Un test più specifico per la diagnosi del tumore alla prostata

provetta - Foto di Kerem YucelIl test PCA3 ha lo scopo di migliorare l’accuratezza nella diagnosi del tumore alla prostata. PCA3 (Prostate cancer gene 3) avrà promettenti applicazioni come biomarcatore nell’individuazione del tumore alla prostata e presto potrà essere affiancato agli attuali metodi di indagine clinica.

La diagnosi di tumore alla prostata viene attualmente eseguita mediante il test per il PSA (antigene prostatico specifico) e la esplorazione rettale digitale (DRE).

I valori di PSA sopra 2,5 ng/ml e anormalità riscontrate durante il test DRE sono segnali che possono indicare la presenza di tumore alla prostata, sebbene il valore predittivo di questi metodi si attesta solo tra il 24% e il 37%.
Prostatiti e iperplasie prostatiche benigne possono provocare un aumento dei livelli di PSA provocando numerosi falsi positivi che vengono quindi sottoposti a biopsia prostatica per presunto tumore. Si ha quindi un incremento nel numero delle biopsie eseguite ogni anno, molte delle quali risultano negative per il tumore alla prostata.
Ciò comporta disagi e stress per il paziente che deve affrontare una o più biopsie per accertare il suo stato di salute nel tempo oltre a far aumentare il costo dell’assistenza sanitaria.

Numerosi studi mettono in luce una ridotta associazione tra PSA (antigene prostatico specifico) serico e volume tumorale. Inoltre appare sempre più evidente dai risultati di studi recenti che PSA non è un marcatore specifico per il tumore alla prostata poiché alti livelli di PSA si correlano ad un maggior volume della prostata indipendentemente dalla presenza di un tumore maligno.

Per migliorare l’accuratezza diagnostica e ridurre così il numero dei risultati falsi positivi è necessario individuare un nuovo target molecolare per il tumore alla prostata.

PCA3 (Prostate cancer gene 3), descritto per la prima volta da Bussemakers et al nel 1999, è un marcatore molecolare che sembra essere molto promettente per migliorare le diagnosi, infatti, risulta sovra espresso nei tessuti tumorali della prostata nei casi di neoplasie maligne e non è presente nei tumori che colpiscono altri organi.

PCA3 è un mRNA non codificante specifico della prostata che risulta sovra espresso da 60 a 100 volte in oltre il 90% dei tumori alla prostata.

La possibilità di usare il test PCA3, eseguito su campioni di urine, come marcatore tumorale fu suggerita da Kok et al nel 2002 e da allora sono stati compiuti molti progressi scientifici e tecnologici che rendono questo test molto preciso e attendibile con ottime probabilità di entrare presto nella pratica clinica come test diagnostico di elezione per individuare il tumore alla prostata.
In base a questi risultati Groskopf et al sviluppò nel 2006 un test per uso clinico.

Il punteggio PCA3 è un indice molto importante che si ottiene valutando la sovra espressione dell’mRNA di PCA3 e l’mRNA di PSA.

Il punteggio PCA3 è un utile strumento per valutare in modo non invasivo la presenza di tumore alla prostata e il livello di aggressività.

Nelle analisi cliniche, in combinazione con altri parametri già noti, il punteggio PCA3 potrebbe fare la differenza consentendo una diagnosi migliore.

Ad esempio potrebbe avere importanti applicazioni cliniche nel riconoscimento dei casi di tumori di piccole dimensioni e in presenza di casi dubbi.
Attraverso il punteggio PCA3 il Medico potrebbe effettuare una migliore selezione dei pazienti per distinguere coloro che necessitano di terapie aggressive da chi è affetto da forme localizzate e di basso grado e può essere indirizzato verso la vigilanza attiva.

In uno studio condotto presso Anderson Cancer Center di Houston in Texas, sono stati coinvolti 59 uomini in lista per biopsia della prostata e 83 uomini in lista per una prostatectomia radicale a cui era già stato diagnosticato il tumore.
I soggetti, di età compresa tra 40 e 70 anni, non assumevano alcun farmaco (come la finasteride) che poteva influenzare le analisi. I campioni di urina sono stati raccolti durante un anno di studio.
Gli mRNA di PCA3 e di PSA sono stati isolati, amplificati e quantificati per poi determinare il punteggio PCA3.

In questo studio il punteggio PCA3 è risultato correlato con il volume del tumore nei casi di prostatectomia radicale ed è associato anche con il punteggio di Gleason.
PCA3 si è dimostrato il miglior predittore del volume tumorale totale nei casi di prostatectomia.

I ricercatori hanno quindi ipotizzato che il punteggio PCA3 potrebbe essere associato con il volume del tumore prostatico, infatti è stata osservata una significativa associazione tra PCA3 e volume tumorale come anche con il punteggio di Gleason. Inoltre, il punteggio PCA3 è risultato il migliore per predire il volume tumorale totale superando le altre variabili note per essere associate al volume del tumore come TRUS (transrectal ultrasound), GS (Gleason Score), e PSA serico (Prostate Specific antigen).

