Alzheimer: i primi segni della malattia

coppia di anziani - Foto di Pierre AmerlynckLa malattia di Alzheimer è una demenza degenerativa che ha in genere un inizio subdolo. Si sviluppa lentamente e causa un graduale declino delle capacità cognitive. Come per altre malattie neurodegenerative, la diagnosi precoce è fondamentale per dare la possibilità di trattare alcuni sintomi e permettere al paziente di pianificare il suo futuro, quando ancora è in grado di decidere.

Il morbo di Alzheimer è un deterioramento cognitivo cronico progressivo ed è la più comune forma di demenza poiché rappresenta l’80-85% di tutti i casi.
In Italia colpisce circa 800 mila persone con una netta prevalenza di donne.

L’Alzheimer è una patologia che non fa parte del normale progredire dell’età sebbene il rischio di sviluppare questa demenza risulti aumentare in epoca senile: circa il 5% dei malati ha un’età compresa tra i 65 e i 74 anni e quasi la metà degli individui oltre gli 85 anni risulta affetta da questa patologia.

La progressione della malattia può essere suddivisa in stadi e questa schematizzazione potrebbe risultare utile per pianificare il proprio futuro o la gestione del paziente da parte di coloro che se ne prendono cura.

Bisogna comunque tener presente che non tutti i malati di Alzheimer manifestano gli stessi sintomi e anche la velocità nella progressione della malattia varia da individuo a individuo.

E’ sempre importante consultare il proprio Medico curante e uno Specialista che potranno fornire le indicazioni più appropriate caso per caso.

Le fasi della malattia

Durante le prime fasi della malattia sono comuni sintomi come perdita della memoria, minore capacità di giudizio e lievi cambiamenti della personalità. Si possono sperimentare frequenti cali di attenzione, ridotta motivazione nel condurre a termine i propri impegni, una certa resistenza ai cambiamenti e verso nuove opportunità. Inoltre risulta sempre più facile perdere l’orientamento anche nei luoghi più famigliari.

Tutti noi sperimentiamo occasionalmente dei piccoli vuoti di memoria come non ricordare una parola o un nome durante una conversazione, ma questi eventi risultano sempre più frequenti nei malati di Alzheimer ai primi stadi.
Questi malati potrebbero inizialmente sostituire o creare parole che assomigliano per suono o per significato alla parola dimenticata, ma con il passare del tempo alcuni potrebbero progressivamente rinunciare a parlare per evitare di commettere errori sempre più imbarazzanti. In questi casi la persona diventa chiusa e introversa soprattutto nelle situazioni che richiedono una spiccata interazione sociale.

I malati potrebbero iniziare a mettere gli oggetti nei posti più strani. Ad esempio il portafoglio potrebbe finire dentro al freezer, la scatola dei biscotti nella cassettiera della biancheria o i vestiti nella lavapiatti.
Potrebbero ripetere numerose volte le stesse domande, accumulare con insistenza oggetti privi di valore o utilità e quando frustrati o stanchi diventare aggressivi.

Nelle fasi intermedie della malattia è possibile notare una progressiva incapacità nell’organizzare i pensieri o nel seguire discorsi e spiegazioni logiche. Si verifica la perdita della capacità di seguire istruzioni scritte e spesso è necessario un aiuto per valutare quali vestiti risultano più indicati per la stagione o per una occasione particolare. A volte il malato ha bisogno di aiuto per vestirsi poiché confonde l’ordine con cui indossare gli indumenti o sovrappone i vestiti a ciò che già indossa e confonde la destra con la sinistra nel calzare le scarpe. Potrebbe inoltre avere episodi di incontinenza urinaria o fecale.

E’ in questi periodi che il malato inizia ad avere problemi nel riconoscere amici e famigliari, potrebbe far confusione di grado pensando che il figlio sia il fratello o che la moglie sia una estranea.
Il malato potrebbe essere confuso anche riguardo al luogo in cui si trova e al periodo che sta vivendo: stagione o anno, per esempio. Conseguentemente potrebbe non ricordare più l’indirizzo di casa o il proprio numero di telefono.

Poiché viene a mancare la capacità di giudizio e aumenta la tendenza a girovagare, il malato di Alzheimer in fase intermedia non va lasciato da solo.

In questo periodo i disturbi di comunicazione peggiorano e risultano spesso associati a paranoia che può sfociare in accuse di infedeltà o di furto a carico di altre persone. Il malato potrebbe compiere movimenti ripetitivi o continuare a ripetere le stesse frasi, parole o gesti ed esibire momenti di agitazione associati a un senso di frustrazione o rabbia che possono portare a parolacce e bestemmie, calci, pugni, morsi, urla.

Nelle fasi più severe della malattia il paziente necessita di assistenza per ogni sua necessità. Perde la capacità di alzarsi e di camminare se non con l’aiuto di un supporto. Spesso i malati diventano completamente incontinenti, hanno difficoltà di deglutizione e possono perciò rifiutare il cibo. Formulano frasi prive di coerenza e raramente riconoscono i membri della famiglia.

