3° millennio: la crociata contro il fumo

Sigaretta - Foto di Ria Hills

La legge Sirchia ha rivoluzionato il mondo dei fumatori, infatti, da quando è entrata in vigore nel gennaio 2005 ha sancito il divieto di fumare negli ambienti pubblici, quali bar, ristoranti e luoghi di lavoro. Grazie a queste iniziative intraprese dal Ministero della Salute e dalle aziende farmaceutiche e fitoterapiche, il numero dei fumatori negli ultimi cinque anni, secondo i sondaggi Doxa, è calato di 2,5 milioni di unità.

Un po’ di storia

“Il 6 novembre 1492 sbarcarono sul continente Rodrigo de Xeres e Luigi de Torres. Essi incontrarono per la strada molte persone che tornavano al proprio villaggio e sia gli uomini che le donne tenevano in mano un carbone acceso e delle erbe per gustarne il profumo così come era loro usanza. (…) (I carboni) erano accesi ad una estremità e dall’altra la gente li succhiava e li assorbiva”. Così viene descritto il primo incontro tra l’Europa e la sigaretta, secondo quanto riportato sul diario di bordo della Pinta di Cristoforo Colombo.

Nel corso dei secoli successivi, i fumatori aumentarono sempre più, subendo ogni sorta di repressione: dal taglio del naso e delle orecchie in Iran (1628), a quello della testa in Cina (1638), alla scomunica papale ad opera di papa Urbano VIII nel 1642. Nonostante mutilazioni, decreti e scomuniche, però, il tabagismo è passato indenne attraverso i secoli arrivando fino ai nostri giorni. La grande diffusione del fumo è avvenuta a cavallo delle due guerre mondiali, ma solo in tempi relativamente recenti si è potuto relazionare il fumo di sigaretta ad alcune patologie gravi e invalidanti. Solo nel 1957, infatti, è stato possibile isolare e identificare il benzopirene, un idrocarburo policiclico aromatico estremamente cancerogeno nel fumo di sigaretta.

Tabagismo e danni alla salute

I componenti del fumo di tabacco sono ossidanti, irritanti e cancerogeni che fanno della sigaretta la principale causa di morte per tumore al polmone. La nicotina, inoltre, causa un aumento della frequenza cardiaca e difficoltà respiratorie, mentre il monossido di carbonio è responsabile di un minor nutrimento dei tessuti, ingiallimento della pelle, caduta dei capelli ed invecchiamento precoce. Nel fumo di sigaretta sono inoltre contenute alcune sostanze a carattere irritante e polveri fini, che causano un accumulo di muco nei bronchi, enfisema polmonare e bronchite cronica.

I provvedimenti anti-fumo

Attualmente in Italia i fumatori rappresentano il 25,6% della popolazione.
Per incentivare la dismissione della sigaretta e ridurre i danni provocati dal fumo passivo, negli ultimi anni sono state inasprite le sanzioni nei confronti di coloro che non rispettano i cartelli “vietato fumare” a norma di legge, è stata vietata la pubblicità occulta in tv e l’uso, su tutte le confezioni di tabacco, delle diciture “mild” e “light”, suscettibili di trarre in inganno il consumatore dando la falsa impressione che alcuni prodotti siano meno nocivi di altri. Secondo un recente sondaggio Doxa, infatti, il ricordo delle scritte sui pacchetti di sigarette può indurre all’acquisto dei prodotti e le frasi rassicuranti sono state sostituite da altre atte a sconsigliare l’uso del prodotto. “Il fumo uccide”, “Il fumo provoca cancro mortale ai polmoni” e “Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno” sono gli slogan che hanno maggiormente colpito l’attenzione dei fumatori.

Dal mese di maggio 2003, inoltre, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ha emanato una circolare con cui limitare l’uso dei distributori automatici da parte dei minori di 16 anni e dal gennaio 2004 le macchine automatiche per il commercio dei tabacchi vengono chiuse nelle ore diurne.
Nel gennaio 2005 è entrata in vigore la legge Sirchia in base alla quale è fatto divieto di fumare negli ambienti pubblici, quali bar, ristoranti e luoghi di lavoro. Grazie a queste iniziative intraprese dal Ministero della Salute e dalle aziende farmaceutiche e fitoterapiche, il numero dei fumatori negli ultimi cinque anni, secondo i sondaggi Doxa, è calato di 2,5 milioni di unità. Secondo i dati statistici, solo il 4,6% dei fumatori chiede l’aiuto del medico di base per smettere di fumare e, di questi, meno della metà ritiene che il dottore di famiglia costituisca un aiuto abbastanza valido per promuovere la dismissione del tabacco.

Fra i “pentiti” ve ne sono 500.000 che hanno smesso la dipendenza da nicotina dopo l’entrata in vigore della legge Sirchia. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità anche all’interno delle famiglie sta prendendo piede la cultura del non-fumo e nel 54,6% delle case italiane l’ospite fumatore può concedersi soltanto una sigaretta sul balcone.

Secondo l’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità, le ragioni che hanno indotto 500 mila persone a smettere di fumare non sono da ricercarsi strettamente nell’applicazione della nuova legge Sirchia ma sarebbero correlate alle patologie derivanti dal fumo e a ragioni di salute. Solo il 3,5% degli ormai ex-fumatori sostiene di avere smesso a seguito dei divieti e delle restrizioni imputabili alla legge.

Nonostante ciò, la sensazione che emerge dai dati presentati è che la legge Sirchia abbia portato un valore aggiunto alla secolare lotta contro il fumo.

