Il Larice

Larice - Foto di Federico LiberatoLarix decidua (Miller) appartenente alla famiglia delle Pinaceae.
Il genere Larix comprende circa 12 specie di conifere a foglie decidue, originarie delle zone temperate dell’emisfero settentrionale.
Il larice è una conifera molto longeva a crescita abbastanza rapida, soprattutto nei primi anni di vita durante i quali ha chioma raccolta che col passare del tempo diventa più rada. Gli esemplari centenari possono raggiungere i 40 metri di altezza e un diametro della chioma di 6-10 m.

Il larice ha tronco unico e dritto con chioma piramidale. Il fusto è ramificato fin dalla base e i rami principali sono orizzontali, i rametti secondari sono lunghi, sottili e penduli mentre le branche basali sono rivolte verso il basso con la parte apicale rivolta verso l’alto.
La scorza è grigiastra e liscia negli esemplari giovani, ma col passare del tempo tende a fessurarsi e diventare sfaldabile e rugosa mostrando, dalle screpolature verticali, la scorza sottostante di colore bruno-rossastro.
Il tronco è costituito da una parte esterna bianco-giallastra (alburno) e una interna rosso-bruna (duramen) molto resistente e di lunga durata, infatti, il legno del larice è ottimo e molto ricercato.
Le foglie sono aghiformi e flessibili, lunghe 2-4 cm. Durante la primavera sono verde vivo e lucenti, si mantengono tali per tutta l’estate per poi diventare dorate-rossiccie in autunno prima di cadere. Sono disposte a spirale attorno al ramo sui macroblasti mentre sono riunite in fascetti di 15-20 sui brachiblasti (rami corti).

Il larice è una pianta monoica, infatti ha infiorescenze maschili e femminili portate su uno stesso individuo.
Le infiorescenze femminili sono coni ovoidali di colore giallo-rosato, raggruppate in grappoli e lunghe 1 – 2,5 cm sono rivolte verso l’alto. In estate queste infiorescenze producono piccole pigne che maturano in Settembre – Ottobre. Le pigne sono erette, legnose, lunghe 2 – 4 cm e larghe 1,5 – 2,5 cm di colore prima rossiccio e poi bruno scuro sono persistenti sui rametti. Il seme è tondo con un’ala membranosa semiovata.
Le infiorescenze maschili sono costituite da coni ovoidali, posti sui brachiblasti. Hanno colore giallo chiaro e sono pendule, emettono il polline alla fine di Marzo.

Per incisione della corteccia si ottiene la trementina di Venezia: liquido viscoso, giallognolo trasparente, dall’odore balsamico e dal sapore acre.
La corteccia e le foglie secernono la manna di Briançon, un trisaccaride costituito da due moli di glucosio e una mole di fruttosio.
Nell’olio distillato dalle foglie si possono individuare terpeni quali α-pinene, β-pinene, β-fellandrene, mircene, sabinene.

Ecologia del Larice

Il Larice è l’albero alpino per eccellenza: raggiunge le più elevate altitudini sulle Alpi e delle Alpi è quasi esclusivo. Per questo motivo si può considerare il Lariceto la foresta più tipica della montagna alpina.

Il larice è l’unica conifera delle nostre regioni che perde le foglie durante l’inverno.
Questa particolare caratteristica consente alla pianta di difendersi efficacemente dalla perdita d’acqua per traspirazione fogliare che difficilmente troverebbe compensazione nel suolo gelato.

Vive tra 800 e 2500 m s.l.m.; tali limiti altimetrici possono variare a seconda delle condizioni climatiche delle diverse zone, in generale le altitudini massime ospitano per lo più esemplari deformati, cespugliosi o nani.

Specie eliofila, forma boschi puri, radi e luminosi con sottobosco ricco di piante erbacee a prevalenza di ericacee.

Il larice solitamente occupa la fascia di vegetazione superiore a quella dell’abete rosso, può capitare che le più basse stazioni del Larice siano nell’ambito della Pecceta.
Troviamo il larice associato all’abete rosso (Picea excelsa L.), al pino silvestre (Pinus sylvestris L.), al pino mugo (Pinus mugo Turra) e al pino cembro (Pinus cembra L.) a seconda delle località, ma talvolta si trova isolato su ghiaioni e luoghi rocciosi.

Il larice è facilmente distinguibile in tutti i periodi dell’anno per la sua tipica chioma rada e per le foglie decidue.

I larici preferiscono suoli sciolti e leggermente acidi, ma si adattano a qualsiasi suolo purché ben drenato, colonizzando anche suoli spogli.
Il larice è l’albero che raggiunge le quote più elevate, sopportando gelo e venti impetuosi, prediligendo condizioni di clima decisamente continentali.
Per tutti questi motivi il larice è molto importante come albero pioniero per preparare la colonizzazione di altre associazioni vegetali o per formare boschi duraturi dove gli altri alberi non possono più affermarsi.

Bibliografia

Fenaroli L. & Giacomini V., La Flora 1958,
Testi A., Atlante degli alberi d’Italia 2000,
Senatore F., Biologia e botanica farmaceutica 2004.