Effetto delle sostanze chimiche a basse dosi negli alimenti

alimenti - Foto di Ariel da Silva ParreiraNegli alimenti si possono trovare alcune sostanze che seppur presenti a basse dosi hanno effetti potenzialmente nocivi sulla salute umana e animale.

L’EFSA (European Food Safety Authority) pone l’attenzione sui possibili effetti di alcune sostanze chimiche presenti a basse dosi negli alimenti e nei mangimi per valutare i rischi allo scopo di pianificare eventuali interventi correttivi.

Sin dagli anni ’90 numerosi studi hanno messo in luce i potenziali effetti delle sostanze chimiche a basse dosi, si tratta principalmente di sostanze che agiscono sul sistema endocrino: lo attivano o interferiscono con i normali processi biologici, possono causare citotossicità, alterare la selettività dei recettori, entrare in competizione con gli ormoni endogeni.

Queste sostanze si comportano in modo diverso rispetto alla classica curva dose-risposta (in cui all’aumentare della dose aumenta l’effetto) e sembrano seguire una curva a “U” o a “U” rovesciata.
In questo caso la dose non determina il livello di tossicità: anche le dosi più basse possono essere pericolose per la salute.

In base a questa ipotesi, formulata dall’analisi dei dati ricavati dai lavori di ricerca, è iniziata la messa a punto di metodologie mirate, strategie per l’esecuzione di tests appropriati e l’uso di strumenti predittivi volti a capire nel dettaglio e su larga scala l’impatto di tali sostanze presenti negli alimenti.

Dall’analisi di oltre 800 studi emerge che alcune sostanze a basse dosi risultano associate ad effetti avversi per le persone.

Si tratta ad esempio degli ftalati, della diossina e del bisfenolo A (BPA) che risultano associati a sindrome metabolica, problemi neurologici, disturbi della fertilità e infertilità. Gli ftalati sono legati a variazioni nella distanza ano genitale e la diossina a infertilità maschile e avvio dell’età puberale nei maschi mentre il BPA altera la risposta dei tessuti alle sostanze cancerogene e la ricerca mette in luce come il BPA induca lesioni precancerose e cancerose a livello della ghiandola mammaria.
Il DDT risulta legato ad un maggiore rischio di cancro, problemi dello sviluppo neurologico e aumento dello stress ossidativo; le atrazine vanno ad alterare il peso del bambino alla nascita, aumentano il rischio di parto pretermine, di difetti addominali e di cancro, vanno inoltre a disturbare la qualità dello sperma.
I polibromodifenileteri (PBDEs), composti usati per ritardare la combustione e nei materiali polimerici, si bioaccumulano lungo la catena alimentare ed hanno la capacità di alterare i livelli degli ormoni tiroidei, provocano alterazioni nella fertilità, disturbi dello sviluppo neurologico e autismo.

L’esposizione a sostanze che alterano l’equilibrio ormonale, anche se a basse dosi, ha potenziali effetti negativi sui tessuti ed in particolari su quelli in rapida crescita come nel caso dello sviluppo fetale.

Il dibattito sugli effetti delle sostanze chimiche a basse dosi negli alimenti ha interessato 21 Paesi compresi 12 Stati membri dell’Unione Europea, Giappone, Norvegia, Russia, Svizzera e gli USA. Ha visto la partecipazione di tossicologi, endocrinologi, biochimici sia dal mondo accademico sia dalle industrie e da organismi come Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks (SCENIHR), Joint Research Centre (JRC), European Chemicals Agency(ECHA), Food and Drug Administration (FDA).

Fonte

EFSA (European Food Safety Authority)