Simmetrizzazione delle categorie concettuali

figura geometrica - Foto di Kymberly VohsenDa un secolo sia la relatività che la teoria dei quanti si reggono in parte su due unità ritenute naturali e intoccabili, la costante h di Planck e la velocità della luce c. La misurabilità delle costanti è frutto di una dicotomia del pensiero.

La domanda sulla grandezza o meno dell’h ha senso solo all’interno di questa logica dualistica in cui le costanti sono tali per il suo valore finito. Questo vale per h e per c, ma la risposta a questa pseudo domanda non si può avere all’interno di questa logica.

H rappresenta per Planck la proporzionalità, un valore simmetrico rispetto all’energia del fotone e alla frequenza.

Ma questa legge ferrea, è legata al fatto che un fotone ha energia doppia rispetto ad un altro.
La difficoltà maggiore sta proprio nel fotone, in quanto le maggiori ambiguità percettive le ha lo specifico della particella in sé come parte attiva nella visione (luce) e nell’influenza gravitazionale in movimento, quando la particella sia visibile come nella luce.
Nel caso di emissione di fotoni attraverso un salto quantico nucleare che come tale ha energia maggiore di quella emessa in un salto quantistico atomico. “Se il fotone di un raggio gamma nucleare ha un’energia mille volte maggiore di quella di un fotone di luce visibile, anche la sua frequenza è mille volte maggiore”. (1)

Questo è una conferma ulteriore della velocità di una particella, la quale quando non influenza la percezione, come nel caso del raggio gamma perché non visibile, anche valori classici delle costanti saltano, perché le leggi di gravità non intaccano direttamente l’apparato visivo. In questo caso il valore tradizionale delle costanti salta; la frequenza, ad esempio, è mille volte maggiore, saltano i valori della formula di Planck ripresa da Einstein E=hf, ovvero la formula perde la simmetria perché non più alimentata dai fotoni di un salto quantistico atomico ma da quelli emessi da un salto quantico nucleare (raggio gamma), differenza che appare a noi, a causa di una diversa percezione, e salta anche la proporzionalità costante, frutto di un’anomalia simmetrica.

Simmetria

simmetriaSimmetria = invarianza e conservazione delle leggi di natura

Sono gli aspetti più deleteri a cui conduce l’anomalia percettiva, aspetti che si mettono più in evidenza nella struttura del linguaggio matematico e con questi pilastri portanti si costruisce la fisica. Su queste basi, non si può guardare al di là della fisica classica, sia essa newtoniana sia essa eisteniana.

Invarianza – Simmetria – Conservazione

(Schermo neuropsichico limite cognitivo)

Partendo da questo principio, non ha alcun senso parlare di rottura della simmetria. È frutto di anomalia presumere un universo primordiale (mitico) dove le forze siano unite, e poi raffreddandosi c’è stata la rottura di simmetria, l’errore sta nel presumere una simmetria iniziale. Partendo da questa triade iniziale, da questo stadio mitico, e ponendo la meccanica quantistica vincolata a questi principi, non arriveremo a risultati esaltanti, perché, come ho già affermato, non possiamo percepire una nuova concezione fisica in un involucro obsoleto. Questa struttura rigida della mente non può essere legata alla quantistica, se non interpretando quest’ultima con una concettualizzazione rigida, come il principio di cui sopra fa intendere.
Il principio di conservazione è principio di Parità, come afferma con la sua incredibile semplicità Richard P. Feynman: “La legge di conservazione corrisponde al principio di simmetria per riflessione non ad un analogo classico, e così questo tipo di conservazione ha preso il nome di conservazione della parità. Era quindi per via della conservazione della parità, o meglio della simmetria per riflessione delle equazioni della meccanica quantistica dei decadimenti deboli, che una stessa particella non poteva decadere in entrambi i modi. Ci doveva essere una qualche coincidenza di massa, vita media eccetera. Ma più si studiava la cosa più questa coincidenza appariva improbabile, e a poco a poco si fece strada il sospetto che la legge, così profonda, della simmetria della natura potesse essere falsa” (2). Io aggiungerei il frutto di un dualismo congenito alle categorie del pensiero, un’anomalia primordiale che ho a suo tempo spiegato anche in termini neurologici.

