I vantaggi di una dieta Mediterranea modificata

insalata - Foto di IlkerQuando lo stile di vita e l’alimentazione non sono corretti rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di numerose patologie come la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari. La dieta Mediterranea modificata e arricchita con importanti sostanze di origine vegetale può essere un valido aiuto per la salute del nostro organismo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla diffusione di numerose patologie le cui cause risultano spesso correlate a squilibri nello stile di vita e nell’alimentazione. Un esempio è la sindrome metabolica, malattia complessa che si sviluppa a partire da numerose cause.
Per questa malattia l’approccio terapeutico risulta particolarmente difficile sia nella prevenzione sia in fase di trattamento. Proprio per questo motivo è utile valutare l’importanza dello stile di vita, alimentazione compresa, infatti, una dieta appropriata ha dimostrato in numerosi studi di poter correggere anomalie metaboliche associate allo sviluppo di alcune malattie come il diabete di tipo 2 e le patologie cardiovascolari.

I ricercatori del Functional Medicine Research Center negli USA hanno pubblicato, sulla rivista Nutrition & Metabolism, i risultati del loro studio che dimostra come una dieta Mediterranea modificata con un ridotto apporto glicemico e arricchita con specifiche sostanze vegetali (proteine della soia, fitosteroli, iso-alfa acidi e proantocianidine) possa avere effetti positivi sulla risposta insulinica e infiammatoria.

La ricerca è volta a verificare se la dieta in studio possa svolgere un’azione positiva portando ad una riduzione dei fattori di rischio cardiometabolici con l’obiettivo di controllare la sindrome metabolica e l’ipercolesterolemia.

I ricercatori hanno eseguito un controllo sulle sostanze capaci di innalzare la sensibilità insulinica mediante la modulazione delle protein chinasi: hanno identificato gli iso-alfa acidi del luppolo (Humulus lupulus L.) e le proantocianidine dell’acacia (Acacia nilotica (L.) Willd. ex Delile). Questa indagine preliminare è servita per individuare un insieme di sostanze utili per formulare la dieta ottimale.

Per “dieta Mediterranea modificata a basso indice glicemico” si intende una dieta che include una varietà di alimenti a basso indice glicemico e un alto tenore di sostanze vegetali come le proteine della soia e i fitosteroli.

Non tutte le diete considerate Mediterranee hanno un basso indice glicemico come non tutte le diete a basso indice glicemico sono ricche di sostanze vegetali attive.

La dieta usata in questo studio si differenzia dalla classica dieta Mediterranea soprattutto per l’assenza di dolci, il ridotto apporto di bevande alcoliche e di cereali: 1 bicchiere di vino rosso al giorno e 1 porzione di cereali al giorno.
La dieta Mediterranea classica non è adatta per gli individui insulino-resistenti poichè è molto ricca di carboidrati; gli studi dimostrano che alimenti come la pizza o i crostini di pane hanno lo stesso indice glicemico del pane bianco. Per questo motivo la maggior parte degli alimenti previsti in questa dieta ha indice glicemico inferiore a 55 e una sola porzione al giorno prevede un indice glicemico moderato (compreso tra 55 e 70).
Oltre a queste caratteristiche è associato anche un ridotto apporto di grassi saturi e un maggiore apporto di fibre e di proteine.

Lo studio ha coinvolto 49 soggetti di età compresa tra 25 e 80 anni, affetti da sindrome metabolica e ipercolesterolemia. Il periodo di dieta, affiancato ad un programma di esercizi aerobici, è durato 12 settimane in cui un gruppo ha seguito la dieta Mediterranea a basso indice glicemico (MED) e un altro gruppo la stessa dieta arricchita però con fitosteroli, proteine della soia, iso-alfa acidi e proantocianidine (PED).

La dieta PED prevede la supplementazione alimentare, somministrata sotto forma di bevanda in polvere o tavolette, delle sostanze vegetali utili per il trattamento. In particolare i soggetti coinvolti nello studio hanno assunto 30 g al giorno di proteine della soia (34 mg di isoflavoni della soia) e 4 g al giorno di steroli vegetali (pari al 40% di ß-sitosterolo).
La dieta MED non prevede alcuna integrazione alimentare e richiede semplicemente un carico glicemico non superiore a 65.

I soggetti hanno inoltre praticato attività fisica senza eccessivi sforzi fino a 150 minuti a settimana.

La dieta è stata ben tollerata e anche la supplementazione alimentare ha avuto ottimi risultati con una compliance pari al 93% per la bevanda in polvere e al 95% per le tavolette.
I soggetti, dopo le prime due settimane di dieta, hanno visto ridurre progressivamente il desiderio di consumare dolci, cibi di fast food, grassi e carboidrati. Inoltre, è aumentato il senso di sazietà tra i pasti principali soprattutto nei soggetti che hanno seguito la dieta PED.

