Omosessualità animale

Femmine di Phoebastria immutabilis - Foto di Eric Van der WerfIl comportamento sessuale di numerose specie animali è molto simile a quello umano. L’omosessualità ha un significato evolutivo preciso e, in alcuni casi, può rivelarsi una tattica vincente per il gruppo animale che la pratica.

Il comportamento sessuale è un fenomeno che coinvolge quasi tutto il regno animale, fino ad oggi la maggior parte delle ricerche ha concentrato l’attenzione sulle basi genetiche e i meccanismi neurali che spingono specie animali diverse a comportamenti sessuali simili.
Sebbene questi studi abbiano valutato le origini evolutive di uno stesso comportamento sessuale, quasi nessuno ha preso in considerazione le conseguenze evolutive di tale comportamento. Per cercare di colmare questa lacuna i ricercatori della University of California Riverside hanno iniziato un’ampia analisi dei dati disponibili in letteratura.

I primi risultati della ricerca condotta da Nathan Bailey, ricercatore presso il Dipartimento di Biologia e dalla professoressa di biologia Marlene Zuk, entrambi della University of California Riverside, sono stati pubblicati sulla rivista Trends in Ecology & Evolution.

E’ importante chiarire che spesso ciò che viene comunemente indicato come uno stesso comportamento sessuale in realtà non è propriamente lo stesso in tutte le specie. Può quindi capitare di chiamare nel medesimo modo fenomeni qualitativamente differenti.

“I moscerini della frutta (Drosophila melanogaster, Meigen 1830), ad esempio, potrebbero corteggiare altri maschi perché hanno perso il gene che permette di distinguere il sesso dei loro simili. Questo comportamento omosessuale risulta essere molto diverso da quello praticato tra i delfini dal naso a bottiglia (Tursiops truncatus, Montagu 1821) che hanno interazioni tra individui dello stesso sesso per facilitare la coalizione del branco, oppure le femmine dell’albatro di Laysan (Phoebastria immutabilis, Rothschild 1893) che possono restare unite per tutta la vita e crescere la prole insieme” spiega Bailey.

In apparenza un comportamento omosessuale potrebbe sembrare poco vantaggioso per una specie animale però, in determinate circostanze, si rivela di fondamentale importanza per una migliore sopravvivenza della prole.

Come nel caso delle femmine dell’albatro di Laysan (Phoebastria immutabilis) che si mettono in coppia, costruiscono il nido e allevano la prole insieme. Tale comportamento sessuale potrebbe rappresentare una strategia riproduttiva alternativa nei periodi in cui i maschi scarseggiano.

“Gli stessi comportamenti sessuali – corteggiamento, monta, genitorialità – sono caratteri che possono essere stati modellati dalla selezione naturale, un meccanismo base dell’evoluzione che avviene generazione dopo generazione. La nostra ricerca suggerisce che gli stessi comportamenti sessuali potrebbero agire come forza selettiva” spiega Bailey.

Una forza selettiva rappresenta uno stress improvviso o graduale che agisce su una popolazione condizionando il successo riproduttivo degli individui.

“Quando pensiamo a una forza selettiva tendiamo a prendere in considerazione il clima, la temperatura o le condizioni geografiche, ma è necessario valutare anche le circostanze sociali che agiscono in un particolare momento su una popolazione animale, anch’esse, infatti, rappresentano una forza selettiva” spiega Bailey.

I comportamenti sessuali cambiano radicalmente l’assetto sociale di una popolazione in un determinato momento. L’omosessualità, ad esempio, può temporaneamente togliere alcuni individui dal totale di quelli disponibili per la riproduzione.

“Come ogni altro comportamento che non porta direttamente alla riproduzione, l’omosessualità ha conseguenze sul piano evolutivo che solo adesso iniziamo a valutare” afferma Bailey.

Ad esempio i rapporti sessuali tra maschi nelle locuste possono essere molto dispendiosi dal punto di vista energetico e questo costo potrebbe tradursi in un aumento della pressione selettiva sui maschi verso un maggior rilascio di una sostanza, il panacetilnitrile, che ha lo scopo di dissuadere altri maschi dal rapporto omosessuale.

“Non sappiamo ancora quanto è importante il patrimonio genetico per l’espressione dei comportamenti omosessuali. Tale conoscenza potrebbe aiutare a capire come questi comportamenti evolvono e come agiscono sull’evoluzione di altri caratteri. Potrebbe essere utile anche per capire se si tratta di caratteristiche che hanno tutti gli individui appartenenti ad una specie, ma solo in alcuni si verifica la reale espressione” spiega Bailey.

A tale proposito i ricercatori della University of California Riverside propongono di adottare per le altre specie animali gli stessi approcci che hanno fornito risultati positivi negli studi sull’uomo.

Gli scienziati hanno localizzato sul genoma umano tratti che potrebbero contribuire all’orientamento sessuale, ma a parte il moscerino della frutta, non sono stati condotti studi in proposito su altre specie animali.

I ricercatori ora puntano a chiarire le conseguenze evolutive dei comportamenti omosessuali e valutare la loro importanza nell’evoluzione dell’accoppiamento sessuale.