Alzheimer: migliorare la comunicazione

madre e figlio - Foto di Horton GroupComunicare in modo efficace con un malato di Alzheimer è difficile e risulta sempre più complesso con l’avanzare della malattia. Quando le cure vengono prestate dai famigliari tra le mura domestiche, una ulteriore difficoltà è rappresentata dalla troppo spesso frammentaria comunicazione tra le persone che accudiscono il malato. Per ottimizzare la qualità dell’assistenza può essere utile migliorare la comunicazione.

L’Alzheimer erode lentamente il significato delle parole, il malato perde progressivamente la capacità di comunicare e questo è causa di gravi stati di frustrazione e di rabbia.
I tentativi di comunicare con un malato di Alzheimer possono risultare molto difficili perché la patologia letteralmente svuota parole e concetti del loro significato: ciò che dice il malato può non avere senso per un individuo sano così come le frasi ascoltate dal malato non hanno senso perché manca il ricordo del significato di ogni singola parola.

Questa condizione porta a continui fraintendimenti che vanno a minare un sereno rapporto sociale e possono rendere la vita incredibilmente frustrante.

Con la progressione della patologia sarà sempre più difficile per il malato sia richiamare alla mente le parole sia ricordarne il significato e quindi capire frasi e concetti. In queste situazioni il malato potrebbe sostituire le “parole mancanti” in modo errato o inventare nuove parole prive di senso.

Oltre alla perdita del significato delle parole, il malato tende a perdere la capacità di seguire un pensiero logico e di ordinare in modo corretto le parole per comporre una frase. Il risultato inevitabile è che gli servirà sempre più tempo per capire ciò che viene detto, e sempre più tempo per formulare una risposta.

Per aiutare il malato di Alzheimer è necessario ricordare che le sue difficoltà sono frutto della progressione della malattia quindi è perfettamente inutile arrabbiarsi. E’ invece utile mostrare interesse durante la conversazione: in questo modo il malato si sentirà al centro dell’attenzione e questa sensazione positiva andrà a ridurre l’ansia e la rabbia indotta dalla difficoltà di espressione verbale.
Migliorare la qualità della comunicazione può voler dire anche escludere ogni possibile fonte di distrazione in modo tale da concentrare l’attenzione verso un singolo obiettivo. Bisogna infatti ricordare che per un malato di Alzheimer la comunicazione è già difficile o pressoché impossibile di per se quindi è deleterio avere un background di immagini o suoni che entrano in competizione e creano confusione.
Risulta altrettanto importante formulare frasi semplici e corte, inoltre, per comunicare in modo più efficace un discorso logico è bene suddividerlo ed è necessario avere molta pazienza perché probabilmente servirà molto tempo al malato per formulare una frase o rispondere ad una domanda. Non bisogna interromperlo o mettere fretta, tantomeno correggerlo o suggerire come completare la frase.

Per facilitare il riconoscimento degli oggetti è bene indicarli e mostrarli durante il discorso, ad esempio si può portare il malato davanti alla poltrona prima di chiedergli se si vuole sedere.

L’Alzheimer distrugge le capacità di giudizio e di ragionamento, pertanto non bisogna contraddire il malato o cercare di convincerlo perché l’unico risultato sarebbe soltanto un aumento della rabbia e dell’agitazione.

Anche se queste condizioni creano un grave senso di frustrazione alle persone che accudiscono il malato è fondamentale rimanere calmi e rilassati. Bisogna ricordare che la comunicazione non verbale, compresi il tono della voce e le espressioni del volto, rappresentano un’importante componente del messaggio che trasferiamo a chi è in ascolto e, proprio per questo motivo, se le parole che vengono pronunciate non corrispondono al modo in cui vengono espresse si creerà ulteriore confusione.

Affrontare i conflitti

Scoprire che un proprio caro è affetto dalla malattia di Alzheimer può gettare nello sconforto e nel panico gli altri membri della famiglia.
La consapevolezza degli effetti devastanti della malattia possono condurre i famigliari verso emozioni di ansia e paura che sfociano spesso in vere e proprie liti riguardanti la gestione del malato e della malattia.

E’ bene minimizzare i conflitti famigliari per ottimizzare la collaborazione e migliorare la qualità dell’assistenza al malato.

Quando la malattia è ancora gestibile tra le mura domestiche, è fondamentale che i diversi membri della famiglia si suddividano le mansioni in base alle singole capacità ed al tempo che ciascuno dispone.
Risulta utile mantenere sempre aperta la comunicazione tra i famigliari in modo da poter far fronte a improvvisi problemi o impegni per calibrare il carico assistenziale in base alle necessità del momento.
Ogni membro della famiglia che presta assistenza al malato, sia in forma diretta sia attraverso la gestione delle finanze o delle pratiche burocratiche, deve essere estremamente onesto e comunicare in modo tempestivo eventuali difficoltà personali. Non bisogna mai arrivare al punto di essere sopraffatti dai doveri assistenziali poiché risulterebbe dannoso per se stessi e per tutti gli altri membri della famiglia.

La chiave del successo di una buona gestione assistenziale è mantenere sempre aperta la comunicazione tra i membri della famiglia, informare in modo tempestivo riguardo a problemi e difficoltà personali e sopratutto chiedere aiuto appena si avverte il bisogno.

Oltre all’onestà nel comunicare i propri limiti e le proprie difficoltà bisogna rispettare anche le esigenze degli altri famigliari e ricordare che possono essere messi in atto molti possibili approcci assistenziali validi ed efficaci.

La malattia di Alzheimer è quasi sempre fonte di tensioni e problemi famigliari, è quindi utile appianare i conflitti, eventualmente rivolgendosi a Specialisti capaci di fornire un aiuto concreto e suggerire le soluzioni più appropriate caso per caso. Lo scopo è di fare fronte comune verso le reali difficoltà della gestione della malattia.

Spesso è difficile per un famigliare ammettere di non riuscire più a gestire l’assistenza al malato, ciò accade principalmente perché manca la capacità di riconoscere i propri limiti e “fermarsi in tempo” chiedendo aiuto ad altri membri della famiglia o a personale specializzato.
In questi casi risulta problematico sia gestire il malato sia aiutare la persona che lo accudisce.
Inoltre, chi si prende cura del malato ha spesso difficoltà ad accettare l’aiuto offerto da altri membri della famiglia o da conoscenti e amici. Il motivo è che si instaura un meccanismo psicologico in base al quale queste persone sono convinte di dover fare tutto da sole. Questo atteggiamento risulta molto pericoloso sia per colui che ne soffre sia per il malato di Alzheimer perché determina un generale peggioramento della qualità della vita.

Appena si avvertono i sintomi dello “stress da accudimento” in un proprio famigliare o amico che assiste un malato di Alzheimer è fondamentale prendere immediati provvedimenti oltre ad essere molto persistenti nell’offrire il proprio aiuto ricordando in continuazione che nessuno si può prendere cura di qualcun’altro se non ha la capacità di prendersi buona cura di se stesso per primo.