Sebbene questa dieta non sia stata studiata per il dimagrimento, i partecipanti allo studio hanno avuto una perdita di peso corporeo pari a 5,7±1,0 kg nella dieta MED e 5,9±0,7 kg nella dieta PED. Alla perdita di peso è seguita anche una riduzione dei valori pressori, inoltre i valori ematici di colesterolo totale e LDL si sono progressivamente ridotti durante le settimane di dieta. Il colesterolo totale ha avuto una riduzione media percentuale del 14,5% nella dieta PED e del 6,3% nella dieta MED. Si sono ridotti anche i valori ematici di trigliceridi, LDL, VLDL e apo B.

In particolare la dieta PED ha portato alla riduzione del colesterolo e dei trigliceridi con un aumento delle HDL e una riduzione del rapporto tra trigliceridi e HDL oltre a una riduzione del rapporto tra apolipoproteine apo B e apo A-I. Inoltre, il 43% dei soggetti che hanno seguito la dieta PED ha ottenuto la risoluzione della sindrome metabolica contro il 22% dei soggetti che hanno seguito la dieta MED.
Il punteggio Framingham per il rischio cardiovascolare risulta ridotto del 5,6% nel gruppo che ha seguito la dieta PED e del 2,9% nel gruppo che ha seguito la dieta MED.

Entrambe le diete hanno portato alla riduzione delle concentrazioni di insulina e di glucosio a digiuno e di HbA1c.

Questi risultati dimostrano che la supplementazione con specifiche sostanze naturali di origine vegetale aumenta l’efficienza della dieta Mediterranea modificata con un basso carico glicemico nei confronti di specifiche patologie quali la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari.

Una dieta equilibrata e l’esercizio fisico sono gli strumenti di base per ridurre il rischio di sviluppare resistenza insulinica e sindrome metabolica. La dieta Mediterranea, ricca di vegetali e acidi grassi insaturi, povera di cibi raffinati, ha mostrato di ridurre il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e l’infiammazione associata alla sindrome metabolica. Il trattamento farmacologico è considerato appropriato quando il paziente non ottiene benefici da una dieta e da uno stile di vita adeguato.

Il consumo eccessivo di alimenti non adatti: ricchi di calorie, altamente raffinati e facilmente assimilabili, poveri dal punto di vista nutrizionale, ha mostrato di provocare un aumento dell’infiammazione sistemica e la riduzione della sensibilità insulinica.

Il consumo abituale di alimenti non adatti può comportare lo sviluppo della sindrome metabolica, uno stato fisiologico che comprende un insieme di anomalie metaboliche come dislipidemia, obesità centrale, ipertensione, intolleranza al glucosio.
Questi sono tutti fattori indipendenti per lo sviluppo del diabete di tipo 2 e di patologie cardiovascolari.

La sindrome metabolica deriva da un aumento costante della resistenza insulinica che risulta fortemente associato con l’assunzione alimentare di carboidrati e grassi saturi che portano ad un incremento dei livelli di trigliceridi e dei depositi di grasso viscerale.
La sindrome metabolica è anche associata ad uno stato di infiammazione cronica. La perdita di adipociti si traduce nel reclutamento di macrofagi che fagocitano i lipidi in eccesso formando cellule schiumose con la conseguente liberazione di citochine, ponendo così le basi per uno stato di infiammazione cronica. Queste adipochine portano all’attivazione sistemica di numerose proteine chinasi (PI3K, GSK-3, PKC) coinvolte nella trasduzione del segnale infiammatorio, esse provocano la resistenza insulinica nel muscolo scheletrico e nel tessuto adiposo. Perciò le terapie che riducono i lipidi circolanti e l’infiammazione sistemica si sono mostrate promettenti per il trattamento dell’insulino resistenza e della sindrome metabolica.

Le conoscenze attuali suggeriscono che ripristinare l’equilibrio delle chinasi è una promettente strategia per ridurre la resistenza insulinica e le anomalie metaboliche.
L’inibizione delle chinasi può essere ottenuta con terapie farmacologiche, esistono comunque numerosi composti chimici naturali assimilabili con la dieta, come la genisteina (isoflavone della soia) e la curcumina (principale componente biologicamente attivo estratto dal rizoma di Curcuma longa L.), che hanno mostrato attività inibitrice delle protein chinasi.

Un recente studio ha dimostrato che una dieta Mediterranea associata al consumo alimentare di polifenoli potrebbe avere effetto sinegico con risultati positivi sul dismetabolismo postprandiale.

In uno studio precedente i ricercatori del Functional Medicine Research Center hanno evidenziato che l’aggiunta delle proteine della soia e dei fitosteroli a una dieta Mediterranea a basso indice glicemico svolge un importante effetto positivo sulla riduzione del colesterolo e dei trigliceridi oltre che sulla pressione sanguigna in donne sovrappeso, ipercolesterolemiche in post-menopausa.

In attesa di ulteriori studi a conferma dell’importante ruolo che possono svolgere le proteine della soia e i fitosteroli associati alla dieta Mediterranea sul nostro organismo, è sempre bene tenere presente che uno stile di vita sano che comprenda una dieta equilibrata e una moderata attività fisica sono sempre utili strumenti per mantenere la propria salute.