Té verde: a volte fa male

tè verde - Foto di Ali FaridIl té verde, ricco di polifenoli, ha numerosi effetti benefici sull’organismo umano ma se viene preso insieme ad altri preparati vegetali può risultare pericoloso per la salute, inoltre un consumo esagerato può causare gravi danni epatici e alcune sue componenti possono interferire con i farmaci modificandone l’efficacia terapeutica.

Il tè verde è la bevanda più comune dopo l’acqua tra le popolazioni orientali e fa parte della medicina popolare da tempi remoti. Negli ultimi anni si sta diffondendo anche in occidente dove, accanto ai comuni infusi di té, vengono usati estratti concentrati in forma liquida o in capsule.

Tra le proprietà degli estratti concentrati di té verde sono stati dimostrati gli effetti anti-tumorali e di protezione del sistema cardiovascolare oltre alle capacità di indurre la termogenesi e stimolare l’ossidazione dei lipidi.

Queste proprietà benefiche e la facilità di reperire sul mercato un’ampia gamma di prodotti, inducono il consumo di estratti concentrati di té verde come medicazione “fai da te” in particolare da parte dei malati di tumore che sperano di rallentare la progressione della malattia o ridurre gli effetti collaterali dati dalla chemioterapia non pensando alle possibili interazioni con i farmaci prescritti, e da parte degli individui sovrappeso o obesi che sperano di dimagrire poiché alcune componenti del té verde risultano associate ad una modesta ma statisticamente significativa riduzione dell’indice di massa corporea e del peso corporeo.

La somministrazione di estratti totali di té verde risulta più efficace rispetto all’uso delle singole catechine (come EGCG ad alte concentrazioni).

Accanto agli effetti benefici dati dall’uso di infusi ed estratti di té verde esiste documentazione in letteratura che indica come l’uso improprio o eccessivo di tali preparazioni possa determinare l’insorgere di effetti avversi che in alcuni casi possono mettere a rischio la vita di chi ne fa uso.

I preparati a base di erbe vengono comunemente percepiti dalla popolazione come innocui e vengono spesso presi senza la dovuta cautela. L’uso indiscriminato di un’ampia gamma di prodotti vegetali – come estratti, tinture e infusi – pone problemi di sicurezza per la salute. Infatti se i farmaci di sintesi devono superare numerosi test prima di essere immessi sul mercato ciò non avviene con altrettanto scrupolo per i preparati vegetali che proprio come i prodotti di sintesi hanno indicazioni terapeutiche, effetti collaterali e interazioni con altre sostanze farmacologicamente attive.

Bisogna porre particolare attenzione alla co-somministrazione di medicinali e integratori naturali come le erbe medicinali. Infatti, maggiore è il numero delle piante associate tra loro e più alto è il rischio di interferenze farmacologiche, allergie ed effetti collaterali soprattutto quando i pazienti non comunicano al proprio Medico l’assunzione di preparati vegetali in concomitanza con le terapie farmacologiche prescritte.

Le tradizionali foglie di té per la preparazione di infusi possono essere considerate sicure se in tutta la catena di produzione vengono rispettate le norme di sicurezza ed effettuati i dovuti controlli di qualità, in caso contrario è possibile che nel nostro infuso ci siano muffe, metalli pesanti, pesticidi (come organoclorine, organofosfati e piretrine) e altre sostanze capaci di danneggiare la salute. Appare quindi essenziale prestare molta attenzione a cosa si compra e a chi ci si rivolge per effettuare l’acquisto.

E’ possibile bere alcune tazze di té al giorno senza avere, nella maggior parte dei casi, effetti collaterali. Mentre è più facile “esagerare” con gli estratti concentrati e raggiungere dosi elevate che possono causare l’insorgenza di effetti avversi.

Tre tazze di té verde contengono circa 280 mg di catechine (tra cui EGCG – epigallocatechinagallato, EGC – epigallato catechina, ECG – epicatechina gallato, EC – epicatechina) che sono i polifenoli responsabili della maggior parte degli effetti benefici e sono le sostanze attive più abbondanti in questo tipo di té.

Studi condotti per verificare la dose efficace come coadiuvante nelle terapie antitumorali indicano che 2 g di estratto concentrato di té verde per 3 volte al giorno – corrispondenti a circa 9-12 tazze di té al giorno – possono essere ben tollerate.
Ulteriori indagini confermano la sicurezza e la buona tollerabilità dei preparati concentrati contenenti catechine (EGCG) pari a 8-16 tazze di té verde al giorno. Tuttavia bisogna tenere presente che i trials sull’uomo eseguiti fino ad oggi sono su piccola scala e non consentono di ottenere dati statisticamente significativi riguardo agli effetti avversi di questi preparati.

Gli effetti collaterali degli estratti concentrati sono dovuti in buona parte alla presenza della caffeina che determina l’insorgenza di disturbi gastrointestinali, insonnia, agitazione, mal di testa, palpitazioni. Tuttavia gli estratti concentrati decaffeinati si sono dimostrati meno efficaci e alcuni studi indicano un contributo significativo della caffeina nel mantenere l’efficacia antitumorale – inibire la crescita tumorale – di questi prodotti.

