Reazioni avverse ai farmaci

Farmaci - Foto di Richard DunstanNonostante l’incidenza delle reazioni avverse ai farmaci sia difficile da calcolare, è stato stimato che il 5% dei ricoveri ospedalieri in urgenza sia dovuta a reazioni avverse ai farmaci di uso corrente.

Classificazione delle reazioni avverse

Le reazioni indesiderate possono essere suddivise in due macro-categorie:
le reazioni dose-correlate, o di tipo A, e le reazioni non-dose correlate, o idiosincrasiche, di tipo B. Queste ultime si presentano con una minor frequenza e sono spesso su base immunologica.

Le reazioni avverse dose-correlate sono dovute ad un eccesso dell’effetto farmacologico cercato.
E’ possibile osservare questo tipo di reazione nei pazienti affetti da diabete e sottoposti a trattamento con insulina. Spesso, tali soggetti, manifestano episodi acuti di ipoglicemia. Anche i pazienti trattati con farmaci anticoagulanti somministrati sia per via endovenosa che per os, quali l’eparina e il warfarin, possono manifestare episodi di sanguinamento.

Le reazioni dose-correlate, in genere, si manifestano in seguito alla somministrazione di farmaci a basso indice terapeutico, come gli anticoagulanti, gli ipoglicemizzanti, la digossina, i farmaci antiaritmici, gli amino glucosidi e i farmaci immunosoppressori.

Anche l’interazione fra due o più farmaci è causa di tossicità dose-correlata e coinvolge sia meccanismi farmacocinetici sia meccanismi farmacodinamici.

In particolare, le interazioni farmacodinamiche sono le più comuni e si basano su meccanismi d’azione semplici. L’esempio più calzante è rappresentato dalla somministrazione contemporanea di benzodiazepine e alcool. Si tratta di due farmaci aventi azioni simili che, a loro volta, inducono effetti additivi. Il risultato della loro somministrazione contemporanea è dato da una depressione anche grave del sistema nervoso centrale.

Le reazioni avverse non dose-correlate sono rare ma imprevedibili e, diversamente dalle forme dose-correlate, presentano un notevole tasso di mortalità. La cosidetta “allergia ai farmaci” comprende fra le altre, anche reazioni di ipersensibilità alla molecola assunta. Tale ipersensibilità può essere di tipo I (anafilassi) e può essere causata dall’assunzione di penicilline, cefalosporine, sulfamidici e mezzi di contrasto. In questo caso il farmaco interagisce con le IgE legate alle mastcellule e ai basofili scatenando la liberazione di istamina e di altri mediatori infiammatori. Le reazioni di ipersensibilità di tipo II  vengono anche definite reazioni citotossiche e sono in grado di causare anemia emolitica a seguito dell’assunzione di penicillina, metildopa, chinidina e sulfamidici, agranulocitosi, con l’assunzione di clozapina e carbimazolo e trombocitopenia, causata dalla somministrazione al paziente di eparina e chinidina. Le reazioni di ipersensibilità di tipo III sono mediate da immunocomplessi e causate dalla somministrazione di penicilline, sulfamidici e tiazidi. La sintomatologia comprende febbre, artropatie, orticaria e linfadenopatia. Infine, le reazioni di ipersensibilità di tipo IV sono mediate dalle cellule T e si possono scatenare a seguito dell’assunzione di penicilline, cefalosporine, anestetici locali e fenitoina. Quando i linfociti T sono sensibilizzati da un complesso aptene-proteina si scatena, di fatto, una reazione di tipo IV. I linfociti, entrando in contatto con le cellule che presentano l’antigene, producono una reazione infiammatoria. Nell’eventualità in cui l’antigene penetri attraverso la pelle, come ad esempio nell’utilizzo di creme antibiotiche, la sensibilità da contatto potrebbe causare un rash eczematoso con edema anche diffuso nella sede di applicazione.

Teratogenesi

La teratogenesi consiste nello sviluppo di anomalie durante la crescita fetale provocate da farmaci assunti principalmente durante i primi tre mesi di gestazione.

Dal momento che la maggior parte dei farmaci è in grado di arrivare al feto attraverso gli scambi placentari con la madre, l’assunzione di farmaci dovrebbe essere evitata durante tutto il periodo della gravidanza.

Numerosi sono anche i farmaci teratogeni noti. Fra essi ricordiamo l’alcool, in grado di causare la sindrome alcolica fetale, i farmaci antineoplastici, il warfarin, in grado di causare difetti congeniti multipli, il valproato, la carbamazepina, responsabile di difetti al tubo neurale, tutti gli anticonvulsivanti e le tetracicline, queste ultime coinvolte nell’inibzione dell’accrescimento osseo.

Cancerogenesi

I meccanismi implicati nella cancerogenesi sono in parte ancora sconosciuti, ma evidenze di laboratorio hanno mostrato come l’immunosoppressione sia associata ad un aumentato rischio di sviluppare linfomi. La ciclofosfamide e, più in generale, tutti gli agenti alchilanti, sono in grado di determinare una tossicità genica e possono indurre, nel paziente, l’insorgenza di leucemie non linfocitiche.