Influenza: tra epidemia stagionale e rischio pandemico

Influenza - Foto di Andrzej GdulaDalla metà di aprile 2009 sono stati segnalati casi di infezione nell’uomo causati da un virus influenzale di tipo A/H1N1, noto come influenza suina. In diversi Paesi, test di laboratorio indicano che l’epidemia è dovuta a un nuovo sottotipo del virus A/H1N1, dati epidemiologici dimostrano la trasmissione da uomo a uomo e la capacità del virus di causare epidemie a livello di comunità.

In base al Regolamento sanitario internazionale, il 25 aprile 2009 il Direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, ha dichiarato questo evento una emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale e il 27 aprile 2009 il livello di allerta è passato dalla fase 3 alla fase 4. Questo significa che viene posta una grande attenzione sul problema, comunque anche se la possibilità di una pandemia è aumentata non è detto che si verifichi realmente.

Ad oggi il numero di casi è abbastanza limitato, ma grazie alla facilità e alla velocità degli spostamenti, i Paesi colpiti sono sempre di più: partita dal Messico intorno alla metà di marzo, l’influenza si è poi diffusa negli Stati Uniti, Canada e in Europa.

I Paesi hanno messo a punto misure appropriate per limitare la diffusione dell’infezione e questo comprende la divulgazione di informazioni al pubblico, ai viaggiatori e aumentare l’attenzione tra gli operatori sanitari oltre ad attivare una sorveglianza potenziata e i Piani nazionali di preparazione pandemica.

In Italia, dal 24 aprile sono state allertate la rete di sorveglianza Influnet e le altre strutture per la sorveglianza del virus influenzale sul territorio. Inoltre il Ministero della Salute ha attivato il numero verde 1500 per fornire informazioni utili a cittadini e viaggiatori e il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) propone un aggiornamento continuo per gli operatori sanitari.

L’Italia è preparata a rispondere ad una eventuale pandemia influenzale con vaccini e farmaci antivirali efficaci, inoltre, dispone di un apposito Piano concordato con gli altri Stati dell’Unione Europea.

Il virus dell’influenza suina è un ceppo del sottotipo H1N1 del tutto nuovo, capace di provocare infezioni gravi, secondo quanto riportato, in giovani adulti. Questa caratteristica lo differenzia dai comuni virus influenzali stagionali, che in genere colpiscono prevalentemente persone già debilitate o particolarmente sensibili come bambini e anziani.
Il virus sembra essere sensibile ai farmaci antivirali come gli inibitori della neuraminidasi che potrebbero essere molto utili nel trattamento dei casi accertati.

Solitamente le epidemie influenzali sono stagionali e colpiscono la maggior parte degli individui durante l’inverno, quando è più facile avere forme respiratorie su cui si installa il virus influenzale. Questo non vale per le aree calde del nostro Pianeta dove i virus influenzali non rispettano alcuna stagionalità. Non sappiamo ancora se il nuovo virus si comporta come i classici virus dell’influenza umana, per adesso le principali difficoltà sono di arginare la diffusione considerando anche che nell’emisfero australe sta per arrivare l’inverno.

L’influenza è una malattia respiratoria acuta causata dall’infezione da virus influenzali. La malattia è spesso accompagnata da sintomi caratteristici e, salvo complicanze spesso a carico polmonare, si ha la risoluzione nell’arco di una settimana.

I virus influenzali appartengono alla famiglia delle Orthomyxoviridae. I virus dell’influenza di tipo A e B costituiscono un genere che può colpire l’uomo, mentre il tipo C non interessa l’uomo.
I tipi A, B o C differiscono in base alla identificazione antigenica della nucleoproteina e delle proteine della matrice.
I virus influenzali sono ulteriormente suddivisi in sottotipi in base alle proteine di superficie: emaglutinina (H) e neuraminidasi (N): il tipo A ha 16 sottotipi virali per l’emaglutinina (H1, H2, H3 possono colpire l’uomo) e 9 per la neuraminidasi (N1, N2 possono colpire l’uomo), i tipi B e C non presentano variazioni molto significative di H e N.

Le epidemie di influenza si verificano ogni anno, ma ciclicamente, alcune volte in un secolo, si verifica una epidemia mondiale o pandemia come la Spagnola (A/H1N1) tra il 1918 e il 1919, l’Asiatica (A/H2N2) tra il 1957 e il 1958, l’influenza di Hong Kong (A/H3N2) tra il 1968 e il 1969.

Le principali epidemie sono causate dai virus di tipo A, questo è dovuto alle capacità degli antigeni emaglutinina e neuraminidasi di subire mutazioni. Le variazioni antigeniche di drift (mutazioni puntiformi) causano le epidemie annuali; gli shift antigenici causano ampie variazioni al virus e possono essere correlate a pandemie influenzali.
L’origine dei virus pandemici non è nota, l’ipotesi è che possano derivare dal riarrangiamento tra ceppi influenzali umani e animali, questo potrebbe essere capitato nel caso dell’influenza Aviaria (A/H5N1) nel 1997 quando erano stati individuati alcuni casi di infezione nell’uomo in concomitanza con una grande epidemia di influenza aviaria nel pollame.