. Durante la gravidanza si verifica un forte trasferimento di lipidi, in particolar modo DHA, che vengono mobilizzati dai depositi materni verso il feto attraverso la placenta. Per questo motivo gli acidi grassi plasmatici diminuiscono notevolmente nella madre durante la gravidanza così come durante il periodo di allattamento. Questo si verifica sebbene i livelli di acidi grassi polinsaturi materni siano più elevati rispetto alle donne non gravide. In gravidanza la conversione di AGP-CC ad AGP-LC (che normalmente è poco efficiente) nella madre è più elevata a causa della maggiore richiesta da parte del bambino, ma tale processo non basta, infatti si ha mobilizzazione di lipidi dalla madre verso il feto con la possibilità di carenza di questi nutrienti e una maggiore deplezione di tali depositi in gravidanze successive.

Proprio per fronteggiare le crescenti richieste energetiche del feto e del neonato, è assolutamente sconsigliata una perdita di peso in gravidanza e durante l’allattamento.

Il fabbisogno nutrizionale in gravidanza può essere soddisfatto da una dieta varia e bilanciata. Una importante eccezione è per il ferro che deve essere integrato alla dieta.
Supplementi di vitamine e minerali devono essere prescritti solo dal medico in base alle caratteristiche individuali della madre, un eccesso di alcuni nutrienti può essere pericoloso.
Gli acidi grassi essenziali sono molto importanti per l’accrescimento neonatale, specialmente per quanto riguarda gli omega 3, soprattutto il DHA. E’ importante includere una supplementazione o introdurre il pesce nella dieta almeno una volta a settimana dalla trentesima settimana di gestazione fino alla fine dell’allattamento. Questo comportamento alimentare è utile sia per lo sviluppo fetale (maggior peso alla nascita) sia per la madre poiché migliorano la gravidanza (una buona presenza di DHA fa diminuire il rischio di nascite premature) e riducono l’incidenza di depressione post-partum.
L’elevato apporto di omega 3 serve al bambino per il corretto sviluppo del sistema nervoso centrale e del sistema cardio vascolare. Gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena sono fondamentali nello sviluppo fetale e neonatale per la formazione di nuovi tessuti e in particolare delle membrane cellulari.

Allattamento

I lipidi nel latte sono in forma finemente dispersa in micelle ad alta biodisponibilità.
Il latte umano fornisce oltre 60 Kcal/g di proteine,  ha un alto contenuto in grassi, circa il 4-5%, ed ha il più elevato contenuto in AGP-LC tra i mammiferi. Lo sviluppo perinatale nei mammiferi richiede un elevato apporto energetico fornito, nel periodo neonatale, dall’alta quota di grassi del latte materno.
Lo sviluppo neonatale (coincidente con l’allattamento) é caratterizzato nell’uomo da un rapido accrescimento di sistemi ad alto sviluppo di membrane (sistema nervoso, vascolare, immunitario, ecc.), ciò richiede un alto apporto di AGP-LC che vengono forniti  già sintetizzati nel latte materno.
Numerosi studi confermano un’associazione positiva tra allattamento al seno materno e sviluppo cognitivo del bambino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato l’aggiunta di EPA e DHA al latte in formula poichè lo sviluppo intellettivo di neonati privati di questi nutrienti può risultare rallentato. Il neonato, soprattutto prematuro, alimentato con latte privo di AGP-LC presenta deficit funzionali e nello sviluppo di funzioni cerebrali.

L’allattamento materno rimane la forma ottimale di alimentazione neonatale, soprattutto per l’immaturo.

La maggiore durata dell’allattamento al seno materno è associata a più alti livelli di sviluppo intellettivo. Gli effetti di una dieta neonatale arricchita con omega 3 hanno mostrato un vantaggio significativo, sul piano cognitivo e motorio, con un miglioramento anche del linguaggio. Gli omega 3, in particolare il DHA, assunti dai neuroni nella tarda gravidanza e nel primo periodo di allattamento successivo alla nascita, sono essenziali per un normale sviluppo cerebrale.

L’importanza degli acidi grassi omega 3 nello sviluppo normale del sistema nervoso è fondamentale sia nei bambini prematuri sia nei bambini nati a termine.

