Colecalciferolo nel trattamento dell’epatite C

Bottiglia e contagoccie - Foto di Emma McCrearyLa supplementazione con vitamina D3 migliora la risposta al trattamento antivirale nei pazienti naive affetti da epatite C cronica. La carenza di vitamina D interessa circa il 90% delle persone colpite da patologie croniche del fegato ed è stata associata ad un peggioramento della malattia e ad una scarsa risposta alla terapia standard.

Il trattamento standard per eradicare l’HCV prevede la somministrazione combinata di peginterferone e ribavirina per 24 settimane nell’epatite C genotipi 2 o 3 e per 48 settimane nell’epatite C genotipo 1 – la forma prevalente del virus in Europa e Nord America.

Questa terapia ha un’efficacia compresa tra il 38% e il 46% nei pazienti affetti da HCV con genotipo 1, l’efficacia aumenta con l’aggiunta di nuovi agenti antivirali come gli inibitori della polimerasi o della proteasi virale.

Partendo dalla considerazione che la carenza di vitamina D è stata associata a fibrosi severa e scarsa risposta ai trattamenti antivirali nei pazienti con epatite C genotipo 1 e che tale ipovitaminosi interessa circa il 90% dei pazienti affetti da patologie croniche del fegato, gli studiosi hanno cercato di capire se la supplementazione con colecalciferolo (vitamina D3) potesse svolgere un ruolo positivo nell’eradicazione del virus dell’epatite C.

I pazienti sono stati invitati ad assumere colecalciferolo in dosi di 2000 IU al giorno fino al raggiungimento di livelli serici ottimali e successivamente durante tutto il corso della terapia antivirale.

I livelli serici ottimali di vitamina D sono oggetto di dibattito scientifico, i ricercatori in questo studio hanno ritenuto opportuno aumentare i livelli di vitamina D fino a 32 ng/ml al fine di ottenere un aumento della risposta alla terapia antivirale.

A distanza di 24 settimane dalla terapia l’86% dei pazienti trattati con terapia standard (peginterferone + ribavirina) e aggiunta di vitamina D3 erano HCV-RNA negativi vs il 42% dei pazienti con terapia standard senza supplementazione vitaminica.
Il tasso di ricaduta è stato dell’8% nei pazienti con terapia standard + vitamina D3 vs il 36% della terapia standard mentre il tasso di mancata risposta alla terapia è stato del 6% vs il 22%.

Durante la terapia sono stati documentati effetti avversi associabili all’assunzione di peginterferone e ribavirina, si tratta spesso di nausea, mal di testa, insonnia, brividi, febbre, mialgia, prurito ed altro.

I risultati dello studio mettono in evidenza l’importanza di mantenere livelli serici ottimali di vitamina D per migliorare l’efficacia del trattamento antivirale contro il virus dell’epatite C sebbene non siano ancora noti i meccanismi d’azione che conducono a questo risultato.

La vitamina D migliora la sensibilità all’insulina, deprime le citochine proinfiammatorie e migliora la risposta dei linfociti T CD4.

La resistenza insulinica ha un ruolo importante nella risposta alla terapia con peginterferone e ribavirina nei pazienti HCV positivi non diabetici. Tale insulinoresistenza può essere legata a bassi livelli serici di vitamina D. L’effetto diretto della vitamina D potrebbe essere mediato dal legame della forma attiva della vitamina al recettore posto a livello delle cellule B pancreatiche, lo stato di carenza vitaminica potrebbe alterare il bilancio tra il calcio extracellulare e intracellulare che potrebbe interferire con il normale rilascio di insulina. Pertanto la carenza di vitamina D o di calcio può comportare una condizione di resistenza insulinica periferica che sembra associata ad una minore risposta alla terapia antivirale standard.

Bassi livelli ematici di vitamina D riducono la capacità dei macrofagi di avviare la risposta immunitaria ed espongono il soggetto a contrarre più facilmente malattie.

La funzione immunomodulatrice della vitamina D si esplica sulle cellule T: la carenza di questa vitamina comporta la diminuzione delle cellule T regolatorie e delle cellule TH2 favorendo una risposta TH1 autoimmune. Si tratta di una risposta pro-infiammatoria che potrebbe influenzare negativamente interferone e insulina tanto da ridurre la risposta alla terapia antivirale.
L’infezione cronica da HCV modula il bilancio tra citochine immuno stimolanti e inibitorie che possono prolungare i tempi dell’infiammazione e condurre il paziente a fibrosi e malattie croniche del fegato.

Il colecalciferolo (vitamina D3) promuove la sintesi di catelicidine – proteine ad azione antibatterica presenti nei neutrofili – capaci di distruggere molti agenti infettivi come virus, batteri (es. M. tuberculosis) e funghi.

Altre carenze vitaminiche riscontrate nei pazienti infettati dall’HCV riguardano la vitamina E e la B12.

IL28B

Un ulteriore fattore capace di influenzare la risposta alla terapia è il polimorfismo di un singolo nucleotide nella sequenza del gene per l’interleuchina (IL)-28B posto a livello del cromosoma 19.
L’interleuchina 28 svolge un ruolo importante nella risposta immunitaria nei confronti dei virus.
Molti studi recenti mettono in luce come piccole differenze nella sequenza del gene che codifica per IL28B, paralogo di IL28A, possono predire la risposta al trattamento nei pazienti infettati dal virus dell’epatite C. Le due isoforme mostrano oltre il 95% di sequenza identica, ma piccole variazioni per rs12979860 sono associate alla Risposta Virale Sostenuta (SVR) ed in particolare è stato dimostrato che i pazienti con genotipo CC hanno una risposta favorevole alla terapia standard con una SVR significativamente migliore rispetto ai pazienti CT e TT.

Fonte

World J Gastroenterol. 2011 Dec 21;17(47):5184-90. Vitamin D supplementation improves sustained virologic response in chronic hepatitis C (genotype 1)-naïve patients.

Sequence Analysis of the IL28A/IL28B Inverted Gene Duplication That Contains Polymorphisms Associated with Treatment Response in Hepatitis C Patients. Plos One 2012

Impact of IL28B-Related Single Nucleotide Polymorphisms on Liver Histopathology in Chronic Hepatitis C Genotype 2 and 3. Plos One 2012