Estinzioni: alcune linee filetiche sono più vulnerabili di altre

bivalve - Foto di Charlene SprongEventi di estinzione di massa, come quello avvenuto alla fine del Cretaceo, 65 milioni di anni fa, rendono evidente che alcuni taxa vengono colpiti più di altri e la causa potrebbe risiedere nei già alti tassi di estinzione di fondo di determinati gruppi.

L’estinzione di una specie, come la morte per un individuo, è un evento inevitabile. Tuttavia, durante particolari eventi noti come estinzioni di massa, si verifica una drastica perdita di taxa e questo provoca alterazioni che modificano completamente la biodiversità sulla Terra.

Il professor Kaustuv Roy della University of California, San Diego in collaborazione con i colleghi Gene Hunt dello Smithsonian Institution, Washington, D.C. e David Jablonski della University of Chicago, hanno condotto uno studio apparso sulla rivista Science del mese di agosto dal quale emerge che la vulnerabilità di una specie nei confronti dell’estinzione dipende in gran parte dalle caratteristiche della famiglia.

Per alcuni taxa non servono grandi cataclismi per scomparire, sembra infatti che siano già destinati ad estinguersi.

La storia della vita sulla Terra è costellata di estinzioni. Tali eventi possono coinvolgere una singola specie, un genere o un’intera famiglia. Oltre alle estinzioni di massa (in cui vengono persi numerosi taxa in un periodo di tempo relativamente breve) esistono estinzioni di fondo in cui una singola specie perde il proprio habitat e scompare, si tratta di eventi comuni considerabili come il normale avvicendamento delle specie presenti sulla Terra.

Gli evoluzionisti studiano questi fenomeni da più di un secolo e pare che solo ora si sia giunti con un buon grado di certezza al fatto che esiste la possibilità che alcuni taxa siano semplicemente più suscettibili di altri all’estinzione.

“Si sospettava già da molto tempo che la storia evolutiva delle specie avesse un ruolo importante nel determinare la loro vulnerabilità all’estinzione, con alcuni taxa più sensibili rispetto ad altri. Adesso sappiamo che questa perdita differenziale è una caratteristica generale del processo di estinzione” afferma Kaustuv Roy, professore di biologia presso la University of California, San Diego.

In questo studio sono stati analizzati soprattutto i bivalvi marini come vongole, ostriche, cozze e capesante le cui robuste valve possono fossilizzarsi bene e quindi fornire agli scienziati un ottimo record fossile di un periodo compreso tra il Giurassico e il presente.

Questo studio mette in luce l’importanza del record fossile come efficace strumento per indagare il passato. Solo studiando il passato possiamo avere un’idea di come l’evoluzione abbia agito e di come potrà agire in futuro.

Le analisi, effettuate usando un database globale comprendente le relazioni filogenetiche e il record fossile di 1678 tipi di bivalvi vissuti in un arco di tempo di 200 milioni di anni, hanno consentito ai ricercatori di verificare una stretta correlazione tra l’estinzione di alcuni generi e quella di taxa affini avvenuta nello stesso periodo di tempo.
In media, gruppi affini di bivalvi si estinguevano nello stesso periodo più spesso di quanto previsto. Per questo motivo i ricercatori pensano che tali estinzioni non siano eventi casuali e che determinati taxa siano geneticamente più vulnerabili all’estinzione rispetto ad altri.

“Sia le estinzioni di fondo (che rappresentano la maggior parte delle estinzioni avvenute nella storia della vita sulla Terra), sia le estinzioni di massa, tendono a concentrarsi su particolari linee evolutive” afferma Jablonski.

I ricercatori hanno scoperto che l’estinzione di massa avvenuta alla fine del Cretaceo non ha influenzato in modo così pesante i tassi di estinzione di fondo di numerose famiglie di bivalvi. Tuttavia furono pesantemente colpite le linee filetiche che già di per sé mostravano i tassi di estinzione di fondo più elevati. Tra i bivalvi 3 famiglie scomparvero completamente, altre 2 subirono gravi perdite mentre la famiglia Veneridae non subì mutamenti e i tassi di estinzione di fondo non furono influenzati.

Le grandi estinzioni hanno la funzione di filtro: selezionano in modo preferenziale i taxa più vulnerabili e lasciano quelli più forti affinché si sviluppino in seguito” spiega Hunt.

“Inizialmente la nostra ipotesi era che l’intensità delle estinzioni non fosse legata casualmente alla storia evolutiva di una specie, ma sono rimasto sorpreso dall’importanza della discendenza: le possibilità di estinguersi aumentano o diminuiscono in base alla posizione della specie nell’albero della vita” afferma Jablonski.

I risultati di questo studio aprono nuove e interessanti prospettive sulla tutela dell’ambiente e della vita. Affinché si possano mettere in atto efficaci sistemi per proteggere la biodiversità è necessario considerare le caratteristiche di vulnerabilità all’estinzione di ogni linea filetica. Preservare l’intera diversità degli organismi viventi oggi presenti sulla Terra significa individuare e proteggere soprattutto le famiglie più fragili.

“Non è possibile riuscire a proteggere ogni singola specie, pertanto potrebbe essere utile preservare i generi e le famiglie anche se questo implica che alcune specie potrebbero andare perse. In linea teorica questa strategia sarebbe utile per preservare la potenzialità dei taxa di diversificarsi nuovamente in futuro” spiega Roy.

Bibliografia

Phylogenetic Conservatism of Extinctions in Marine Bivalves
Kaustuv Roy, Gene Hunt and David Jablonski (7 August 2009)
Science 325 (5941), 733. [DOI: 10.1126/science.1173073]