Da queste analisi neurologico-percettive avevamo stabilito un binomio speculare alla base della simmetria, così come lo stesso binomio si intravedeva alla base di qualsiasi altra concettualità logica, materia – antimateria, finito – infinito ecc. E’ da queste analisi che abbiamo dedotto l’inesistenza di una concettualità che ammetta il punto zero dell’universo. Avevo, nello stesso tempo evitato tutte le soluzioni che mi portavano teoricamente a concepire un multiverso, per l’evidente errore logico che sta alla base, profondamente convinto che le leggi che governano l’universo siano ridotte al minimo, e tutte fanno capo a quelle della termodinamica, per il piccolo ed il grande. In questo caso, epuratomi cognitivamente dei limiti indotti dalla anomalia di base, l’unico universo possibile è quello adimensionale ed infinito in ogni sua parte. Bisogna immaginarsi un pentolone infinito in cui quelli che noi chiamiamo erroneamente universi nascano, si espandano e muoiano all’infinito dentro questo Universo-pentolone-infinito, secondo le leggi della termodinamica.

La simmetria come stadio mitico

C’era una volta… uno stadio arcaico in cui forza elettromagnetica, forza nucleare forte e forza di disintegrazione erano unificate in modo perfetto. Successivamente avvenne la rottura che portò disperatamente a cercare il Bosone di Higgs in quanto inconcepibile per i fisici una particelle non simmetrica ai Femioni. Ora gli equivoci sono parecchi, e fanno parte del pensiero occidentale, il primo fra tutti è non ammettere l’essere infinito in tutte le sue parti ed in quanto essere non le è possibile non essere. Ora non è naturalmente possibile il “multiversi”. Qui entriamo in una fase concettuale, non è che una delle infinite “bolle” finite e ripetibili all’infinito secondo le leggi di Lavoisier. Ora il problema sta nel qualificare queste bolle che nascono si espandono e scoppiano (muoiono in quanto tali ) all’infinito.

Linea adimensionale infinita in tutte le direzioni

linea

Fino a quando rimaniamo agganciati alla concettualità di “rottura della simmetria” non riusciamo a superare le contraddizioni logiche che stanno alla base dei limiti concettuali della quantistica.

Bisogna andare oltre l’epoca di Planck quando non si metteva in dubbio la perfetta simmetria dell’universo, ciò voleva dire che quattro forme di interazioni, cioè la gravità, la forza elettromagnetica, la forza nucleare forte e quella di disintegrazione, stavano in un’unica simmetria perfetta. Questo era il tempo arcaico della fisica, una visione difficile a morire, che conduce inesorabilmente a ragionare sulla rottura della simmetria, come concettualità indiscutibile. Con questo muro invalicabile si è formulata la quantistica. Il principio di complementarità è il frutto più evidente di questa interpretazione ortodossa. A suo tempo avevo già discusso il problema dell’ambiguità logica del principio stesso, ora è il momento di entrare più a fondo.

Il principio di complementarietà e l’interpretazione ortodossa della meccanica quantistica

Tale principio fornì un alibi alla sistematizzazione delle concettualità arcaiche alla base della struttura matematica. I dualismi apparentemente inconciliabili come onde e corpuscoli, sono sanabili all’interno di questo principio, ma direi di più: l’intera struttura dell’universo, il dualismo per eccellenza, la Simmetria del tutto, si può accettare come tale identificandola con lo stesso principio. Ma in tale prospettiva, la visione fisica risultante è quella data dal limite anomalo neuropsicologico alla base della struttura del pensiero occidentale (3).

Bibliografia

(1) Kenneth W. Ford, Il mondo dei quanti, ed. Bollati – Boringhieri, 2010. pag. 47.
(2) Richard P. Feynman, Sei pezzi meno facili, ed. Adelphi, 2007, pag. 73.
(3) R. E. Bertagnolio, psichomedia.