Tumore al polmone in aumento tra le donne

Donna - Foto di Burcin TuncerI nuovi casi di carcinoma polmonare sono in aumento soprattutto tra le donne e l’incremento dell’incidenza di questa neoplasia negli ultimi 12 anni è correlata ad alcuni fattori di rischio, primo fra tutti il fumo di sigaretta inteso sia come abitudine al fumo sia come fumo passivo.

In Italia nel 2012 sono stati registrati 38.500 nuovi casi di tumore al polmone con un aumento del 14,6% rispetto al 2000. Il carcinoma polmonare colpisce in maggior misura gli uomini – con 28.900 casi – ma il dato allarmante è che tra la popolazione femminile i nuovi casi di tumore al polmone sono aumentati del 57,8% in 12 anni, toccando quota 9.600 nel 2012.L’aumento dell’incidenza del tumore al polmone tra le donne è correlata al fumo di sigaretta: l’abitudine al fumo è in crescita tra la popolazione femminile mentre risulta in diminuzione tra gli uomini.

Sebbene esista una stretta correlazione tra tumore al polmone e tabagismo, bisogna considerare che circa il 15% dei malati non ha mai fumato e tra questi la maggior parte sono donne.

La forma di tumore al polmone più diffusa è il carcinoma al polmone non a piccole cellule (NSCLC) che interessa ben l’85% dei casi.

Le possibilità terapeutiche per il trattamento del tumore al polmone variano in relazione al tipo e allo stadio della malattia, a dove è localizzato nel polmone e alla dimensione oltre che alla capacità di metastatizzare – cioè diffondersi ad altre parti del corpo – e alle condizioni generali del paziente.

Dopo il fallimento di almeno una precedente terapia chemioterapica, i pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato o metastatico possono avvalersi di Erlotinib, un farmaco biologico che risulta particolarmente efficace nei casi di NSCLC in pazienti con mutazione del gene EGFR.

Negli USA i tumori al polmone (NSCLC) con mutazione EGFR ricevono farmaci EGFR-inibitori prima di ricorrere alla tradizionale chemioterapia.

Mutazione di EGFR

Le mutazioni attivanti il recettore del fattore di crescita epidermico (EGF) inducono modifiche strutturali della proteina EGFR e portano ad una accelerazione della crescita e della divisione cellulare oltre che allo sviluppo di metastasi – con diffusione del tumore nell’organismo.

La mutazione EGFR viene individuata in circa il 60% dei pazienti colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC).

La positività EGFR è più comune nei non fumatori, ex fumatori, nei pazienti con adenocarcinoma polmonare, nei soggetti di origine asiatica e nelle donne.
Le donne asiatiche mostrano un maggior rischio di sviluppare tumore al polmone indipendentemente dall’abitudine al fumo, inoltre presentano più frequentemente una mutazione di EGFR che le predispone in genere ad una buona risposta alla terapia con Erlotinib.

Erlotinib

Erlotinib è una piccola molecola con formula chimica C22H23N3O4 ed appartiene alle chinazoline.
Erlotinib inibisce la tirosin-chinasi del recettore EGF (recettore del fattore di crescita epidermico): si lega alla porzione catalitica intracellulare del recettore mimando la struttura dell’ATP ma, essendo più stabile, riesce ad inibire il recettore e di conseguenza impedisce la cascata di eventi che portano alla crescita del tumore e allo sviluppo di metastasi.

Erlotinib rappresenta una nuova possibilità terapeutica per i malati di tumore al polmone con mutazione di EGFR poiché si tratta di un farmaco biologico che offre l’opportunità di controllare il tumore per un tempo più lungo e con meno effetti avversi rispetto alle terapie convenzionali.

Farmaci ad azione mirata

Un numero crescente di studi mette in luce come le terapie mirate risultino più efficaci rispetto alle tradizionali chemioterapie in termini di qualità e durata della vita nei pazienti con NSCLC.
A differenza della chemioterapia che ha come limite l’aspecificità cioè l’impossibilità di selezionare il bersaglio d’azione, le terapie biologiche agiscono su obiettivi molecolari selezionati: questi bersagli d’azione hanno caratteristiche e distribuzione specifica in ogni paziente, sono pertanto necessarie analisi biomolecolari al fine di valutare chi possa realmente beneficiare di queste terapie.

I farmaci a bersaglio molecolare, anche se agiscono in modo più selettivo sulla cellula tumorale, hanno effetti collaterali. Tali effetti sono più limitati e diversi rispetto a quelli provocati dal trattamento con chemioterapici ed offrono per questo un vantaggio in termini di qualità di vita del paziente.
Un ulteriore vantaggio è dato dal fatto che la maggior parte dei farmaci biologici può essere somministrata per via orale: è più semplice la gestione della terapia da parte del paziente che non ha quindi la necessità di ricevere una terapia per via endovenosa in Day Hospital.

I ricercatori del Dana-Faber Cancer Institute hanno evidenziato come Crizotinib – farmaco inibitore della tirosin-chinasi che agisce su ALK (Anaplastic lymphoma kinase) – consente un allungamento del benessere (prima che la malattia inizi a peggiorare) di circa 4-5 mesi in più rispetto alla tradizionale chemioterapia.

Lo studio, pubblicato su New England Journal of Medicine, dimostra l’importanza della genomica per mettere a punto trattamenti mirati.

Se la mutazione EGFR interessa circa il 60% dei pazienti colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), la mutazione ALK ne interessa circa il 5%. Questi malati, migliaia di persone, potranno avere l’opportunità di beneficiare di altre terapie oltre alla chemioterapia.

Le anomalie del gene ALK non vengono definite vere e proprie mutazioni ma si tratta piuttosto del risultato di riarrangiamenti cromosomici in cui la struttura del cromosoma viene alterata. Ne risulta la traslocazione e la fusione tra due geni: ALK e EML4, questo si traduce nella sintesi di una proteina di fusione che agisce in modo anomalo tanto da contribuire alla carcinogenesi.

Il riarrangiamento cromosomico che porta alla variazione di ALK interessa soprattutto giovani non fumatori senza mutazioni di EGFR.

Crizotinib

Crizotinib è una piccola molecola con formula C21H22Cl2FN5O ed ha una struttura da aminopiridina. Agisce come inibitore del recettore per
la tirosin-chinasi legandosi in modo competitivo al sito per l’ATP della chinasi.
Il farmaco, originariamente studiato per inibire la chinasi c-Met/HGFR (recettore del fattore di crescita epatocitico) che risulta coinvolta in numerosi altri tipi di tumori maligni, è attivo anche nei confronti della proteina di fusione EML4-ALK.

L’efficacia antitumorale è correlata all’inibizione della fosforilazione delle proteine di fusione di ALK.

Crizotinib ha dimostrato attività inibitoria selettiva sulla crescita delle cellule tumorali e ha indotto apoptosi nelle linee cellulari tumorali che mostravano prodotti di fusione di ALK – tra cui EML4-ALK – o con amplificazione dei geni ALK o MET.

Fonte

Crizotinib versus Chemotherapy in Advanced ALK-Positive Lung Cancer, The New England Journal of Medicine
June 1, 2013DOI: 10.1056/NEJMoa1214886

Dana Faber Cancer Institute

Ufficio Stampa Ketchum