Le linee guida dell’ISS

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha promosso in questi giorni le nuove linee guida per la disassuefazione dal fumo di sigaretta. Il nuovo metodo si basa sul principio della riduzione come gesto portante per la dismissione definitiva.
Partendo dal presupposto che il fumo deve essere considerato a tutti gli effetti come una malattia, le linee guida si propongono di coniugare motivazione e farmaci anti-nicotina, portando il paziente a dimezzare in tempi relativamente brevi il numero delle sigarette fumate in una giornata.

I fumatori vengono suddivisi in due grandi categorie: coloro che non hanno particolari fattori di rischio, con una bassa priorità d’intervento, e i tabagisti già malati o con patologie concomitanti che necessiterebbero di una immediata cessazione dell’assunzione di nicotina. In entrambe le categorie, la terapia sostitutiva rappresenterebbe un presidio farmaceutico fondamentale. Inoltre, la diminuizione del 50% delle sigarette fumate si tradurrebbe in una significativa riduzione dei danni provocati dal fumo.

IL METODO:

  • 0 –  6 settimane
    I fumatori devono concordare:
    – il numero delle sigarette da eliminare
    – quando iniziare
    – la terapia (una sigaretta non fumata= 2 mg di gomma oppure inalazioni dall’inalatore)
  • 6 settimane – 6 mesi
    – si continua a fumare il 50% delle sigarette abituali
    – terapia farmacologia (con gomma o inalatore)
  • Entro 9 mesi
    – dismissione completa del fumo
    – terapia farmacologica
  • Entro 12 mesi
    – interrompere gradualmente la terapia farmacologica limitandola strettamente ai momenti di maggior bisogno

Per smettere, farmaci e motivazione

I farmaci indicati per il trattamento della dipendenza da nicotina riducono la sintomatologia legata all’astinenza e favoriscono la disassuefazione dal tabagismo nei fumatori motivati a smettere.

Questi farmaci presentano come principio attivo la nicotina o la nicotina-beta e si presentano sottoforma di cerotti transdermici, da applicare in qualsiasi zona del corpo priva di peli, e compresse sublinguali da sciogliere lentamente. La compressa impiega mediamente 30 minuti per una completa disgregazione. I cerotti regolano il rilascio di nicotina attraverso una membrana che ne consente un apporto continuo e costante nella giornata e sono disponibili in diversi dosaggi, o fasi, per consentire al fumatore di diminuire gradualmente la propria dipendenza.

Numerose evidenze pre-cliniche hanno dimostrato come la nicotina sia una molecola dalle caratteristiche non mutageniche né genotossiche. Rilasciata dal sistema transdermico, viene assorbita in modo efficace dalla pelle e la sua biodisponibilità raggiunge livelli pari all’80-100%. Dal punto di vista clinico, non sono state riscontrate differenze significative nell’assorbimento con un’applicazione del cerotto sul gluteo, nella parte superiore del braccio o sul petto. Dagli studi eseguiti su un gruppo di volontari sani si è potuto osservare che la nicotina è rintracciabile nel plasma anche 24 ore dopo la prima dose somministrata senza per questo accumularsi nell’organismo e produrre un effetto tossico.

Nell’uso dei farmaci anti-fumo, una particolare attenzione dev’essere rivolta ai pazienti affetti da problemi cardiovascolari, renali ed epatici e ai soggetti diabetici. In quest’ultimo caso, infatti, le catecolamine rilasciate dalla nicotina potrebbero influenzare il metabolismo dei carboidrati.

Nel corso della terapia anti-fumo, si possono manifestare alcuni disturbi associati alla dismissione della nicotina, quali irritabilità, aggressività, disforia, ansia, aumento dell’appetito, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione. Nel 20% dei pazienti che fanno uso del cerotto transdermico si manifestano reazioni cutanee locali nel corso della prima settimana di trattamento.
Tra gli effetti collaterali meno comuni vi sono: palpitazioni, fibrillazione atriale reversibile e orticaria. In caso di gravidanza è possibile che il feto rimanga influenzato; l’effetto è dose-dipendente per cui si consiglia alle donne fumatrici gravide di smettere di fumare senza intraprendere alcun tipo di terapia sostitutiva.

La dose di nicotina ben tollerata da un adulto o da un adolescente fumatore può essere invece fortemente tossica nei bambini in età infantile risultando anche fatale; per questo motivo il medicinale deve essere tenuto fuori dalla loro portata.

Anche la fitoterapia può risultare utile per smettere di fumare. Dal momento che il tabacco distrugge le scorte di vitamina C ed indebolisce le difese immunitarie, si può assumere la rosa canina in forma di estratto secco, grazie alla sua azione anti-ossidante.

Le erbe anti-fumo per eccellenza sono rappresentate dal timo (Thymus vulgaris L.), dall’erisimo (Sisymbrium officinale (L.) Scop.) e dal crescione (Nasturtium officinale R. Brown); mentre fumaria (Fumaria officinalis L.), dulcamara (Solanum dulcamara L.), salsapariglia (Smilax aspera L.) e liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.) hanno azione denicotinizzante.
Piante come il carciofo (Cynara scolymus L.), la bardana (Arctium lappa L.) e il tarassaco (Taraxacum officinale Web.), assunti prima dei pasti per tre volte al giorno, svolgono un’attività colagoga e coleretica, stimolando la produzione della bile e la contrazione della colecisti con un lieve effetto diuretico permettendo così la depurazione dell’organismo.