Psoriasi e tessuti

tessuto - Foto di Zsuzsanna KilianE’ stato realizzato un tessuto innovativo che può migliorare la qualità della vita di chi soffre di psoriasi. Il filato si presenta ad alta densità, con bassi livelli di frizione e di abrasione e in grado di consentire una riduzione drastica dell’irritazione cutanea.

La cute riveste un ruolo fondamentale nel proteggere l’organismo umano dall’ambiente esterno. La protezione della cute, invece, viene espletata dagli indumenti indossati dall’uomo. Inizialmente, le fibre naturali di tipo cellulosico e di tipo proteico hanno rappresentato l’indumento utilizzato dai nostri antenati al solo scopo di proteggere il corpo da qualsiasi insulto che potesse danneggiarlo. Alla fine del secolo scorso, grazie ai progressi compiuti in ambito chimico, è stato possibile sintetizzare polimeri complessi da sostanze chimiche semplici, arrivando alla produzione delle diverse tipologie di fibre artificiali.
Tali fibre vengono sintetizzate da polimeri sintetici lineari di condensazione, quali poliammidi e poliesteri o di addizione, quali le fibre acriliche. La fibra risulta così costituita da questi polimeri e da numerosi prodotti chimici, formatisi durante il processo di polimerizzazione, e da un elevato numero di sostanze, aggiunte per conferire caratteristiche differenti ai singoli tessuti come idrorepellenza, ingualcibilità e resistenza.

Gli indumenti devono sovrapporsi in modo armonico al mantello cutaneo, favorendo lo svolgimento delle varie attività fisiologiche della cute. Un buon tessuto, infatti, dovrebbe proteggere senza modificare in modo negativo la qualità del rapporto cute-ambiente esterno.

Interazione fra cute e tessuti

Attraverso il contatto diretto con la pelle, i tessuti possono prevenire alcune patologie o migliorare l’andamento di altre già esistenti, come avviene, ad esempio, attraverso l’utilizzo di tessuti elastocompressivi, impiegati nelle patologie venose.
Purtroppo, però, il vestito, che rappresenta la nostra “seconda pelle”, può interferire sull’omeostasi della cute, generando problemi a volte sottovalutati. Ad oggi, è possibile classificare le reazioni cutanee dovute al contatto con i differenti tessuti in due grandi categorie: le reazioni irritative e le reazioni allergiche. Nonostante vi sia una importante relazione fra la cute e gli indumenti indossati, soltanto pochi studi sono stati finora realizzati per analizzare i diversi tipi di interazione.

Dermatite da contatto

Il quadro clinico delle dermatiti causate da prodotti tessili è rappresentato principalmente dalla dermatite allergica da contatto. Questa situazione è caratterizzata da manifestazioni cutanee che, secondo la fase evolutiva, possono essere eritemato-edematose, vescicolari, crostose, desquamative, o più spesso polimorfe. Si possono manifestare forme acute, acute-recidivanti o croniche. In particolare, la dermatite allergica da contatto è più spesso causata dal contatto con indumenti nei quali siano presenti coloranti sintetici di tipo azoico e antrachinonico. Le singole fibre determinano, poi, specifici e differenti quadri clinici: la lana, ad esempio, è in grado di causare fenomeni irritativi acuti e cronici, il nylon può causare dermatite e orticaria da contatto.

La seta

La seta è una fibra proteica di origine animale che viene prodotta da alcuni insetti della specie Bombyx mori. E’ composta fondamentalmente da due proteine: la fibroina e la sericina che vengono sintetizzate nelle ghiandole serigene – la fibroina cristallizza e assume una struttura spaziale caratteristica insolubile formando due lunghe catene fibrose orientate, la sericina invece forma una soluzione concentrata solubile, con funzioni idratanti, protettive, lubrificanti e di collante per i filamenti di fibrina. Grazie alla struttura simile a quella dei capelli umani, la seta è stata a lungo indicata come il tessuto maggiormente biocompatibile. Recenti evidenze di letteratura, invece, hanno dimostrato come la sericina sia responsabile di alcune irritazioni cutanee e, più raramente, di alcune forme di sensibilizzazione allergica.

Psoriasi e tessuti

La psoriasi causa un’eccessiva secchezza della pelle, che porta a un prurito intenso e ad una dermatite cronica. La pelle di un paziente psoriasico appare calda in quanto infiammata, a superficie rugosa, per la presenza di squame secche, e ricoperta spesso di medicamenti untuosi. Uno dei maggiori disagi di tale condizione è il prurito derivante dal contatto con alcuni tipi di tessuti particolarmente aggressivi. Pertanto, l’utilizzo sulla pelle psoriasica di indumenti freschi, estremamente lisci e con alto potere di oleorepellenza può offrire un importante contributo al miglioramento della qualità della vita di questi pazienti.

Nuovi studi sulla gestione della psoriasi

Per cercare una soluzione efficace alle complesse problematiche causate dal contatto tra indumenti e lesioni psoriasiche, il Prof. Lo Scocco, primario del reparto di Dermatologia dell’Ospedale di Prato, ha avuto l’idea del tutto innovativa di ricercare un tessuto che rispondesse alle specifiche esigenze del paziente che soffre di psoriasi.

In una prima fase, è stata richiesta la compilazione di un questionario a risposta multipla e aperta da parte di 100 pazienti psoriasici di entrambi i sessi e di età compresa fra i 18 e i 75 anni. Scopo del questionario era raccogliere dati circa le problematiche personali relative al rapporto tra la dermatosi conclamata e gli indumenti indossati quotidianamente per il lavoro e il tempo libero. In questo modo, è stato possibile individuare le caratteristiche che dovrebbe possedere un tessuto speciale confezionato per soggetti affetti da psoriasi.

