Energie rinnovabili in Italia

Cascate - Foto di Chiara VaiaFino agli anni ’60 la produzione energetica italiana è stata in larga parte rinnovabile, grazie in particolare alle centrali idroelettriche dell’arco alpino e dell’Appenino, oltre a quote minori date dal geotermico in Toscana. A causa dell’incremento del fabbisogno energetico, vista l’impossibilità logistica di sviluppare nuove grandi installazioni idroelettriche, le energie rinnovabili sono oggi relagate a quote marginali della produzione energetica del nostro Paese.

Nel 2006 l’Italia ha prodotto da fonti rinnovabili il 14,5% del totale di energia elettrica richiesta. Gran parte di questa energia deriva dall’uso delle centrali idroelettriche e la restante parte da geotermico, eolico e combustione di biomassa o rifiuti. Questi dati portano l’Italia ad essere ben lontana dagli obiettivi comunitari: il 22% di energia da fonte rinnovabile entro il 2010.

Purtroppo in Italia la produzione di energia da fonti rinnovabili è cresciuta poco negli ultimi anni, Il nostro Paese rimane “ancorato” alla produzione di energia idroelettrica che però è giunta al massimo potenziale sfruttabile.

Le energie rinnovabili e il risparmio energetico sono stati il tema di una recente campagna di sensibilizzazione sostenuta dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con Ises Italia.
Con la campagna “Città Solari” si desidera avvicinare il cittadino al tema delle energie rinnovabili e renderlo più consapevole riguardo alle numerose applicazioni e vantaggi offerti da questo tipo di energia.
Il Governo italiano sostiene di essere favorevole alle energie rinnovabili che saranno una parte rilevante dell’energia dell’Italia nel futuro.

Le prospettive per l’immediato futuro energetico italiano prevedono però un incremento dell’uso di termovalorizzatori e nucleare.

Il termovalorizzatore

Il termine termovalorizzazione indica il processo di incenerimento dei rifiuti.
Solo la frazione biodegradabile (organica) di tali rifiuti può essere considerata una fonte di energia rinnovabile, mentre tutto ciò che non è biodegradabile come i prodotti ottenuti da materie prime fossili, non può essere considerato “rinnovabile”.

L’incenerimento di rifiuti non differenziati è da considerarsi altamente pericoloso a causa dell’emissione di polveri e tossine potenzialmente nocive per l’organismo.

L’energia nucleare

il nucleare non viene propriamente considerato come fonte energetica rinnovabile poiché dipende da riserve limitate di materiale radioattivo: uranio 235 per l’energia nucleare da fissione.
L’uranio 235 rappresenta una piccola percentuale dell’uranio presente oggi sulla Terra però bisogna tener presente che le fonti oggi usate per estrarre il materiale potranno essere incrementate: molti altri minerali, oltre a quelli attualmente sfruttati, contengono uranio potenzialmente estraibile, inoltre l’uranio è presente nelle ceneri pesanti delle centrali termoelettriche a carbone e in tutte le acque salmastre.
Lo sfruttamento del più abbondante uranio 238 (più del 99% dell’uranio totale) e del torio 232 (più abbondante dell’uranio) permetterebbe di aumentare notevolmente la durata delle riserve minerarie.

In futuro, con il progredire delle tecnologie, lo sfruttamento dell’energia nucleare da fusione consentirà l’utilizzo del deuterio e del trizio, isotopi dell’idrogeno ampiamente diffusi in natura. Considerando che l’idrogeno è tra gli elementi più abbondanti nell’Universo, l’energia ottenuta dai suoi isotopi potrà essere considerata rinnovabile.

La produzione di energia nucleare è considerata sostenibile poiché non prevede l’emissione di CO2, sebbene la filiera produttiva (estrazione del minerale, raffinazione, arricchimento, fino allo stoccaggio delle scorie radioattive) comporti l’uso di ingenti quantità di energia con produzione di CO2.
L’emissione di CO2 causata dall’energia nucleare è inferiore rispetto a quella emessa durante il ciclo produttivo del solare e dell’eolico.