Riso integrale e prevenzione del diabete

riso - foto di Sean OkihiroIl riso integrale ha un effetto protettivo nei confronti del diabete di tipo 2. Si stima infatti che l’abitudine di mangiare cereali e farine integrali possa ridurre fino al 36% il rischio di sviluppare il diabete rispetto al consumo di carboidrati raffinati. Il riso integrale è quindi un alimento importante per aumentare la qualità dei carboidrati da assumere con la dieta.

Cereali e farine integrali sono un prezioso alleato in cucina per allontanare il rischio di diabete di tipo 2. Proprio per questo motivo un gruppo internazionale di ricercatori ha promosso l’iniziativa Global Nutritional and Epidemiologic Transition per modificare gradualmente le abitudini alimentari globali attraverso il miglioramento della qualità dei carboidrati assunti con la dieta.
Gli alimenti di base, un tempo ricca fonte di sostanze nutritive e di fibre, sono stati rimpiazzati da carboidrati raffinati come il riso bianco brillato ed in questo modo è stata progressivamente ridotta la qualità dei carboidrati sulla tavola dei consumatori.

Il consumo di carboidrati di alta qualità come i cereali integrali può ridurre il rischio di diabete attraverso il migliore controllo della glicemia.

Una dieta ricca di cereali integrali rappresenta quindi una possibile alternativa economica e sostenibile per contribuire alla prevenzione del diabete ed è utile soprattutto nei Paesi poveri dove spesso esistono malattie infettive concomitanti e malnutrizione.

Il gruppo internazionale di ricercatori mira a valutare il rischio di diabete nelle fasce di popolazione maggiormente a rischio verificando l’effetto dei cibi integrali rispetto a quelli raffinati. Contemporaneamente desiderano testare il livello di gradimento di questi alimenti per valutare se le modifiche nella qualità dei carboidrati possono contribuire ad abbassare il rischio di diabete nel lungo termine.

I progetti pilota, partiti nel 2008, iniziano a fornire i primi risultati positivi soprattutto in termini di accettabilità dei prodotti integrali e propensione al consumo di questi alimenti rispetto a quelli raffinati. I risultati degli studi forniranno le basi da cui partiranno una serie di interventi mirati a lungo termine.

Lo scopo principale dei ricercatori è di cambiare le abitudini alimentari di porzioni sempre più estese della popolazione mondiale per ottenere un forte impatto sulla produzione del cibo a livello globale e fare in modo che gli alimenti integrali ed i legumi soppiantino i carboidrati raffinati e ritornino di uso comune.

I carboidrati raffinati, come il riso bianco, hanno un alto indice glicemico che provoca rapidi picchi di zuccheri nel sangue che alla lunga possono aumentare il rischio di diabete. Invece gli alimenti con un basso indice glicemico, come il riso integrale, vengono digeriti più lentamente e portano a variazioni meno accentuate degli zuccheri nel sangue.

Il riso integrale aiuta a mantenere costante l’indice glicemico dopo i pasti.

Nel recente passato, i cibi integrali venivano spesso etichettati come “mangiare da poveri” mentre i carboidrati raffinati venivano percepiti come simbolo di progresso e ricchezza tanto da occupare col tempo un posto importante sulle tavole dei consumatori. Questo processo si sta verificando oggi in alcuni Paesi in rapida espansione economica come ad esempio la Cina.
Passare dai carboidrati raffinati a quelli integrali significa in molti casi “tornare alle origini”, riscoprire i sapori e le abitudini di un tempo alla ricerca di un’alimentazione più sana.

Il riso integrale è nutrizionalmente superiore al riso bianco poiché fornisce un buon apporto di fibre, minerali (fosforo, potassio e calcio) e vitamine (tiamina: vitamina B1 e niacina: vitamina PP). Anche il riso parboiled è migliore rispetto al riso bianco perché subisce un processo di origine antichissima e solo recentemente reso industriale che si basa sull’effetto combinato di acqua e calore sulla cariosside per trattenere buona parte delle vitamine e dei sali minerali nel chicco oltre a migliorare la capacità di mantenere la cottura.

E’ preferibile che il riso integrale sia di produzione biologica perché nella lolla, pellicola che ricopre il chicco e che viene rimossa nel caso del riso raffinato, possono essere presenti residui di fertilizzanti e pesticidi eventualmente impiegati durante la coltivazione.

In uno studio condotto dai ricercatori della Harvard School of Public Health è emerso che il consumo alimentare di cinque o più porzioni di riso bianco a settimana risulta associato ad un aumento del rischio di diabete di tipo 2. Mentre due o più porzioni di cereali integrali a settimana sono associate ad un ridotto rischio di sviluppare la malattia.
I ricercatori hanno stimato che basterebbe sostituire 50 grammi di riso bianco con la stessa quantità di riso integrale al giorno per ridurre del 16% il rischio di diabete e se si sostituiscono gli alimenti raffinati con analoghe quantità di alimenti integrali come frumento e orzo è possibile ottenere una riduzione del rischio del 36%.

Lo studio ha coinvolto quasi 158 mila donne e 40 mila uomini che sono stati indagati circa le abitudini alimentari, stile di vita e condizioni di salute nel corso di 22 anni di follow-up.
I dati dimostrano che i maggiori consumatori di riso bianco hanno più facilmente una storia famigliare di diabete.
Nella popolazione studiata il consumo di riso integrale è risultato troppo scarso per poter valutare eventuali associazioni con il diabete. Tuttavia i ricercatori hanno osservato che il consumo di cereali integrali, anche se diversi dal riso, è associato ad una riduzione del rischio di diabete rispetto al consumo di riso bianco.

Fonte

Global Nutrition & Epidemiologic Transition Initiative

“White Rice, Brown Rice, and Risk of Type 2 Diabetes in US Men and Women,” Qi Sun, Donna Spiegelman, Rob M. van Dam, Michelle D. Holmes, Vasanti S. Malik, Walter C. Willett, Frank B. Hu, Archives of Internal Medicine, online June 14, 2010.

Harvard School of Public Health