Farmacovigilanza in oncologia

Fiala con siringa - Foto di Brian HoskinsQuarant’anni fa non era nota alcuna terapia valida per il trattamento dei tumori maligni in fase avanzata. Le neoplasie che non erano sufficientemente localizzate da poter essere resecate o irradiate avevano un’evoluzione invariabilmente fatale entro breve tempo dalla diagnosi. Oggi, invece, il quadro è profondamente cambiato: alcuni tumori maligni sono considerati guaribili con l’impiego della sola chemioterapia o grazie all’associazione chirurgia/chemioterapia e/o radioterapia.

Per altre neoplasie, invece, è possibile ottenere un efficace effetto palliativo, seguito da un prolungamento della sopravvivenza globale del paziente.

Allo stato attuale, infatti, i Medici Oncologi hanno a disposizione oltre 40 farmaci antineoplastici.

La chemioterapia come risposta al cancro

Esistono diversi tipi di chemioterapia:

  • Chemioterapia primaria detta anche neoadiuvante, permette di combattere le eventuali micrometastasi derivanti da una neoplasia apparentemente localizzata. La sua somministrazione avviene prima dell’intervento chirurgico; si tratta quindi di un trattamento pre-operatorio.
  • Chemioterapia adiuvante viene praticata dopo che il tumore primitivo è già stato controllato o rimosso chirurgicamente o mediante radioterapia.
  • Chemioterapia della malattia avanzata viene praticata in presenza di neoplasie avanzate o metastatiche per le quali non esiste una valida alternativa terapeutica. Il beneficio del trattamento viene valutato in base al grado di regressione della malattia.

La chemioterapia può prevedere l’impiego di un solo farmaco (monochemioterapia) o di un’associazione di 2 o più farmaci (polichemioterapia). La polichemioterapia, in particolare, si prefigge lo scopo di aumentare l’efficacia terapeutica sfruttando il diverso meccanismo d’azione dei farmaci.

La scelta della terapia più opportuna dipende comunque da diversi fattori, quali il tipo e le caratteristiche specifiche della neoplasia, l’età del paziente, le sue condizioni generali (PF, performance status) e l’eventuale presenza di malattie concomitanti.

Effetti indesiderati

Gli effetti collaterali degli agenti antineoplastici costituiscono un aspetto molto importante della chemioterapia e vengono ritenuti quasi sinonimi dall’opinione pubblica.

Queste manifestazioni tossiche si determinano in quanto, analogamente alle cellule tumorali, anche quelle sane sono sensibili ai vari farmaci chemioterapici.

Le cellule dell’organismo maggiormente colpite dalla terapia sono quelle del midollo osseo, della cute, dei bulbi piliferi e delle mucose che rivestono la bocca e il tubo digerente.
Tra gli effetti avversi che si manifestano con maggiore frequenza si annoverano la nausea e il vomito (presenti in circa il 50-75% dei pazienti), diarrea o stitichezza, alopecia, tossicità a carico delle cellule del sangue (leucopenia, anemia, piastrinopenia, neutropenia), febbre, ulcere del cavo orale, reazioni cutanee…

Paradossalmente, nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza il numero di reazioni avverse segnalate con questi medicinali è proporzionalmente più basso rispetto a quello dei normali farmaci. A che cosa è dovuto questo under-reporting?

L’importanza della segnalazione

Molte tossicità legate all’utilizzo degli agenti antineoplastici, come, ad esempio, mielodepressione, mucositi, nausea, vomito e alopecia, sono attese (listed) e frequenti a causa del ristretto indice terapeutico di questi farmaci, ed interessano anche fino al 100% dei casi. Alcuni Medici sostengono che, a fronte di effetti avversi già noti, la necessità di segnalare ogni evento indesiderato impone un faticoso e inutile lavoro burocratico.

Tuttavia, la cura del tumore è un settore in continua evoluzione, dove ai farmaci convenzionali si affiancano nuovi agenti con classico meccanismo antiproliferativo, inibitori dell’angiogenesi, molecole biologiche, ecc…

Spesso, le nuove terapie hanno mostrato l’insorgere di effetti avversi e problematiche inaspettate. A fronte di ciò, la farmacovigilanza, come pratica e cultura della segnalazione, è di fondamentale importanza per individuare reazioni rare e gravi e per definire completamente il profilo di sicurezza del farmaco.

Bisogna infatti considerare che, per i farmaci oncologici, è frequente il fenomeno della rapida immissione in commercio prima che si concluda la fase della sperimentazione. Si tratta di una procedura “accelerata”, basata su risultati d’efficacia intermedi. Questi farmaci, dunque, non sono ancora conosciuti nel loro profilo di sicurezza globale, elemento che permette di valutare il miglioramento della qualità di vita del paziente. Per questo motivo risulta di particolare importanza la segnalazione degli eventi avversi, anche se non gravi e già noti, al fine di poterli classificare non solo nella situazione particolare dei trials, ma anche nella pratica clinica quotidiana.

Il registro dei farmaci oncologici

L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha istituito, a questo proposito, il Registro dei farmaci oncologici sottoposti a monitoraggio.
Grazie all’inserimento dei dati da parte degli operatori sanitari, e con l’ausilio di un apposito sistema informatico, è possibile raccogliere le informazioni sugli antineoplastici nel contesto della pratica clinica e parallelamente consentire la verifica del loro corretto utilizzo. Ciò permetterà di integrare le conoscenze emerse nel corso delle sperimentazioni cliniche condotte a fini registrativi.

Solo attraverso questo sistema di farmacovigilanza le segnalazioni di sospetta reazione avversa possono essere esaminate in maniera cumulativa e, eventualmente, generare segnali d’allarme o confermare il rapporto rischio/beneficio del prodotto.
E’ importante considerare come gli Oncologi siano i soli ad utilizzare queste classi di farmaci e pertanto, attraverso la segnalazione tempestiva delle reazioni avverse, diventino i principali garanti della loro sicurezza d’uso.