Colecalciferolo: una sola dose migliora i livelli serici per lungo tempo

vitamina DIl trattamento con una sola dose elevata di vitamina D3colecalciferolo – si è dimostrato efficace e sicuro per aumentare i livelli di vitamina D nell’organismo e ridurre le alterazioni metaboliche conseguenti alla carenza di tale pro-ormone liposolubile.

Un team di ricercatori italiani ha condotto uno studio per valutare quale tra le due forme di vitamina D: ergocalciferolo (vitamina D2) e colecalciferolo (vitamina D3) possa essere migliore per innalzare in modo efficace e duraturo i livelli plasmatici in soggetti colpiti da deficit di vitamina D.

I ricercatori hanno monitorato gli effetti di una singola dose da 300 mila IU di colecalciferolo (vitamina D3) o di ergocalciferolo (vitamina D2) sulle concentrazioni plasmatiche di 25-idrossivitamina D – la 25(OH)D è stata usata come marcatore della vitamina D nell’organismo – e le concomitanti variazioni dei principali fattori che regolano l’omeostasi del calcio nell’arco di 60 giorni di analisi.

Lo studio, guidato dal professor Salvatore Minisola presidente della Siommms (Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro) e frutto della collaborazione tra l’Università Sapienza di Roma e l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, è stato pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism.

Le indagini hanno coinvolto 32 donne anziane di età compresa tra 66 e 97 anni con deficit di vitamina D.
L’assunzione del colecalciferolo o dell’ergocalciferolo è avvenuta per via orale o per via intramuscolare.
Le pazienti sono state suddivise in 4 gruppi:

  • vitamina D3 per via orale
  • vitamina D3 intramuscolo
  • vitamina D2 per via orale
  • vitamina D2 intramuscolo

I risultati dello studio mettono in luce che la vitamina D3 è più efficace rispetto alla vitamina D2 nell’innalzare i livelli serici di 25(OH)D e che la somministrazione orale è migliore rispetto all’intramuscolare.

Tali risultati forniscono utili indicazioni riguardo alla formulazione di supplementi alimentari atti all’integrazione della vitamina D.

Quando le vitamine D2 e D3 vengono somministrate per via orale, i livelli di 25(OH)D aumentano in parallelo dimostrando un assorbimento simile. Dopo 3 giorni dalla somministrazione i livelli di  25(OH)D diminuiscono nel gruppo trattato con ergocalciferolo riportando i soggetti ad un livello insufficiente ben prima dei 60 giorni di analisi. Ciò fa pensare ad un più rapido metabolismo o clearance dell’ergocalciferolo rispetto al colecalciferolo.

Lo studio dimostra che l’impiego di un’unica dose molto elevata di colecalciferolo è utile per innalzare e mantenere i livelli serici di 25(OH)D per lungo tempo consentendo un miglioramento della compliance dei pazienti.

Dosi elevate di vitamina D hanno dimostrato di essere sicure ed efficaci anche in studi precedenti.

I dati mostrano che la somministrazione di colecalciferolo per via orale determina un rapido aumento di 25(OH)D mentre la via intramuscolare ne provoca un lento e graduale aumento nel tempo.

Dallo studio emerge inoltre che le concentrazioni di 25(OH)D influenzano anche i livelli serici dell’ormone paratiroideo (PTH). In particolare il colecalciferolo somministrato sia per via orale sia intramuscolare tende ad abbassare i livelli di PTH nell’arco dei 60 giorni di analisi.

La capacità del colecalciferolo di innalzare e mantenere i livelli di vitamina D nell’organismo ha importanti ripercussioni in ambito fisiologico e farmacologico. Bisogna infatti considerare che l’aumento dei livelli serici di 25(OH)D migliora l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino, riduce i livelli di PTH, riduce il rischio di fratture da osteoporosi e migliora la forza muscolare.

Nel prossimo futuro i risultati di questo studio potrebbero aprire la strada a nuovi e più efficaci trattamenti per contrastare gli effetti negativi della carenza di vitamina D.

L’ipovitaminosi D è spesso causata dalla insufficiente esposizione ai raggi solari, da una dieta povera di vitamine o da patologie che alterano l’assorbimento della vitamina D.
Questa condizione colpisce in misura maggiore gli anziani le cui abitudini di vita e alimentari oltre alla presenza di patologie concomitanti determinano un aumentano del rischio.

Un’alimentazione ricca di pesce azzurro, tonno e salmone può fornire un buon apporto di vitamina D.

Alla carenza di vitamina D seguono tutta una serie di condizioni patologiche come l’iperparatiroidismo, l’aumento del turnover osseo, il rischio di fratture, la debolezza muscolare e la tendenza a cadere.

E’ possibile riscontrare un’associazione tra questa ipovitaminosi e numerose patologie croniche come tumori, malattie cardiovascolari e diabete.

L’aumento dell’esposizione ai raggi solari può migliorare i livelli di vitamina D nell’organismo ma aumenta anche il rischio di sviluppare tumori della pelle, perciò risulta più sicuro assumere questa vitamina per via orale: con la dieta e con supplementi alimentari.

In questa prospettiva appare chiara l’importanza dell’assunzione per via orale di colecalciferolo come valida alternativa alla produzione naturale di vitamina D.
L’opportunità di somministrare la vitamina D3 a dosi elevate con intervalli di alcuni mesi tra una dose e l’altra porta evidenti vantaggi per i pazienti che possono così assumere il farmaco poche volte all’anno piuttosto che tutti i giorni.