Nuove prospettive per la diagnosi del melanoma

nevoE’ stata messa a punto una nuova tecnica che utilizza marcatori genetici per distinguere con elevata precisione i nevi benigni dai melanomi. Questa tecnica verrà impiegata per effettuare una diagnosi corretta nei casi più difficili e dubbi.

Un gruppo di ricerca della University of California a San Francisco ha sviluppato una tecnica innovativa che andrà ad affiancarsi agli esami attualmente in uso per la diagnosi dei melanomi. I comuni esami microscopici e le biopsie dei tessuti possono, in alcuni casi, fornire risultati ambigui perciò la nuova tecnica sarà di fondamentale importanza per risolvere i casi in cui la diagnosi è più difficile.

In un ampio studio che ha preso in considerazione casi già diagnosticati, la nuova tecnica ha permesso di distinguere tra nevi benigni e melanomi con una percentuale di successo superiore al 90%. Sono state ottenute elevate percentuali di successo anche nei casi considerati dubbi e perciò difficili da diagnosticare.

Questo studio, pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, dimostra l’elevata accuratezza diagnostica e la praticità di un approccio multi-biomarker per la diagnosi del melanoma – spiega Mohammed Kashani-Sabet, medico e professore di dermatologia presso la University of California.

Il melanoma è la forma più pericolosa e mortale di tumore della pelle: può formare metastasi e diffondersi in quasi tutti gli organi. Grazie alla diagnosi precoce è stato possibile migliorare le aspettative di vita dei malati e ulteriori progressi potranno essere forniti dall’approccio combinato della nuova tecnica di diagnosi basata su analisi genetiche associata alle attuali pratiche diagnostiche.

Nel corso della ricerca gli scienziati hanno identificato circa 1000 geni umani presenti in diversi stadi dei melanomi maligni, poi hanno ristretto l’indagine a soli 5 geni che mostravano alti livelli di attività nei melanomi e potevano essere studiati con tecniche standard.
Sono stati valutati i livelli di espressione di questi geni e il livello di attività delle proteine nei tessuti malati e nei nevi benigni dimostrando che la nuova tecnica diagnostica poteva distinguere i nevi dai melanomi in base sia al livello sia al pattern di attività delle proteine.

Per sviluppare e testare la nuova tecnica diagnostica i ricercatori hanno esaminato i livelli di cinque biomarcatori in 693 campioni di tessuto. Le analisi effettuate hanno rivelato che l’aumento della sintesi proteica causata dal melanoma era statisticamente significativa e perciò i biomarcatori sono un indicatore diagnostico affidabile per discriminare i nevi benigni dai melanomi.

Inoltre:

  • le proteine hanno mostrato schemi di attività differenti nei due tipi di tessuto e questa scoperta può diventare un ulteriore e ancora più discriminante indicatore diagnostico;
  • lo schema di attività tra lo strato più superficiale e lo strato più profondo del tessuto risulta molto differente nel caso del melanoma rispetto a quello del nevo benigno: ciò rappresenta un’ulteriore caratteristica di grande importanza ai fini diagnostici.

Sebbene alcuni dei geni e proteine fossero indicatori più forti rispetto ad altri, i ricercatori hanno scoperto che la combinazione di tutti e cinque consente la più elevata accuratezza diagnostica: la specificità cioè la percentuale di nevi benigni correttamente diagnosticati è del 95%, la sensibilità cioè la percentuale di melanomi diagnosticati correttamente è del 91%.
La nuova tecnica ha permesso di diagnosticare correttamente il 75% dei casi più difficili non riconosciuti in precedenza e altri nevi difficili da interpretare come i nevi displastici e nevi di Spitz.

Il melanoma

Il melanoma è un tumore maligno che si origina dai melanociti (cellule preposte alla sintesi della melanina) e può insorgere in tutti i distretti corporei in cui sono normalmente presenti queste cellule: cute e mucose.
I melanociti costituiscono i nevi e si trovano anche in sedi extracutanee come l’occhio, le meningi, l’orecchio interno.

Il melanoma mostra oggi un’incidenza in crescita costante e colpisce prevalentemente soggetti di età compresa tra 30 e 60 anni.

Questo tumore può insorgere da nevo preesistente: fanno sospettare una crescita neoplastica i cambiamenti di simmetria, bordi, colore, dimensione ed estensione del nevo.

Il rischio di sviluppare il melanoma è maggiore nei soggetti con la pelle particolarmente chiara di ceppo caucasico rispetto alle altre etnie. Si pensa, infatti, che i raggi ultravioletti B contribuiscano allo sviluppo del tumore, benché possa insorgere in qualunque distretto corporeo e una quota di melanomi è di origine familiare.
Le cause scatenanti il melanoma indotte dai raggi UVB sono: la mutazione di geni con conseguenti proliferazioni cellulari e disabilitazione del gene oncosoppressore; la disabilitazione della risposta immunitaria della cute.
La lunga esposizione agli UVB può provocare danni al DNA, ma mentre di solito le cellule incapaci di riparare il proprio DNA vanno in apoptosi, l’alterazione del gene p53 può indurre la cellula a continuare a vivere e proliferare senza limiti.

Il melanoma si sviluppa attraverso vari stadi di progressione in cui presenta aspetti clinici e istologici diversi. Può iniziare con una diffusione piana sulla superficie della cute ed è la fase di crescita orizzontale (melanoma piano), successivamente può sviluppare componenti nodulari invasive (melanoma piano-cupoliforme). Il melanoma nodulare, invece, appare fin dal primo momento come un nodulo invasivo in profondità (melanoma cupoliforme).

Lo sviluppo di campagne di prevenzione per sensibilizzare la popolazione è sicuramente uno strumento informativo di base molto importante, ma la principale arma per tentare di ridurre la mortalità causata dal melanoma è la diagnosi precoce che risulta sempre più efficace grazie ai progressi delle tecniche diagnostiche.
Individuare il melanoma quanto prima possibile e asportarlo in fase precoce è un valido strumento per salvare numerose vite.
Bisogna infatti considerare che il melanoma cutaneo ha una prognosi strettamente correlata allo spessore raggiunto nella pelle al momento della sua diagnosi e asportazione: se il melanoma è confinato agli strati cutanei superficiali la prognosi è generalmente buona, ma se ha avuto tempo di crescere prima di essere diagnosticato e ha raggiunto gli strati cutanei più profondi, il rischio di morte è elevato.

Oltre al melanoma esistono altri tumori cutanei: i carcinomi o epiteliomi cutanei. Anche per i carcinomi cutanei è stato dimostrato un aumento di frequenza dovuto probabilmente agli effetti dell’eccessiva esposizione solare dei soggetti con pelle chiara.

I carcinomi cutanei comprendono i carcinomi spinocellulari e i carcinomi basocellulari.
I primi sono più rari e metastatizzano se diagnosticati tardi; sono legati alla quantità cumulativa di radiazioni ultraviolette assorbite dalla pelle durante la vita. I carcinomi basocellulari non metastatizzando quasi mai, sono molto frequenti, più del melanoma e sono associati alle scottature solari subite soprattutto in età infantile. Questa caratteristica li accomuna al melanoma che risulta associato al numero di scottature solari subite soprattutto in giovane età.

Perciò per la prevenzione dei tumori cutanei è importante limitare l’esposizione solare, evitando comportamenti a rischio per non incorrere in scottature.