Nuove prospettive per il tumore alla prostata

DNA - Foto di Svilen MushkatovE’ stata identificata una nuova chiave molecolare che regola lo sviluppo del tumore alla prostata. Si tratta di due geni la cui mutazione contemporanea causa un’azione sinergica che induce lo sviluppo del tumore alla prostata.

In uno studio preclinico, il team di ricercatori guidati da Maria Diaz-Meco, ha scoperto che l’inattivazione simultanea di due geni, chiamati PTEN e Par-4, provoca un rapido sviluppo del tumore prostatico invasivo nei topi.

Il gruppo di ricerca della University of Cincinnati ha pubblicato i risultati dello studio sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS) nel mese di maggio.

La ricerca apre nuove future prospettive nel campo della diagnosi e della cura del tumore alla prostata.

“Sappiamo che mutazioni indipendenti in ciascuno di questi geni potrebbe tradursi in un tumore benigno, ma quando avvengono cambiamenti simultanei si verifica un effetto sinergico che provoca il tumore alla prostata” spiega Diaz-Meco, professore associato di biologia cellulare presso la University of Cincinnati.

Le mutazioni simultanee osservate dai ricercatori condizionano le capacità cellulari di crescere e di sopravvivere, portando a tumori più aggressivi e invasivi.

“Si tratta di una scoperta molto importante perchè – fino ad oggi – questi meccanismi non erano definiti in modo chiaro e in assenza di uno specifico target molecolare è impossibile sviluppare farmaci efficaci per il trattamento di questa patologia senza provocare danni al paziente” afferma Diaz-Meco.

Il gene PTEN viene soppresso in presenza di tumore alla prostata, come avviene anche in altri tipi di tumore.
E’ stato evidenziato che la sua mutazione porta alla formazione di tumori benigni.
Il gene Par-4 risulta anch’esso mutato nel tumore alla prostata.
Questo studio aggiunge nuove informazioni poichè dimostra, per la prima volta, che esiste una relazione tra le mutazioni a carico dei due geni ed in particolare di PTEN e l’aggressività nello sviluppo del tumore alla prostata.

Lo studio è stato condotto su modello animale (topo) durante una sperimentazione di due anni. I dati ottenuti sono stati correlati e confrontati con campioni di tessuto di tumore alla prostata umano con lo scopo di capire se le scoperte potevano essere applicabili anche al genere umano.

“In teoria, le nuove conoscenze potrebbero essere usate per categorizzare meglio l’aggressività tumorale attraverso la misurazione dei livelli di espressione di PTEN e Par-4 verificabili analizzando biopsie di tessuti.
Questo potrebbe aiutare i medici nella valutazione del trattamento più opportuno del singolo paziente riducendo i trattamenti non necessari” spiega Diaz-Meco.

I ricercatori stanno lavorando per identificare i target molecolari coinvolti nella progressione del tumore, passando dal modello animale all’uomo, con lo scopo di capire con maggiore precisione i meccanismi di azione che portano alla formazione e alla propagazione del tumore alla prostata così da poter indirizzare lo sviluppo di metodi migliori sia per diagnosticare sia per curare la patologia.