Aconito: proprietà farmacologiche e impiego terapeutico

Aconitum anthora - Foto di Cristina GandolaSin dall’antichità, preparazioni a base di estratti di aconito hanno avuto, soprattutto nelle regioni asiatiche, molte applicazioni in campo terapeutico. L’azione di questi estratti è nota da millenni, antichissimi documenti citano le radici tuberizzate di aconito quali ingredienti del veleno con cui venivano intrise le frecce usate durante la caccia e la guerra.

L’uso della droga come farmaco è conosciuto e diffuso nella medicina orientale da almeno 2500 anni.
E’ quindi probabile, come per altre droghe, che dall’uso tossicologico, attraverso l’osservazione degli effetti, si sia passati a quello farmacologico. Questo giustifica l’attenzione del mondo scientifico, soprattutto orientale, verso l’aconito sia come fonte di droga sia come fonte di principi attivi puri.

Solo grazie ai recenti sviluppi scientifici e tecnologici è stato possibile separare e caratterizzare i singoli componenti dal punto di vista chimico e farmacologico: si tratta di un insieme di alcaloidi diterpenici tra cui i principali sono aconitina e mesaconitina.

L’estratto di aconito è considerato uno dei veleni vegetali più attivi, agisce anche a piccolissime dosi.

La droga è costituita dalle radici (le giovani sono più ricche di principi attivi) di forma conica e globosa, di colore bruno.
Le radici tuberizzate sono dieci volte più attive delle foglie e delle sommità fiorite.

Il più noto principio attivo dell’aconito è l’aconitina, un alcaloide molto tossico la cui dose letale nell’uomo è di 3-6 mg pari a circa 3-4 g di tubero fresco.

L’aconitina presenta numerosi gruppi ossidrilici, due dei quali sono esterificati. È necessario quindi essiccare e conservare la droga in modo opportuno, allo scopo di evitare reazioni di idrolisi che conducano ad una perdita dell’attività.

Tutta la pianta è tossica: se parti di essa vengono ingerite, si possono verificare casi di intossicazione.

Proprio per l’alta tossicità dell’aconitina, l’uso familiare di preparati a base di aconito è decisamente da evitare.

Aconito in Cina e Giappone

Nell’area asiatica, da sempre le preparazioni a base di aconito sono fonte sia di potenti veleni sia di ottimi rimedi medicinali.
Da secoli la medicina popolare cinese e giapponese prevede l’uso di preparati a base di aconito per un grande numero di affezioni dolorose.

{lIn Cina e in tutto l’oriente, vengono utilizzate prevalentemente due specie:
Aconitum camichaeli e Aconitum kusnezoffii.
Le radici tuberizzate sono note con il nome di Chuanwu e Caowu o Wutou mentre le radici più giovani sono chiamate Futzu.

È difficile determinare con esattezza la composizione del Wutou (radice di aconito) perché prima dell’uso da parte dei pazienti, il medicamento viene trattato.

Nella medicina tradizionale giapponese, chiamata Kampo, si fa uso di preparati a base di radici di aconito. Uno di questi preparati, Gosha-jinki-gan, viene utilizzato come cura per una particolare malattia chiamata hie, in cui il malato percepisce una forte sensazione di freddo alle estremità del corpo.

Un’eccessiva concentrazione della droga nei fitopreparati provoca avvelenamento da aconitina; non essendo disponibile alcun antidoto, in molti casi sopraggiunge la morte.

Nella maggior parte dei casi il consumo di aconito, data la ben nota tossicità della droga, avviene dopo un trattamento preventivo che consiste nel sottoporre i tuberi a trattamento in autoclave a 110°C per 40 minuti; nelle preparazioni familiari si usa immergere le radici in acqua e bollire a lungo oppure tostare il Wutou in forno.
Il trattamento è utile al fine di ottenere una parziale idrolisi degli alcaloidi, portando alla formazione di benzilaconine ed aconine meno tossiche.
In questo modo si riduce il titolo in principi attivi così da poter usare in modo ottimale le proprietà terapeutiche della droga, riducendone la tossicità.

Con l’aumento della popolarità della medicina naturale, usata sempre più spesso in sostituzione ai farmaci di sintesi, si possono verificare casi di avvelenamento da aconitina anche in occidente, dove vengono usati preparati erboristici della tradizione orientale.

Dato il crescente consumo di prodotti erboristici, serve un maggiore controllo riguardo ai preparati potenzialmente tossici al fine di evitare casi di avvelenamento dovuti all’ingestione di formulazioni improprie o per un eccessivo dosaggio “fai da te”.

Il problema principale nei casi di avvelenamento consiste nella diagnosi da parte dei medici, infatti, gli effetti tossici associati all’uso di preparati erboristici sono complessi e spesso trascurati; inoltre le conoscenze riguardanti le proprietà farmacologiche di molti preparati sono limitate e i metodi con cui vengono trattate le droge sono spesso eterogenei. Le droghe usate ed i dosaggi non vengono determinati con certezza.

I preparati medicinali erboristici hanno una lunga storia nella cura delle malattie, circa 7000 specie di piante vengono usate oggi in Cina come rimedi erboristici ma poche di esse sono state studiate, per questo motivo è difficile capire le interazioni e gli effetti che esse possono produrre.

In Europa le conoscenze e le tradizioni legate all’uso dell’aconito sono molto antiche, ma diversamente da quanto succede in oriente, l’uso di tale droga è limitato e, in epoca moderna, correlabile alla medicina omeopatica.

Glossario

Droga: corpo vegetale (animale o minerale) che contiene, assieme ad altri componenti inattivi o di scarso interesse farmacologico, una o più sostanze farmacologicamente attive.
Estratto: sono preparazioni concentrate ottenute per macerazione o percolazione da materie prime disseccate.
Fitopreparati: prodotto terapeutico ottenuto manipolando opportunamente varie sostanze di origine vegetale.
Idrolisi: reazione per cui un legame chimico viene scisso per l’intervento dell’acqua.
Omeopatia: metodo di cura consistente nella somministrazione in minime dosi di sostanze che nell’uomo sano provocano gli stessi sintomi della malattia che si vuole combattere.
Principio attivo: componente chimicamente identificabile, responsabile dell’azione farmacologica della droga.
Terpeni: composti prevalentemente di origine vegetale. Derivano dalla condensazione di unità isopenteniliche a cinque atomi di carbonio, strettamente correlate all’isoprene.

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