Le foglie giovani di té contengono più caffeina mentre quelle più vecchie sono più ricche di catechine.

Dall’analisi di campioni di plasma è risultato che le concentrazioni di catechine (EGCG) sono molto più elevate quando gli estratti concentrati di té verde vengono assunti lontano dai pasti. Tali livelli possono essere pericolosi per la salute tanto che la FDA americana ha modificato i protocolli per i trials con gli estratti concentrati di té verde in modo che la somministrazione dei preparati sia sempre in concomitanza ad un pasto.

Tossicità ed interazioni con sostanze farmacologicamente attive

Negli ultimi anni, con la crescente diffusione e l’aumento dei consumi di grandi quantità di té verde come infuso o come estratto concentrato, stanno venendo alla luce sempre più casi di gravi effetti collaterali, si tratta ad esempio di casi di tossicità epatica acuta. E’ accaduto in alcuni Paesi europei come Francia e Spagna con prodotti dimagranti a base di estratti di té verde concentrato.

Il collegamento tra tossicità epatica e consumo di té verde è stato studiato in vitro e in vivo (su modello animale e sull’uomo) ed ha portato a risultati contrastanti: alcuni studi affermano un ruolo epatoprotettivo del té verde mentre altri dimostrano gli effetti epatotossici (di solito per le concentrazioni più elevate).

Ciò potrebbe dipendere dal fatto che i prodotti a base di té verde contengono spesso parti vegetali di altre piante ed è proprio la molteplicità di ingredienti che rende difficile stabilire la relazione causale tra estratti di té verde e tossicità epatica.

E’ bene evitare il té verde in gravidanza poiché esso riduce l’effetto dell’acido folico, sostanza indispensabile per diminuire il rischio di spina bifida e di parto prematuro.

Il té verde contiene numerose sostanze oltre alle catechine, si tratta ad esempio di flavonoidi, alcaloidi, saponine e tannini.

I tannini del té verde interferiscono con l’assorbimento e la biodisponibilità del ferro. Quindi è importante ricordare di non assumere integratori a base di ferro in concomitanza con té verde (soprattutto con estratti concentrati).
Numerosi studi mettono in luce che i tannini del té verde possono ridurre l’assorbimento di codeina, atropina, efedrina, pseudoefedrina, warfarina ed altre sostanze farmacologiche.

Le catechine del té verde modulano l’attività delle P-glicoproteine (Pgp) e degli enzimi citocromo P450.

Le P-glicoproteine sono proteine di trasporto che veicolano varie molecole, compresi alcuni farmaci, attraverso le membrane cellulari. La modulazione delle Pgp è di grande rilevanza per tutti i pazienti che assumono farmaci che sono substrato per queste glicoproteine e studi recenti evidenziano come alcune catechine inibiscono le Pgp mentre altre ne aumentano le capacità di trasporto.

Studi in vitro e in vivo su modello murino mettono in luce che la co-somministrazione di catechine – come EGCG – e di farmaci antitumorali – come tamoxifene, bortezomib, sunitrinib, doxorubicina, o altri farmaci come nicardipina, diltiazem e verapamil – va ad alterare la farmacocinetica e l’efficacia di tali sostanze.
In alcuni casi le catechine possono interferire con l’escrezione dei farmaci che rimangono nel circolo sanguigno determinando alti livelli plasmatici e un aumento del rischio di tossicità, in altri casi l’interazione tra catechine e farmaco provoca la riduzione dell’attività del farmaco stesso, in altri casi ancora si viene a formare un complesso catechina-farmaco che annulla l’efficacia di entrambe.

Le catechine del té verde vanno a interferire anche con l’attività del citocromo P450 3A4 (CYP3A4) che svolge un ruolo chiave nel metabolismo di oltre il 50% delle sostanze farmacologiche.

Tra ginseng, aglio, cimicifuga racemosa, vischio, semi d’uva ed estratto concentrato di té verde, quest’ultimo è risultato il più forte inibitore del CYP3A4.

Studi su modello animale provano che l’inibizione dei citocromi P450 ad opera delle catechine del té verde riduce l’attivazione di sostanze procarcinogene, questi risultati sono coerenti con quelli che indicano effetti protettivi dei polifenoli del tè verde nei confronti delle sostanze cancerogene.

Tuttavia questi effetti benefici e protettivi del té verde possono essere ridotti o annullati dai potenziali effetti negativi dovuti all’altrazione dei profili farmacocinetici di numerosi farmaci.

Bisogna tenere presente che gli studi fino ad ora eseguiti su volontari sani indicano che la somministrazione di dosi anche elevate di té verde non altera in modo significativo l’azione dei farmaci metabolizzati dagli enzimi CYP, ma non sono ancora disponibili dati esaustivi su pazienti sottoposti a lunghe terapie farmacologiche e con un quadro clinico già compromesso da malattie.

Fonte

Axel H. Scho¨nthal, Adverse effects of concentrated green tea extracts. Molecular Nutrition & Food Research 2011