Osteoporosi: nuove prospettive da una ricerca italiana

tessuto osseo - Foto di SP VeresUna ricerca condotta nello spazio aiuta a chiarire i meccanismi alla base dell’osteoporosi. Per la prima volta è stato dimostrato che le cellule che demoliscono le ossa sono sensibili alla mancanza di resistenza meccanica e reagiscono attaccando e distruggendo il tessuto osseo.

Questo risultato è stato raggiunto da un team di ricercatori italiani diretto da Alberta Zallone, del Dipartimento di Anatomia Umana e Istologia dell’Università degli Studi di Bari.

I risultati di questo esperimento spaziale, pubblicati online sulla rivista de The Federation of American Societies for Experimental Biology, The FASEB Journal, hanno prodotto un gigantesco passo avanti per la ricerca scientifica e presto potrebbero essere di grande aiuto in ambito medico e farmacologico per combattere l’osteoporosi.

La mancanza di gravità nello spazio e del carico meccanico e/o dell’esercizio fisico sulla Terra, attiva direttamente le cellule capaci di demolire il tessuto osseo, mentre in precedenza si pensava che la regolazione del tessuto osseo fosse prerogativa delle cellule osteoformatrici.
Questa ricerca sottolinea quindi l’importanza autonoma delle cellule demolitrici.

Nel 2007 i ricercatori avevano inviato nello spazio, nel corso della missione FOTON-M3 della European Space Agency (ESA), un campione di osteoclasti ottenuti dal midollo osseo estratto da femori di topo, mentre un’altro identico campione era rimasto sulla Terra.

In orbita, le cellule erano conservate in un bioreattore che garantiva condizioni controllate ed era provvisto di un dosatore automatico che somministrava le necessarie sostanze nutritizie a intervalli regolari, lo stesso avveniva per le cellule a Terra.
Dopo 12 giorni le analisi hanno rivelato che il campione mantenuto in orbita, rispetto al campione rimasto a Terra, mostrava un aumento dell’espressione genica coinvolta nella maturazione e attività degli osteoclasti a cui corrisponde un incremento della perdita di tessuto osseo.

Secondo i dati forniti dalla NASA, un astronauta può perdere dal 10% al 15% della massa ossea pre-volo dopo soli 6 mesi di permanenza nello spazio.

Lo spazio potrebbe essere per l’uomo l’ultima frontiera da abbattere, ma prima di conquistare la microgravità ci sono importanti ostacoli da superare e uno di questi è la perdita di tessuto osseo.
Ancora prima di pensare alle conquiste spaziali, bisogna pensare che anche sulla Terra dobbiamo fare i conti con la perdita di tessuto osseo. L’osteoporosi, infatti, colpisce inesorabilmente uomini e donne e questo studio europeo ne sottolinea una causa: mancanza di resistenza.

Proprio come accade per il nostro cervello, anche l’osso se non viene usato con costanza si deteriora e viene perso.
In attesa di ulteriori studi che approfondiscano le conoscenze sui meccanismi che portano il nostro scheletro a deteriorarsi, è bene mantenere in uso il nostro corpo e le nostre ossa anche semplicemente con una moderata attività.