L’incertezza amplifica gli stati d’ansia

Pensiero - Foto di Carl DwyerL’incertezza aumenta l’intensità della percezione emotiva causata da una esperienza negativa. Chiunque abbia passato una notte insonne angosciandosi per la possibile perdita del lavoro ha sperimentato come l’incertezza possa rendere peggiore un evento spiacevole.

Un nuovo studio della University of Wisconsin – Madison, pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex, dimostra che i centri emotivi nel cervello rispondono con maggiore intensità ad uno stimolo negativo se l’evento è preceduto da un periodo di incertezza.

E’ quanto scoperto da un team di ricercatori guidato da Jack Nitschke, professore di psichiatria presso la School of Medicine and Public Health della University of Wisconsin – Madison.

“I risultati della ricerca hanno molta rilevanza in rapporto alle attuali dinamiche economiche nella nostra società.

Le aspettative che ogni individuo si crea hanno un impatto drammatico su numerosi aspetti della vita, comprese le prestazioni in campo lavorativo e negli studi, le relazioni interpersonali e lo stato di salute.
Questo accade perché le speranze possono alterare la percezione degli eventi negativi agendo sulle risposte neurali ed emotive” spiega il professor Nitschke.

I ricercatori si sono avvalsi della risonanza magnetica funzionale (fMRI) per mappare le reazioni in due parti del cervello molto importanti per la risposta emotiva:

  • insula (rielabora il dolore, qualunque origine esso abbia, in una sensazione negativa. Lo spegnimento dell’insula riduce il dolore e questo è alla base della maggiore o minore predisposizione a sopportare il dolore)
  • amigdala (coinvolta nella elaborazione delle emozioni: fa parte del complesso sistema grazie al quale vengono comparate le sensazioni ricevute con quanto sperimentato nel passato)

“Questa ricerca ci sta aiutando a gettare le basi per la comprensione di come le aspettative influiscono sulle risposte emotive nei confronti degli eventi della vita” afferma Nitschke.

Lo studio ha coinvolto 36 volontari, studenti della University of Wisconsin – Madison.
Presso lo Waisman Center questo piccolo gruppo di soggetti è stato sottoposto a fMRI per mappare l’attività cerebrale.
Ai volontari sono state mostrate immagini neutre, come una sedia, e immagini inquietanti come una persona ferita.
Ogni immagine è stata preceduta da un simbolo: un cerchio per indicare che l’immagine seguente sarebbe stata neutra, una “x” ad indicare un’immagine inquietante, un punto di domanda per indicare l’incertezza nel contenuto dell’immagine che da li a poco sarebbe stata visualizzata.

Sia l’insula sia l’amigdala hanno fornito risposte più intense nei confronti delle immagini inquietanti nel caso in cui tali immagini fossero state precedute dal punto di domanda, mentre le risposte sono risultate meno intense verso le immagini inquietanti precedute dall’avviso (il simbolo “x”) che sarebbe apparsa questo tipo di immagine.

I risultati possono avere applicazione in campo clinico.
“Se riuscissimo a ridurre le sensazioni di incertezza, potremmo attenuare gli stati d’ansia e le risposte negative nei confronti degli eventi infausti. Dato che l’incertezza nelle aspettative è un fattore primario negli stati d’ansia è necessario, in base ai risultati ottenuti in questa ricerca, prestare molta più attenzione al riconoscimento e alla classificazione di tali aspettative” afferma Nitschke.

Al termine dei test è stato chiesto ai volontari quante volte è seguito al punto di domanda un’immagine inquietante: quasi il 75% dei soggetti ha sovrastimato la frequenza di tali immagini.
Il motivo di questa sovrastima risiede nell’incremento della risposta cerebrale nei confronti dell’incertezza.