Peptidi per riparare il cuore

cuore - Foto di Judith HakzeI farmaci a base di peptidi potrebbero dimostrarsi utili per stimolare la crescita e la proliferazione delle cellule cardiache così da essere un valido aiuto per i malati che hanno subito un danno al cuore.

Lo studio e la sperimentazione dei farmaci a base di peptidi, come la periostina, fa parte di un progetto di ricerca volto ad individuare nuovi approcci farmacologici per il trattamento dei pazienti cardiopatici.

Il cuore umano è capace di rigenerarsi, perfino i tessuti cardiaci di individui adulti possono sviluppare nuove cellule, sebbene il processo sia molto lento.

Roger Hajjar, direttore del Cardiovascular Research Center presso la Mount Sinai School of Medicine di New York, e Bernhard Kuhn, medico cardiologo del Children’s Hospital Boston, stanno lavorando per indirizzare la capacità rigenerativa delle cellule verso un nuovo metodo terapeutico per trattare le patologie cardiache.
I due medici hanno fondato CardioHeal, uno start up nato per consentire lo sviluppo e la sperimentazione di nuovi farmaci a base di peptidi con l’obbiettivo di stimolare la crescita di nuove cellule muscolari cardiache nel cuore umano.
I ricercatori hanno individuato due peptidi che sembrano essere i più promettenti per stimolare la crescita di nuove cellule e quindi migliorare la funzionalità cardiaca. I due peptidi hanno dato buoni risultati su modello murino e attualmente uno dei due, la periostina, è in fase di sperimentazione presso i laboratori della Mount Sinai School of Medicine su maiali a cui è stato indotto attacco cardiaco.
Il cuore suino è simile per dimensione al cuore umano pertanto si presta ad essere un buon modello per testare i nuovi farmaci prima di passare alla sperimentazione sull’uomo.

I risultati preliminari dei test mostrano che l’iniezione del farmaco a base di peptidi nel pericardio sembra migliorare la funzionalità cardiaca, sebbene il cuore danneggiato non riesca a tornare completamente alla normalità.

I ricercatori sperano di trovare nei peptidi una valida alternativa agli approcci attualmente in uso per trattare le patologie cardiache.
I pazienti che hanno subito un danno cardiaco hanno a disposizione alcuni validi trattamenti tra cui ad esempio i beta bloccanti per facilitare il battito cardiaco e interventi chirurgici per migliorare la funzionalità della circolazione sanguigna. Nessuno dei trattamenti attualmente in uso è volto a ripristinare il tessuto muscolare perso in seguito ad infarto del miocardio, mentre i peptidi, se si dimostreranno sicuri ed efficaci, potrebbero in futuro andare a svolgere questa funzione.

Oltre all’approccio con i peptidi, alcuni gruppi di ricerca stanno lavorando sulla messa a punto di terapie con cellule staminali e sono già in corso test su individui umani. Si auspica che le cellule impiantate riescano a svilupparsi in modo ottimale e integrarsi con il resto del tessuto per ripristinare a pieno la funzionalità cardiaca.
I ricercatori lavorano su più fronti per trovare il modo migliore per liberare le cellule staminali nell’area del corpo da trattare, in questo caso il cuore, tuttavia i trials clinici hanno dato fino ad ora risultati ambigui. Sembra inoltre che le cellule trapiantate abbiano difficoltà a sopravvivere e integrarsi nei tessuti danneggiati.
I possibili benefici del trapianto di cellule deriverebbero dalla capacità di queste di stimolare la crescita del tessuto e riparare così al danno cardiaco che il paziente ha subito. Mettere in moto questo processo di crescita mediante l’uso dei peptidi potrebbe rivelarsi un modo semplice per trattare con un buon livello di efficacia alcuni tipi di cardiomiopatie.

Prima di pensare ad un possibile inizio delle sperimentazioni dei peptidi sull’uomo saranno necessari ancora numerosi test affiancati da uno studio approfondito volto a rispondere a tutta una serie di domande tra cui quale sia il modo migliore per rilasciare i peptidi nel cuore dei pazienti e quale il momento più opportuno per la somministrazione dopo un attacco cardiaco, quale sia la dose ottimale e se somministrarla in un’unica soluzione o più volte.
I ricercatori riferiscono che fino ad oggi non sono stati riscontrati effetti collaterali negli animali sottoposti ai test, ma non sono ancora disponibili controlli di sicurezza abbastanza estesi per escludere eventuali problemi.

Se la periostina ha la capacità di stimolare la crescita delle cellule per ripristinare la funzionalità cardiaca, il rovescio della medaglia potrebbe essere la formazione di tumori o di tessuto muscolare non cardiaco.

Sono in corso studi sulla periostina, proteina della matrice extracellulare, che sembra essere coinvolta nell’adesione cellulare e nella formazione di tumori. Questa proteina risulta sovraespressa in alcune neoplasie umane come il carcinoma mammario, il tumore alla prostata, alla tiroide e il neuroblastoma.
Il ruolo della periostina nella promozione o soppressione tumorale è ancora controverso: alcuni studi mettono in luce una correlazione tra il livello di espressione della proteina e il grado di malignità della neoplasia, mentre altri hanno evidenziato una diminuzione dell’espressione di questa proteina in alcune neoplasie come nel tumore della vescica e del polmone.