Studi recenti hanno dimostrato che il test PCA3 migliorerà l’accuratezza diagnostica nel riconoscimento del tumore alla prostata, soprattutto nei casi in cui altre indagini cliniche, come il test PSA, forniscono risultati dubbi.

L’associazione tra punteggio PCA3 e PSA serico con il volume prostatico è stato valutato in uno studio prospettico che ha coinvolto 570 uomini in lista per una biopsia prostatica consigliata in seguito a valori di PSA uguali o maggiori di 2,5 ng/ml, esplorazione rettale digitale (DRE) anormale, precedenti tumori alla prostata in famiglia.
Durante lo studio, condotto da aprile 2004 a maggio 2006, sono stati ricavati livelli di mRNA di PCA3 e di PSA usando il test PROGENSA per PCA3.

Il test PROGENSA PCA3 si avvale della tecnica della TMA (Transcription Mediated Amplification) per quantificare il livello di mRNA corrispondente al gene PCA3 presente in un campione di urina; maggiore è la concentrazione di PCA3, maggiori saranno le probabilità della presenza di una neoplasia prostatica.

Lo studio ha dimostrato che il valore di PSA aumenta all’aumentare del volume della prostata mentre il punteggio PCA3 non risulta influenzato.

I valori di PSA risultano alterati dalle variazioni delle dimensioni della prostata, invece il punteggio PCA3 non risulta sensibile a questo parametro anatomico valutando in modo più preciso la presenza di tumore e la sua aggressività.

PCA3 si conferma un marcatore molecolare specifico per il tumore alla prostata e può essere misurato attraverso una semplice analisi delle urine, inoltre presenta un ulteriore vantaggio rispetto ai test attualmente in uso, infatti, il punteggio PCA3 non risulta sensibile alle variazioni di volume della prostata perciò il test per PCA3 potrà svolgere un ruolo complementare rispetto alle attuali misure di PSA serico e potrebbe essere impiegato insieme agli attuali test clinici con lo scopo di migliorare la diagnosi di tumore alla prostata e fornire ai Medici indicazioni per valutare l’opportunità di eseguire o meno una biopsia.

Sebbene gli attuali indicatori diagnostici per il tumore alla prostata siano utili strumenti per una corretta diagnosi della patologia, ci sono ampi margini di miglioramento, infatti, come si evince dai numerosi studi clinici, i test possono dare risultati contraddittori generando casi dubbi in cui la diagnosi diventa molto complessa.
Ad esempio ci sono pazienti con alti livelli di PSA ma biopsia negativa che rappresentano un dilemma diagnostico per i Medici.
In questi casi il test per PCA3 consente una diagnosi più precisa e permette di chiarire i casi dubbi evitando ripetute biopsie.

Il test PCA3 si configura quindi come un valido strumento da affiancare agli attuali metodi per migliorare l’accuratezza diagnostica nei casi di tumore alla prostata.

La prostata

La prostata è una ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile. La sua funzione principale è produrre ed emettere un secreto ricco di calcio e fosfatasi acida che si mescola a quello delle vescicole seminali per formare la parte liquida dello sperma: il liquido seminale, utile a veicolare gli spermatozoi.
Una prostata umana in buona salute ha le dimensioni di una noce.
Questa ghiandola è situata sotto la vescica davanti all’intestino retto a circa 5 cm dall’ano, inguaina il tratto pelvico dell’uretra maschile.
La ghiandola prostatica può essere interessata da una forma non tumorale di ingrossamento, detta ipertrofia della prostata. Tale disturbo risulta molto comune tra gli uomini sopra i 50 anni. La prostata ipertrofica può comprimere e distorcere l’uretra, provocando difficoltà di passaggio del flusso di urina: la vescica non riesce a svuotarsi e si percepisce un bisogno di urinare con più frequenza. Questo disturbo può essere trattato farmacologicamente o con intervento chirurgico.

La prostata può essere colpita da tumore: il carcinoma prostatico, dopo il tumore al polmone, è il più diffuso tra gli uomini in Italia. Nei primi stadi della malattia possono non esserci sintomi, ma col crescere del tumore si verifica compressione dell’uretra che provoca difficoltà di minzione. Può diffondersi alla vescica, agli ureteri, ai linfonodi e alle ossa.
Nel nostro Paese vengono registrati circa 11.000 nuovi casi all’anno con circa 6.300 decessi annui, pari al 7% delle morti per tumore negli uomini.
La probabilità di ammalarsi di tumore alla prostata aumenta esponenzialmente con l’età e, ad oggi, ogni italiano di età superiore ai 65 anni ha il 3% di probabilità di morire per carcinoma prostatico.

Bibliografia

PCA3 Molecular Urine Assay Correlates With Prostate Cancer Tumor Volume: Implication in Selecting Candidates for Active Surveillance
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PCA3: A Molecular Urine Assay for Predicting Prostate Biopsy Outcome
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A highly specific genetic test for prostate cancer
Prof. J Schalken, Dr H. Rittenhouse, Dr J. Groskopf, M. Sarno and Dr J. Bartel
Clinical Laboratory International – Issue N°1 – February/March 2008