Tumore mammario metastatico HER2 positivo

mammella - Foto di Stefan HellwigIl 15-25% delle donne colpite da carcinoma della mammella mostra un’amplificazione del gene che codifica per HER2, un fattore di crescita epiteliale umano. Ciò si traduce nella sovraespressione del recettore HER2 che si associa ad una maggiore aggressività del tumore con un notevole rischio di metastasi.

La positività a HER2 conferisce un dato di aggressività elevato al carcinoma mammario, nonostante la sua caratterizzazione debba essere contestualizzata in un quadro più complesso che preveda anche l’analisi dei recettori ormonali. 
Questo fattore di crescita epiteliale rappresenta un fattore di rischio notevole anche per le pazienti che, in base all’espressione dei recettori ormonali, dovrebbero mostrare una prognosi più favorevole.

La valutazione dello stato di HER2 viene effettuata attraverso l’impiego di un test immuno istochimico (IHC) di sezioni tumorali fissate. 
L’amplificazione del gene HER2 deve essere individuata mediante ibridazione in situ tramite fluorescenza (FISH) o ibridazione cromogenica (CISH) di sezioni tumorali fissate.

Gli esiti della malattia nelle pazienti con tumore alla mammella HER2 positivo sono migliorati grazie all’introduzione del targetting molecolare del recettore per HER2 con Trastuzumab, anticorpo monoclonale umanizzato attivo contro il dominio extracellulare di HER2.

Nelle pazienti con tumore mammario metastatico HER2 positivo si sono ottenuti i maggiori benefici dalla terapia combinata trastuzumab e chemioterapia.

Studi clinici randomizzati mettono in luce una buona attività di trastuzumab in combinazione con altri agenti e le ricerche che hanno valutato l’uso combinato trastuzumab – tassani hanno rivelato una migliore aspettativa di vita.
La terapia combinata di trastuzumab con antracicline espone ad un aumento della tossicità a livello cardiaco, questo perché trastuzumab impedisce al recettore HER2 di svolgere una corretta attività e proteggere il cuore da tutta una serie di insulti compresi gli effetti tossici delle antracicline. A livello cardiaco si viene quindi a determinare un aumento degli effetti cardiotossici delle antracicline quando somministrate in combinazione con trastuzumab.

La prognosi nei casi di tumore mammario metastatico HER2 positivo vede la remissione completa solo nel 7-8% dei casi (sebbene una risposta alla terapia avvenga nel 70% delle pazienti). Ciò nonostante quando si verifica la remissione completa essa può essere duratura: alcune pazienti che avevano partecipato ai primi studi clinici su trastuzumab sono ancora in remissione a distanza di ben 15 anni.

Spesso nelle pazienti con metastasi la rimozione chirurgica del tumore primario ha principalmente scopo palliativo, tuttavia studi retrospettici mettono in evidenza che quando il tumore primario viene rimosso si ottiene un beneficio in termini di sopravvivenza. Sono inoltre emersi ulteriori benefici dati dalla terapia locale in specifici casi di pazienti con malattia in fase metastatica.

Dagli studi emerge che la sopravvivenza media risulta più bassa in presenza di metastasi viscerali piuttosto che quando le metastasi si presentano esclusivamente a livello del tessuto osseo.
Sebbene la malattia si possa diffondere in più distretti corporei, le pazienti trattate con trastuzumab mostrano un rischio più elevato di sviluppare metastasi al sistema nervoso centrale – in alcuni studi le pazienti colpite da questo tipo di metastasi salgono oltre il 30%. L’elevato tasso di sviluppo metastatico è dovuto in parte all’alta invasività e potenziale metastatico che caratterizza il tumore mammario metastatico HER2 positivo a cui si associa l’incapacità di trastuzumab di penetrare attraverso la barriera emato-encefalica risultando pertanto inefficace nei confronti delle metastasi cerebrali.

Fonte

The New England Journal of Medicine