Estinzione di massa alla fine del Permiano

Trilobiti - Foto di Robb KiserL’estinzione di massa che si verificò alla fine del Permiano fu probabilmente la più grande mai accaduta. La scoperta di un enorme evento vulcanico avvenuto nella provincia di Emeishan nel sud ovest dell’attuale Cina getta nuova luce sugli eventi che portarono all’estinzione di numerose forme viventi.

Un gruppo di ricercatori della University of Leeds, in collaborazione con la China University of Geosciences, ha condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Science, riguardante le eruzioni che si presume portarono all’estinzione avvenuta alla fine del Permiano: la più grande estinzione di massa tra le 5 che si sono verificate da quando c’è vita sulla Terra.

I ricercatori hanno scoperto che l’eruzione, avvenuta nella provincia di Emeishan, nel sud ovest dell’attuale Cina, causò il rilascio di mezzo milione di chilometri cubi di lava che coprì completamente l’area circostante (corrispondente a una zona equivalente alle dimensioni dell’attuale Galles) e potrebbe essere stata la causa che determinò la morte della vita marina nel mondo.

Gli scienziati sono riusciti a stimare l’esatto periodo dell’eruzione correlandolo direttamente a un evento di estinzione di massa. Ciò è stato possibile perchè le eruzioni sono avvenute in una zona marina poco profonda perciò i depositi vulcanici appaiono oggi come uno strato distinto costituito da rocce ignee tra due strati di rocce sedimentarie contenenti fossili marini facilmente databili.

Lo strato di roccia successivo all’evento vulcanico mostra la presenza di forme di vita completamente differenti dalle precedenti, suggerendo che all’eruzione seguì una catastrofe ambientale di ampie proporzioni: la traccia di estinzione di massa direttamente riconducibile all’eruzione.

La portata globale dell’eruzione fu dovuta alla vicinanza del vulcano a una zona marina poco profonda: ciò provocò un rapido contatto tra l’enorme quantità di lava e l’acqua con la formazione di elevate quantità di biossido di zolfo che si riversarono nell’atmosfera.

“Quando il magma a elevata velocità e scarsa viscosità incontra il mare è come gettare acqua in una padella di olio bollente: si formano esplosioni spettacolari che danno origine a enormi nuvole di vapore” spiega il professor Paul Wignall, paleontologo presso la University of Leeds.

L’immissione di biossido di zolfo nell’atmosfera potrebbe aver portato a una formazione nuvolosa di elevate dimensioni che si sarebbe rapidamente diffusa in tutto il modo trasportata dai venti. Questo potrebbe aver provocato un raffreddamento del pianeta a cui seguirono torrenziali piogge acide.

“Possiamo correlare la catastrofe ambientale globale con il susseguirsi delle eruzioni vulcaniche grazie all’improvvisa estinzione della vita marina, testimoniata dal record fossile” afferma il professor Wignall.

Le estinzioni

L’estinzione è per la specie ciò che la morte è per l’individuo: inevitabile.

Le specie estinte costituiscono forse più del 99,5% di tutte le specie comparse sulla Terra dall’inizio della vita ai giorni nostri e i fossili documentano 250 mila estinzioni.

Si calcola che una specie abbia un arco di esistenza variabile da uno a pochi milioni di anni.

Si può pertanto affermare che gran parte della vita sulla Terra è caratterizzata da aumenti nel numero di specie e da grandi estinzioni.

In caso di evoluzione, gli organismi discendono da altri vissuti in precedenza e possono scomparire dalla scena modificandosi, col tempo, in altri con caratteristiche diverse.
Le scomparse di specie in seguito a evoluzione sono dette pseudoestinzioni, ad esse si affincano le estinzioni vere e proprie intese come scomparsa degli organismi senza lasciare discendenza. Le cause possono essere molteplici e sono oggetto di studi e ricerche.
Esistono inoltre estinzioni con sostituzione in cui le specie che si susseguono nel tempo sono vicarianti ecologici oppure estinzioni senza sostituzione e in questo caso si tratta di estinzioni vere e proprie.

Le estinzioni che coinvolgono numerosi taxa vengono dette estinzioni di massa.

Si conoscono 5 grandi estinzioni di massa avvenute

  • alla fine dell’Ordoviciano (438 milioni di anni fa)
  • alla fine del Devoniano (355 milioni di anni fa)
  • alla fine del Permiano (250 milioni di anni fa), in cui si presume che scomparve quasi il 96% delle specie marine
  • alla fine del Triassico (205 milioni di anni fa)
  • alla fine del Cretaceo (65 milioni di anni fa), in cui scomparvero i dinosauri e molti altri animali.

Di tipo diverso furono le estinzioni di fine Paleocene (57 milioni di anni fa) che interessò soprattutto il mare profondo legato ad un evento di riscaldamento; l’estinzione di fine Pleistocene (0,01 milioni di anni fa) un’ipotesi lega questo evento alle glaciazioni, un’altra ipotesi attribuisce la responsabilità all’uomo; le estinzioni dell’Olocene (attuali).

In base all’evoluzione e all’estinzione degli organismi è possibile caratterizzare un intervallo di tempo geologico con una determinata specie (o un gruppo) fossile non esistente prima e non presente dopo tale intervallo.

Per poter operare distinzioni temporali sono utili gli organismi a rapida evoluzione e ampia distribuzione areale sulla Terra (come ad esempio le Ammoniti).

Ciò che si osserva è una successione di specie diverse lungo una serie di strati verticali, è proprio su questo che si basa la cronologia relativa utile per stabilire le suddivisioni del tempo geologico in unità geocronologiche: eoni, ere, periodi, epoche, età.