La lunga storia della Dendrocronologia

Dendrocronologia - Foto di Cristina GandolaAvvicinandosi allo studio della Dendrocronologia si può avere l’impressione che sia una scienza recente in cui le moderne tecnologie sono fondamentali e le continue interconnessioni con importanti branche della scienza quali Climatologia e Archeologia fanno presupporre che non possa che trattarsi di una “nuova scienza”. Nulla di più sbagliato, infatti in Europa lo studio degli anelli di accrescimento degli alberi ha una lunga storia e le basi su cui si sviluppò la dendrocronologia risalgono al Rinascimento.

Già nel XV secolo Leonardo da Vinci (1452-1519) riconobbe la relazione esistente tra gli anelli di accrescimento e le precipitazioni atmosferiche durante il periodo vegetativo delle piante arboree. Le basi anatomiche della ricerca riguardante gli anelli di accrescimento delle piante furono date da Marcello Malpighi (1628-1694) in Italia e Nehemian Grew (1628-1711) in Inghilterra, utilizzando l’appena inventato microscopio.

Il cambio, porzione di fusto dove nuovo tessuto viene formato, fu identificato nel 1758, ma solo nel 1828 Mirbel ne riconobbe l’importanza. Hartig (1805-1880) diede grande impulso alla ricerca fornendo una chiara concezione dello sviluppo degli anelli di accrescimento degli alberi attraverso un attento e meticoloso studio del legno primaverile e del legno tardivo, gli effetti del gelo e i danni prodotti dagli insetti.
Furono condotti numerosi studi in campo dendrocronologico durante tutto l’Ottocento e gli inizi del Novecento, soprattutto in Germania, Russia e Danimarca.

Il padre della dendrocronologia fu l’americano Andrew E. Douglass (1867-1962) che mise in relazione i principi dendrocronologici con la ricerca storica, la climatologia e l’astronomia.

Difficilmente una disciplina scientifica può essere così fortemente influenzata da un solo uomo, questo è successo per la dendrocronologia.

Agli inizi del Novecento, dall’osservatorio astronomico di Lowell in Arizona, di cui Douglass era il direttore, si desiderava tentare di spiegare la relazione tra l’attività solare e il clima terrestre. Non avendo a disposizione una lunga documentazione meteorologica su cui basare le proprie ricerche, Douglass pensò di cercare le informazioni di cui aveva bisogno negli alberi.

Lo studioso sfruttò la capacità degli anelli di riflettere, con il loro maggiore o minore spessore, l’apporto di nutrienti assimilati alla pianta durante il periodo di crescita. Bisogna infatti considerare che la possibilità di reperire cibo è data dall’umidità presente nel suolo circostante le radici, quindi gli anelli di accrescimento riflettono la quantità di precipitazioni.

Douglass sperimentò la sua ipotesi su esemplari di Pinus ponderosa aventi più di 300 anni di età presenti nell’area campionata in Arizona e verificò che, in tutti gli alberi studiati ad anni siccitosi corrispondevano anelli stretti. Questi anni sono conosciuti come pointer years (anni indicatori).

Esaminando il ceppo di un albero Douglass poteva riconoscere “modelli tipici” grazie ai quali poteva calcolare l’anno in cui l’albero era stato abbattuto.

Douglass, grazie ad una proficua collaborazione con l’Università dell’Arizona, studiò e cross-datò alberi in vita in una vasta area geografica. Questi dati permisero la costruzione di 500 anni di cronologia.
L’utilizzo di metodi statistici consentì a Douglass di stabilire un dato fondamentale: l’annuale formazione dell’anello era influenzata principalmente dalle precipitazioni precedenti al periodo vegetativo.
Gli studi proseguirono e, grazie all’uso delle sequenze a lungo termine, lo scienziato ricercava modelli cilclici per gli studi climatici e astronomici.
Dal 1914 Douglass iniziò ad ampliare i propri orizzonti anche alla datazione del legno proveniente da siti storici e archeologici.
Nel 1937 fu fondato il laboratorio di denrocronologia a Tucson, Arizona.
La cronologia assoluta fu estesa nel passato fino al 322 a.C. e furono archiviati campioni da 1320 insediamenti nel 1976.

Nel 1954 Schulmann scoprì che usando la datazione assoluta degli anelli annuali di accrescimento era possibile calibrare metodi per la datazione al radiocarbonio.

La dendrocronologia “moderna” arrivò in Europa nel 1937 quando il botanico tedesco Bruno Huber (1899-1969) capì l’importanza e l’utilità di questa scienza della datazione. Lo scienziato tedesco, studiando le zone temperate dell’Europa centrale, affrontò le problematiche identificate da Douglass, ricostruì lunghe sequenze dendrocronologiche e sincronizzò pali dell’Età del Bronzo.

Douglass e Huber stesero le basi della moderna dendrocronologia.

Disciplina oggi conosciuta e diffusa in tutta Europa, Nord America e Russia, la dendrocronologia ebbe inizialmente un lento sviluppo, ma l’introduzione del computer e l’uso dei raggi X per lo studio della densità del legno diedero un forte impulso.

Attualmente l’impiego della dendrocronologia è molto importante in Climatologia, infatti la scienza della datazione viene sfruttata per la ricostruzione del clima in aree in cui non si hanno dati meteorologici a lungo termine e per ottenere dati riguardanti il clima nel passato, inoltre fornisce un apporto fondamentale in Archeologia per coadiuvare le tecniche di datazione al radiocarbonio.