Il tessuto in grado di rispondere ad ogni esigenza segnalata nel questionario si chiama Tepso ed è stato realizzato nei laboratori del Gruppo Lenzi in collaborazione con il prof. Bartolini, direttore dei laboratori dell’Istituto tecnico “T. Buzzi” di Prato.

Il Gruppo Lenzi è specializzato nel settore dei tessuti non convenzionali ed ha recentemente realizzato il primo tessuto al mondo capace di soddisfare le particolari esigenze dei malati di PsoriasiTepso è realizzato con una speciale fluoro-fibra sintetica ed ha la capacità di svolgere un’azione antimicrobica e antimicotica.

Il tessuto Tepso è stato testato clinicamente nel reparto di Dermatologia dell’Ospedale di Prato.

Tra giugno e settembre 2009, contestualmente alla compilazione di un ulteriore questionario, sono stati selezionati 12 pazienti a cui è stato fornito un kit completo di capi realizzati con il nuovo tessuto.

l Gruppo Lenzi ha intanto creato una linea di abbigliamento e biancheria intima, commercializzata in tutto il mondo con il marchio Tepso® , coperto da brevetto internazionale.

Caratteristiche del nuovo tessuto

Si tratta di un filato altamente tecnologico, usato finora solo in chirurgia oftalmologica, per abiti ad alta resistenza allo sfregamento e per ricoprire superfici sottoposte ad alte temperature. Tepso è stato realizzato impiegando diverse tipologie di fibre derivanti da macromolecole lineari, ottenute a partire da monomeri alifatici fluorurati. Il filato si presenta ad alta densità, con bassi livelli di frizione e di abrasione, e in grado di consentire, di fatto, una riduzione drastica dell’irritazione dell’epidermide. Inoltre, la sua elevata oleo-repellenza e la notevole resistenza all’usura, rendono tale tessuto ideale per lavaggi frequenti, agevolando la rimozione dei materiali estranei depositatesi sulla fibra (in particolare creme e unguenti).

Risultati dello studio

La compilazione di un ulteriore questionario, al termine del periodo di prova, ha permesso di evidenziare come, anche dal punto di vista soggettivo, sia stato riferito un basso coefficiente d’attrito della nuova fibra fluorurata rispetto al tessuto tradizionale; i pazienti hanno riferito, infatti, un immediato senso di freschezza, in grado di favorire il sollievo della pelle malata e una notevole scivolosità che riduce i fastidiosi effetti dello sfregamento dei tessuti tradizionali. Nessuna differenza è stata rilevata, invece, rispetto ai capi normalmente utilizzati per le macchie d’unto che, in ogni caso, appaiono facilmente asportabili se emulsionate. I pazienti, inoltre, hanno sottolineato come il nuovo tessuto abbia una resistenza all’usura superiore rispetto ai tessuti normalmente utilizzati.
Il giudizio finale espresso dai pazienti arruolati nel trial risulta, nel complesso, più che soddisfacente: il nuovo tessuto Tepso appare quindi come uno strumento efficace di sollievo e di benessere.
A seguito dei risultati positivi ottenuti da tale studio-pilota, Tepso sarà ora sottoposto a una seconda sperimentazione multicentrica a cui parteciperanno, oltre all’Unità Operativa di Dermatologia di Prato, il Gised (Gruppo italiano di studi epidemiologici in dermatologia) di Bergamo, la Clinica Dermatologica dell’Università di Roma-Tor Vergata, la Clinica Dermatologica dell’Università di Firenze e il San Raffaele di Milano.

I pazienti affetti da psoriasi presentano una qualità di vita limitata anche da un forte disagio psicologico. Secondo Richards et al., circa il 40% dei pazienti affetti da psoriasi lamenta un forte disagio sociale e una notevole sofferenza psicologica. Il malessere dei pazienti spesso non è correlato con l’estensione della malattia sul loro corpo e, in qualche caso, rappresenta l’anticamera della sintomatologia depressiva. L’impatto psicologico strettamente personale riguarda i sintomi veri e propri della malattia, ovvero l’estensione delle lesioni, la sensazione di prurito e il dolore. Esiste, poi, un impatto psicologico dovuto allo stigma. È, infatti, molto diffusa la credenza della contagiosità della malattia, da qui deriva un’emarginazione sociale nella quotidianità. Inoltre, è necessario considerare l’impatto dovuto ai trattamenti e all’ansia della “non-guarigione” che affligge i pazienti affetti da psoriasi. Infine, c’è l’aspetto legato alla sfera sessuale: la maggior parte dei pazienti manifestano un grande disagio psicologico che tende ad aumentare con l’estensione corporea della malattia, in modo particolare quando la psoriasi si manifesta anche in area genitale.
Talvolta, i Medici non prendono in considerazione questi aspetti della malattia. Per questo motivo è importante la realizzazione di nuovi trials clinici che abbiano come obiettivo primario la riduzione del disagio e garantiscano una migliore qualità di vita al paziente. Anche l’introduzione in commercio di tessuti innovativi, specificamente studiati per i pazienti che soffrono di psoriasi, può contribuire al raggiungimento di questo obiettivo.

 

Si ringrazia per la consulenza il Professor Giovanni Lo Scocco, primario del reparto di Dermatologia dell’Ospedale di Prato