La velocità di progressione e l’intensità dei sintomi sono individuali. Le fasi più severe della demenza possono presentarsi in media dai 5 ai 10 anni dalla diagnosi e alcuni malati vivono per più di 20 anni dal momento in cui viene diagnosticata la malattia. Spesso la causa della morte non è la malattia di Alzheimer ma altre patologie come polmoniti, infezioni urinarie o complicazioni in seguito a una caduta.

E’ fondamentale ricordare che le malattie psichiatriche vanno affrontate con il supporto di Specialisti capaci di gestire la patologia. Spesso i malati di Alzheimer ricevono le cure dei propri familiari che non hanno gli strumenti idonei per affrontare una patologia così complessa. In questi casi il rischio è di rendere peggiore la qualità della vita sia al malato sia alle persone che se ne prendono cura, infatti, numerosi studi mettono in luce che lo stress emotivo indotto dall’assistenza di un famigliare malato psichiatrico è nettamente superiore rispetto a quello provato nell’assistenza di una patologia di altro tipo.

Perdita della memoria: quando chiedere aiuto

L’avanzare dell’età causa un naturale declino fisico e cognitivo che non va confuso con il manifestarsi dei sintomi di una demenza come quella di Alzheimer, infatti, numerose altre patologie possono indurre una perdita della memoria nei soggetti anziani.

Le occasionali “perdite di memoria” come dimenticare dove sono state messe le chiavi della macchina o il nome di una persona che si frequenta raramente, sono assolutamente normali. Tutti noi dimentichiamo qualcosa di tanto in tanto e con l’avanzare dell’età è sempre più frequente sperimentare queste “dimenticanze”, ma c’è una profonda differenza tra una normale perdita della memoria e una causata dalla malattia di Alzheimer.

Bisogna ricordare che i problemi associati all’Alzheimer sono persistenti e peggiorano con il passare del tempo.

La normale perdita di memoria dovuta all’età non induce l’individuo a privarsi di una vita piena e produttiva. L’anziano avrà semplicemente bisogno di più tempo per ricordare un nome o un compito che si era prefissato di fare, inoltre mantiene pressoché inalterata la propria lucidità mentale poiché è perfettamente conscio di essere “smemorato”.

La perdita patologica della memoria dovuta a malattie come l’Alzheimer induce l’individuo a sentire che “c’è qualcosa che non va” ma viene a mancare la capacità di mettere a fuoco il problema: piuttosto che prestare attenzione all’errore o alla dimenticanza, la situazione di disagio viene bypassata come se tutto andasse bene.

La perdita di memoria associata alla malattia di Alzheimer peggiora progressivamente e non rappresenta l’unico sintomo, infatti, tra le manifestazioni più comuni si ha:

  • formulare ripetutamente le stesse domande
  • difficoltà nel ricordare parole comuni durante la conversazione
  • confondere le parole – dire “letto” al posto di “tavolo” ad esempio
  • perdere la capacità di portare a termine mansioni famigliari come seguire le istruzioni di una ricetta
  • porre gli oggetti in luoghi insoliti – come portare i piatti in bagno o mettere le scarpe nel forno
  • perdersi facilmente anche in luoghi famigliari
  • sperimentare frequenti e repentini cambi di umore senza un motivo apparente
  • perdere la capacità di seguire le direzioni

Una grande varietà di condizioni e di patologie possono causare la perdita della memoria che risulta spesso un fenomeno solo temporaneo e reversibile.
E’ quindi di fondamentale importanza consultare il proprio Medico che potrà determinare e monitorare le cause che hanno scatenato il disturbo mnemonico e valutare il miglior approccio terapeutico in base alla patologia.

Tra le numerose cause che potrebbero determinare disturbi alla memoria è possibile ricordare gli effetti di alcuni farmaci, carenze vitaminiche, traumi, stati di depressione, alcolismo e assunzione di sostanze stupefacenti.

  • Bisogna tener presente che alcuni farmaci e soprattutto l’interazione tra più farmaci può comportare l’insorgere di effetti che mimano i sintomi della malattia di Alzheimer.
    Oltre ai farmaci da prescrizione è necessario comunicare al proprio Medico l’eventuale assunzione di rimedi erboristici e farmaci da banco.
  • La carenza di vitamina B12 può causare problemi alla memoria.
  • Traumi e cadute, anche di lieve entità, possono, in alcuni casi, determinare una breve perdita di coscienza che spesso l’individuo non riesce nemmeno a realizzare, pertanto è necessario consultare il proprio Medico in caso di confusione mentale anche di lieve entità.
  • La depressione e altri disturbi mentali, stress, stati d’ansia, possono causare riduzione della memoria e confusione soprattutto nei soggetti anziani. Solitamente i disturbi cessano con la risoluzione della patologia.
  • L’alcolismo provoca gravi danni alle capacità cognitive e può anche portare alla perdita della memoria mediante interazione con alcuni farmaci o con sostanze stupefacenti.