Esame del sangue per diagnosticare l’Alzheimer

prelievo ematico - Foto di Wojciech WolakUn nuovo metodo di analisi consente di individuare i primi segni della malattia di Alzheimer da semplici campioni di sangue. La diagnosi può essere eseguita quando il paziente non ha ancora mostrato i sintomi della malattia.

I ricercatori della University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas hanno sviluppato un metodo innovativo che impiega molecole di sintesi per individuare specifici anticorpi associabili alla malattia di Alzheimer.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell.

Questo metodo è ancora in fase preliminare, ma nel prossimo futuro potrebbe contribuire allo sviluppo di specifici biomarcatori sia per l’Alzheimer sia per numerose altre patologie difficili da diagnosticare in fase precoce come ad esempio la malattia di Parkinson e le patologie autoimmuni come la sclerosi multipla e il lupus.

Una delle grandi sfide nel trattamento della malattia di Alzheimer è arrivare alla diagnosi prima della comparsa dei sintomi, altrimenti è troppo tardi: il danneggiamento delle capacità cognitive risulta ormai irreversibile.
E’ quindi molto importante trovare un metodo che consenta la diagnosi precoce allo scopo di avere qualche possibilità di cura. La ricerca potrà infatti sviluppare nuove e più efficaci strategie terapeutiche per trattare la malattia durante i primi stadi, quando le capacità cognitive del paziente non sono ancora gravemente compromesse.

I ricercatori hanno ipotizzato che nel siero dei pazienti affetti da Alzheimer si potessero individuare molti anticorpi specifici da usare come biomarcatori.

Il sistema immunitario rappresenta una ricca fonte di possibili biomarcatori, ma gli anticorpi utili dal punto di vista diagnostico risultano ancora sconosciuti per un elevato numero di patologie. Ciò è dovuto in parte al fatto che manca la conoscenza degli antigeni che innescano la risposta immunitaria.
Pertanto, fino ad oggi, gli antigeni sono risultati indispensabili per individuare gli anticorpi, ma gli scienziati americani hanno messo a punto un nuovo metodo che identifica gli anticorpi utili dal punto di vista diagnostico senza dover per forza scoprire l’antigene. Questo metodo frutta delle molecole di sintesi – i peptoidi – al posto degli antigeni, per riuscire a scovare gli anticorpi presenti nei campioni di sangue dei pazienti.

I peptoidi sono una classe di peptidomimetici le cui catene laterali sono legate all’azoto ammidico e non al carbonio in alfa (come invece accade nei peptidi).
Sono glicine N-sostituite in grado di conservare proprietà simili ai peptidi, ma hanno il vantaggio di non avere centri stereogenici e di essere chimicamente stabili all’attacco di peptidasi endogene.
Grazie all’assenza di centri stereogenici, la sintesi dei peptoidi risulta semplice ed economica.

Gli scienziati hanno usato una libreria di migliaia di peptoidi per eseguire lo screening dei campioni sierologici. La loro strategia ha previsto l’esposizione del siero ad un elevato numero di molecole sintetiche: ogni anticorpo si legherà con ogni probabilità a poche molecole di sintesi con sufficiente affinità e specificità da essere trattenuto da esse.
Quindi i peptoidi capaci di trattenere più anticorpi IgG dai campioni e dai controlli venivano identificati e testati come “molecole di cattura” per gli anticorpi utili dal punto di vista diagnostico.
Nel lavoro di ricerca è stato impiegato un modello murino di sclerosi multipla.

Una volta messo a punto il metodo gli scienziati hanno indagato campioni sierologici prelevati da 6 pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer, 6 soggetti sani e 6 affetti da Parkinson.
Hanno trovato 3 peptoidi capaci di legare un elevato numero di anticorpi IgG in tutti i campioni provenienti dai pazienti con Alzheimer – quando comparati con il gruppo di controllo e con quello di Parkinson. Due peptoidi legano lo stesso tipo di anticorpo IgG mentre il terzo lega anticorpi diversi, quindi esistono due possibili biomarcatori IgG per l’Alzheimer.
La ricerca è proseguita coinvolgendo altri 16 soggetti di controllo e 10 soggetti negli stadi iniziali della malattia di Alzheimer.

Dai test risulta che i 3 possibili biomarcatori hanno consentito di identificare l’Alzheimer con un’accuratezza del 90%.

Questo studio rappresenta un primo passo preliminare verso la messa a punto di biomarcatori capaci di permettere la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer. Saranno necessari studi più approfonditi e numerosi e più estesi test di screening per arrivare al più presto all’obbiettivo di diagnosticare l’Alzheimer con un prelievo ematico.