Gli omega 3 sono importanti anche nella modulazione funzionale dell’appetito, della digestione, della termoregolazione e del sonno. Le carenze di questi acidi grassi potrebbero svolgere in età pediatrica un ruolo nei disturbi visivi, attentivi, motori e neuro-linguistici. Un deficit dietetico può correlarsi infatti a diversi disturbi dello sviluppo, dell’apprendimento, disturbi neurolinguistici, dell’attenzione e autismo.

Sviluppo del Sistema Nervoso

Da molti anni si associa ad una dieta ad alto contenuto di acidi grassi essenziali omega 3 una minore incidenza di malattie cardiovascolari. Gli omega 3 riducono i livelli ematici di trigliceridi diminuendo il rischio di trombosi e prevengono altre malattie cardiache come le aritmie.
Oggi l’attenzione di molti ricercatori si è focalizzata sui rapporti tra acidi grassi polinsaturi e quadri psicopatologici.
L’apporto dietetico degli acidi grassi essenziali a catena lunga n-3 (omega 3) possono modificare il rischio di insorgenza di alcuni disturbi neurologici e psichiatrici. Evidenze cliniche confermano l’associazione tra ridotti livelli ematici di omega 3 e patologie neuro-psichiatriche. Le ragioni per cui i livelli ematici degli omega 3 risultano alterati in queste patologie non sono ancora conosciute.
L’accumulo di AGP-LC nel sistema nervoso centrale permette un corretto sviluppo delle funzioni cognitive.
Il SNC ha il massimo tasso di sviluppo nell’ultimo trimestre di gravidanza e nei primi mesi dopo la nascita perciò un supplemento di omega 3 durante la gravidanza e l’allattamento è raccomandabile per uno sviluppo ottimale del neonato e delle sue funzioni neurologiche.
Il SNC adulto ha un alto contenuto in lipidi complessi che costituiscono circa il 40 % del peso secco. L’accumulo di queste sostanze si verifica nel primo anno di vita extra-uterina e soprattutto durante l’allattamento. L’accumulo di AGP-LC (nei neuroni e nella glia) precede quello dei monoinsaturi e saturi (mielina).

Il periodo pre e post-natale é critico per lo sviluppo del sistema nervoso, un deficit di DHA nell’ultimo trimestre di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto sembra correlarsi a disturbi retinici, con difetti dell’acuità visiva, disturbi cognitivi, disturbi comportamentali e psichiatrici. Questo provoca nel bambino un ritardo nell’apprendimento che però è reversibile.

Pare che la carenza di omega 3 nel feto e nel neonato predispongano a patologie neurodegenerative nell’anziano.

Gli acidi grassi polinsaturi giocano un ruolo critico nel determinare le interazioni lipidi/proteine nelle membrane neuronali e sinaptiche, interferendo con la conformazione recettoriale, i canali ionici, gli enzimi e i movimenti delle sostanze attraverso le membrane cellulari. Le membrane neuronali contengono alte concentrazioni di DHA e AA, componenti fondamentali della barriera fosfolipidica neuronale. La composizione in acidi grassi polinsaturi delle membrane neuronali dipende largamente dall’apporto dietetico.

L’acido docosaesaenoico (DHA) è molto concentrato nel sistema nervoso ed è essenziale per il suo corretto funzionamento. Il DHA non solo viene assunto selettivamente dal tessuto nervoso, ma presenta nel cervello un turn-over molto rapido. Lo sviluppo pediatrico necessita di un sufficiente apporto dietetico di DHA, sebbene non esista una dose raccomandata quotidiana di assunzione di acidi grassi essenziali. Per le società occidentali, che producono e consumano cibo industriale (ad elevato contenuto di omega 6 ma povero di omega 3), è opportuno integrare la dieta con alimenti ad alto contenuto di omega 3.

