Il controverso ruolo dei fitosteroli nell’ipercolesterolemia

vena - Foto di GerardL’ipercolesterolemia è un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari, per questo motivo rappresenta un importante target per la prevenzione di tali malattie. I fitosteroli sono noti per ridurre il colesterolo LDL, ma sembra che, in alcuni casi, aumentino il rischio cardiovascolare.

Seguire una dieta sana e mantenere un corretto stile di vita rappresentano le basi per favorire la riduzione del rischio cardiovascolare.

Da alcuni anni sono in commercio alimenti funzionali arricchiti con fitosteroli che hanno lo scopo di migliorare il controllo dell’ipercolesterolemia. Questi prodotti sono ormai diventati uno strumento molto diffuso per ridurre i livelli plasmatici di colesterolo e l’efficacia di tali prodotti è dimostrata da numerosi studi clinici.
Ciò nonostante sono state recentemente mosse delle critiche riguardo al ruolo dei fitosteroli con particolare attenzione alla sicurezza alimentare come riportato in un articolo apparso sulla rivista European Heart Journal proposto da un team di ricercatori della Clinica universitaria di Saarlandes in Germania.

Fitosteroli e assorbimento del colesterolo

I fitosteroli sono composti vegetali naturali, fanno parte degli isoprenoidi e sono strutturalmente simili al colesterolo. Si possono trovare negli oli vegetali come l’olio di oliva, nella verdura, nella frutta e nella frutta secca a guscio.
Nelle cellule vegetali contribuiscono alla regolazione della fluidità e permeabilità delle membrane, rappresentano il substrato per la sintesi di numerosi metaboliti secondari e agiscono come precursori di composti coinvolti nello sviluppo.
Gli steroli più diffusi nelle piante sono il campesterolo e il sitosterolo che sono rispettivamente l’analogo 24 metil- e 24 etil- del colesterolo.

Sitosterolo e campesterolo costituiscono circa il 60% e il 35% rispettivamente dei fitosteroli presenti negli alimenti.

Gli steroli vegetali rappresentano la forma satura: la saturazione del sitosterolo origina il sitostanolo mentre la saturazione del campesterolo origina il campestanolo.

La stima dell’assorbimento intestinale di questi composti è compreso in un range dallo 0,4 al 5% per gli steroli vegetali e dallo 0,02 allo 0,3% per le loro forme sature.
Sebbene fitosteroli e colesterolo siano strutturalmente simili, vengono assorbiti e metabolizzati in modo diverso, infatti, i fitosteroli competono per l’assorbimento intestinale riducendo così l’assorbimento del colesterolo.
I meccanismi molecolari coinvolti in questo processo non sono ancora completamente noti, comunque sappiamo che sia il colesterolo sia i fitosteroli necessitano della proteina NCP1L1 per essere assorbiti dagli enterociti.
Negli enterociti il colesterolo viene esterificato grazie all’enzima ACAT2, stoccato nei chilomicroni e immesso nel sistema linfatico attraverso la membrana basolaterale, mentre il colesterolo e i fitosteroli non esterificati vengono reimmessi nel lume intestinale. Questo meccanismo è responsabile dell’assorbimento di circa il 50% del colesterolo ma meno del 5% degli steroli vegetali e meno dello 0,5% degli stanoli vegetali.

La maggior parte dei fitosteroli assimilati viene direttamente eliminata attraverso il fegato e il sistema biliare, perciò, alla fine, negli individui sani meno dell’1% viene trattenuto.

Fitosteroli e nutraceutica

Il sitosterolo venne descritto come agente terapeutico per il trattamento dell’ipercolesterolemia nel 1951, ma data la scarsa idrosolubilità risultava poco biodisponibile.
L’interesse per i fitosteroli arrivò solo quando fu provato che potevano essere incorporati nelle creme spalmabili. Durante gli anni ’90 la ricerca riuscì a esterificare i fitosteroli sviluppando un processo che migliorava notevolmente la solubilità nell’acqua di queste sostanze. Tale processo consentì la diffusione sul mercato dei fitosteroli come supplemento alimentare.

Attualmente in Europa sono presenti sul mercato numerosi prodotti arricchiti con fitosteroli, oltre alle creme spalmabili, condimenti per insalate, latte, prodotti a base di soia, yogurt, prodotti a base di formaggio, bevande di soia e frutta, persino salsicce e pane.

Il consumo combinato di questi nuovi tipi di prodotti alimentari può portare ad un’assunzione cumulativa di alte dosi di steroli vegetali che possono alterare l’assorbimento di importanti sostanze come i carotenoidi e le vitamine liposolubili.

Questo potrebbe rappresentare un pericolo per individui affetti da particolari patologie e anche per i bambini, le donne in gravidanza e durante l’allattamento.

Sarebbe pertanto opportuna una corretta segnalazione che scoraggi l’uso di questi prodotti in determinate condizioni fisiologiche. Inoltre è stata suggerita la precauzione di non superare i 3 g di fitosteroli al giorno.

Fitosteroli e rischio cardiovascolare

Una meta-analisi di più di 40 studi clinici indica che i fitosteroli assunti come supplemento dietetico possono indurre una riduzione del colesterolo LDL fino al 15%. Comunque, l’ingestione di più di 3 g al giorno non porta a ulteriori benefici nella riduzione dei livelli di colesterolo.

L’efficacia nella riduzione del colesterolo non dipende solo dalla quantità di fitosteroli assunti con la dieta, ma anche dalla variabilità genetica individuale per il metabolismo di queste sostanze.

