Pubertà in ritardo

ragazze - Foto di Sanja GjeneroLa pubertà porta alla maturazione sessuale e alla capacità di riprodursi. Il ritardo nell’arrivo del periodo puberale comporta una ridotta crescita in statura e peso rispetto ai coetanei e questo può innescare malessere psicologico e difficoltà nell’accettarsi.

La pubertà ha inizio con la crescita dei testicoli nei ragazzi e del seno nelle ragazze, essa richiede l’interazione tra ipotalamo, ghiandola pituitaria (ipofisi) e gonadi ed è annunciata dalla secrezione di GnRH – ormone di rilascio delle gonadotropine – in ripresa dopo la relativa quiescenza durante l’infanzia.
GnRH stimola la secrezione dell’ormone luteinizzante (LH) e follicolo stimolante (FSH) che a sua volta promuove la maturazione delle gonadi e stimola la produzione degli ormoni steroidei sessuali.

Poco si sa riguardo ai fattori che innescano l’avvio della pubertà e non è ancora chiaro perché un ragazzo inizia il periodo puberale all’età di 10 anni mentre un altro a 14 anni.

L’esordio della pubertà avviene normalmente tra i 10 e i 13 anni per le femmine e tra gli 11 e i 14 anni per i maschi.
Bisogna comunque considerare la sempre maggiore tendenza all’anticipo dell’età puberale soprattutto nei Paesi occidentali oltre alle differenze nel periodo dello sviluppo dovute a caratteristiche genetiche, alle abitudini alimentari, allo stile di vita e alla storia clinica. Tutte queste variabili potrebbero influire sull’età di esordio della pubertà.

Il ritardo nell’arrivo della pubertà rappresenta un estremo nel normale spettro del periodo puberale e può essere assimilato ad un ritardo costituzionale di crescita e pubertà (CDGP – constitutional delay of growth and puberty) che rappresenta infatti la principale causa di pubertà in ritardo per entrambi i sessi.

La diagnosi differenziale di ritardo costituzionale di crescita e pubertà può essere suddivisa in tre categorie: ipogonadismo ipergonadotropico – caratterizzato da elevati livelli di ormone luteinizzante (LH) e di ormone follicolo stimolante (FSH) propri del mancato feedback negativo dalle gonadi – ipogonadismo ipogonadotropico permanente – caratterizzato da bassi livelli di LH e FSH propri di disturbi a carico dell’ipotalamo o dell’ipofisi –  ipogonadismo ipogonadotropico transiente (ipogonadismo ipogonadotropico funzionale) – in cui si ha un ritardo nella maturazione dell’asse ipotalamo/ipofisi/gonadi secondario a condizioni patologiche di base.

Le cause del ritardo costituzionale di crescita e pubertà (CDGP) non sono note, tuttavia si stima che tra il 50% e l’80% della variabilità nell’esordio della pubertà umana sia dovuta a fattori genetici e tra il 50% e il 75% dei pazienti con CDGP ha una storia famigliare di pubertà in ritardo.
Proprio per questo motivo, nella valutazione iniziare di un paziente, è utile conoscere gli step di crescita e il momento di esordio della pubertà nei genitori. Paziente e genitori dovrebbero fornire indicazioni riguardo a specifiche malattie come celiachia, patologie tiroidee e anoressia che potrebbero causare temporaneo ritardo della pubertà. Tutta una serie di patologie croniche e genetiche possono influire negativamente sull’esordio della pubertà come anche l’assunzione di particolari farmaci e trattamenti come chemioterapia o radioterapia possono causare insufficienza gonadica primaria.

E’ importante rivolgersi ad uno Specialista per effettuare le indagini mediche più appropriate caso per caso.

Il trattamento del ritardo costituzionale di crescita e pubertà (CDGP) può prevedere una fase di osservazione o una terapia con basse dosi di testosterone nei maschi e di estrogeni nelle femmine.
Il trattamento porta un aumento della velocità di crescita e di maturazione sessuale, ciò si associa ad un miglioramento delle condizioni psicologiche con una maggiore autostima e stato di benessere, senza effetti avversi significativi.
L’utilizzo dell’ormone della crescita non è raccomandato mentre gli inibitori dell’aromatasi possono avere effetti avversi come sviluppo alterato dell’osso trabecolare e deformità del corpo vertebrale.

Fonte

The New England Journal of Medicine