Omega 3 e depressione post-partum

La carenza di omega 3 interferisce significativamente sulla depressione.
Le donne con depressione post-partum presentano alti livelli di ansia e rispondono più tardi e peggio alle terapie antidepressive rispetto ai soggetti con depressione cronica. L’incidenza e la gravità della depressione post-partum sembra essere in crescita nei paesi occidentali.
La deplezione di DHA in gravidanza e nella fase di allattamento contribuisce all’insorgenza di questa patologia. In gravidanza si ha la mobilizzazione degli acidi grassi polinsaturi dai depositi materni al feto, infatti il DHA è trasportato attivamente, attraverso la placenta, verso il feto che necessita di elevati livelli di omega 3 per poter avere un normale sviluppo. Gli acidi grassi essenziali decrescono progressivamente nella madre durante la gestazione riducendosi di oltre il 50% e possono mantenersi insufficienti sino ad oltre sei mesi dal parto a causa dell’allattamento. Senza una supplementazione dietetica la madre tende perciò ad una insufficienza di omega 3.

Cosa sono gli Omega 3

Gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena omega 3 sono una categoria di acidi grassi essenziali, indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo. Sono noti soprattutto per il mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari.

Il nome di questi composti fa riferimento alla posizione, nella loro molecola, del primo doppio legame contando dalla fine (carbonio ω) della catena opposta al gruppo carbossilico, il primo doppio legame che si incontra è in posizione 3, da cui il termine omega 3.

Gli acidi grassi polinsaturi sono essenziali perché non sono sintetizzati dall’organismo umano e devono essere assunti con la dieta attraverso il cibo o come supplemento dietetico.
Gli acidi grassi omega 3 sono detti polinsaturi perché la loro catena presenta vari doppi legami tra gli atomi di carbonio che li compongono.
I principali acidi grassi del gruppo omega 3 sono :
· L’acido α-linolenico  (18:3; ALA)
· L’acido eicosapentaenoico (20:5; EPA)
· L’acido docosaesaenoico (22:6; DHA)

I doppi legami sono in configurazione cis. I legami cis separati da un gruppo metile danno una forma elicoidale alle molecole di omega 3.
Gli acidi grassi polinsaturi a corta catena come il linoleico (LA) e alfa linolenico (ALA) sono forniti prevalentemente da grassi vegetali come olio di soia, di girasole, di oliva, di lino, nelle noci e nei legumi oltre alle verdure a foglie verdi come gli spinaci. Cibi ricchi di AGP-LC sono ad esempio il tuorlo d’uovo (AA), le carni magre (AA e DHA) e i pesci grassi (EPA e DHA) come aringa, acciuga, tonno, salmone e sgombro. Nell’uomo, la conversione di LA e soprattutto di ALA in AGP-LC come EPA e DHA è decisamente poco efficiente e del tutto insufficiente al fabbisogno dell’organismo.

Uno studio sugli eschimesi della Groenlandia ha evidenziato in questi soggetti una ridotta incidenza di patologie cardiovascolari dovuta probabilmente alla dieta essenzialmente a base di pesce. Vari gruppi di ricerca si sono occupati del fenomeno, facendo emergere l’ipotesi che alti livelli di acidi grassi polinsaturi del tipo omega 3 possano proteggere dall’insorgenza di eventi cardiovascolari.
Sembra che mangiare due piatti a base di pesce alla settimana possa bastare per ottenere un drastica diminuzione dei rischi per il cuore.
I maggiori benefici si ottengono dai pesci grassi tipici dei mari del Nord che però sono più frequentemente inquinati da mercurio. E’ possibile ottenere buoni apporti di omega 3 associando il più magro pesce del Mediterraneo ad altri alimenti ricchi di tali sostanze.

Le patologie sensibili ai benefici degli omega 3 sarebbero:
· ipertensione
· diabete
· depressione
· ipertrigliceridemia
· psoriasi
· artrite reumatoide
· malattie cardiovascolari
· aritmie

L’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri in collaborazione con l’Istituto Mario Negri Sud ha esaminato un campione di 11.324 persone colpite da infarto del miocardio. Dopo un follow up di 4 anni, i pazienti trattati con omega 3 presentavano una significativa riduzione di infarti, di morte improvvisa, di ictus e della mortalità totale rispetto a quelli che non avevano ricevuto alcun trattamento.

In commercio ci sono numerosi prodotti a base di omega 3. Tutti appartenenti alla categoria degli integratori alimentari.