Le prime ipotesi riguardanti il possibile rischio cardiovascolare provocato dagli steroli vegetali vennero formulate quando venne riconosciuta la sitosterolemia come patologia autosomica recessiva (rara malattia familiare recessiva caratterizzata dall’accumulo di steroli vegetali nel sangue e nei tessuti).
La xantomatosi (malattia di origine genetica in cui si verifica la formazione di placche, accumuli di grassi e aterosclerosi) e la frequente aterosclerosi letale in soggetti di giovane età sono le principali caratteristiche dei pazienti omozigoti per la sitosterolemia. In questa patologia si verifica la formazioni di eritrociti anomali che incorporano fitosteroli nelle membrane, ciò comporta crisi emolitiche, artralgie e aumento dei livelli enzimatici del fegato.

Il motivo è dato dalla mutazione dei loci per i co-trasportatori ABCG5 e ABCG8 che si traduce in un maggiore assorbimento degli steroli a cui segue una riduzione dell’eliminazione di queste sostanze per via biliare.

Rispetto ai soggetti sani che hanno concentrazioni plasmatiche di steroli vegetali inferiori a 1 mg/dL, i pazienti affetti da questa patologia ereditaria hanno concentrazioni plasmatiche comprese tra 12 e 50 mg/dL. Questi pazienti presentano gravi problemi vascolari sebbene i loro livelli plasmatici di colesterolo siano nella norma, perciò i ricercatori si domandano se i fitosteroli abbiano effettivamente potenzialità ipocolesterolemizzanti.

L’ipotesi formulata consiste nel ritenere che in determinate condizioni fisiologiche i fitosteroli promuovano l’assorbimento del colesterolo nei tessuti vascolari.

Sebbene numerosi studi clinici dimostrino che i fitosteroli svolgano l’azione di ridurre il colesterolo LDL, non è chiaro se questi steroli vegetali abbiano un effetto positivo sulle patologie cardiovascolari.
Ad oggi non sono disponibili dati riguardanti l’effetto del consumo di fitosteroli sullo sviluppo delle patologie cardiovascolari. In effetti ci sono prove che elevati livelli di steroli vegetali siano associati ad un aumento del rischio cardiovascolare.
In uno studio che ha coinvolto 595 pazienti ipercolesterolemici Glueck e colleghi hanno trovato che elevati livelli di steroli vegetali potevano rappresentare un segnale per l’aumento del rischio cardiovascolare.

L’ipotesi formulata è che un eccesso di steroli vegetali a livello plasmatico potrebbe aumentare il deposito di queste sostanze nei tessuti vascolari.

Tale ipotesi è supportata dagli studi condotti dai ricercatori della Clinica universitaria di Saarlandes che hanno verificato l’aumento delle concentrazioni di steroli vegetali nei tessuti vascolari di pazienti che consumavano margarina arricchita con esteri di steroli vegetali e da ulteriori studi come lo “Scandinavian Simvastatin Survey Study” in cui è stata identificata una sottopopolazione di pazienti affetti da patologie coronariche che mostravano bassi livelli di colesterolo e elevati livelli di assorbimento di colesterolo e fitosteroli.

Ulteriori dati suggeriscono che i depositi vascolari di steroli, in confronto con il colesterolo, inducono un aumento dell’ossidazione e del rilascio di radicali dell’ossigeno. D’altra parte, studi in vitro e su modello animale hanno dimostrato l’attività inibente della crescita tumorale compresa l’induzione all’apoptosi e l’inibizione delle metastasi, suggerendo che gli steroli vegetali hanno proprietà antitumorali. Comunque l’induzione all’apoptosi non si limita alle cellule tumorali, ma si estende anche alle cellule vascolari.

Studi in vitro dimostrano che il sitosterolo induce apoptosi nelle cellule endoteliali umane.

La situazione attuale

Se da una parte il dipartimento federale canadese per la salute non ha permesso la commercializzazione dei prodotti arricchiti con esteri di steroli vegetali in Canada e la Germania dal 2004 non raccomanda l’uso dei prodotti arricchiti con fitosteroli, dall’altra parte è stata proposta negli USA una aspirina arricchita con fitosteroli che può essere venduta come medicinale da banco.

Da quando sono entrati in commercio i primi prodotti alimentari arricchiti con fitosteroli sono stati condotti numerosi studi, spesso troppo brevi, con un ridotto numero di partecipanti e dove gli effetti dei fitosteroli non sono stati studiati separatamente. Tutti questi fattori hanno ridotto le garanzie di ottenere risultati attendibili, infatti, è importante valutare l’effetto a lungo termine dell’assunzione di fitosteroli per poter verificare un possibile effetto pro-aterosclerosi di queste sostanze.

Bisogna inoltre considerare che, contrariamente ai medicinali, gli integratori alimentari sono soggetti a regole meno rigide per poter entrare in commercio.

Attualmente non ci sono dati disponibili che indichino in modo inequivocabile che i prodotti alimentari arricchiti con esteri di steroli vegetali possano effettivamente ridurre il rischio di disturbi cardiovascolari, inoltre studi epidemiologici suggeriscono che elevate dosi di steroli vegetali possono potenzialmente indurre effetti negativi sul sistema cardiovascolare soprattutto in particolari categorie di soggetti come chi è affetto da sitosterolemia.

Pertanto saranno necessari ulteriori studi prima di poter raccomandare l’uso della supplementazione alimentare con esteri di steroli vegetali.

Un’alimentazione sana, equilibrata e varia, senza eccessi e senza gravi privazioni, associata ad uno stile di vita corretto, rimangono i migliori alleati della nostra salute.