Tumore mammario: efficacia di trastuzumab e rischio di effetti tossici

Donna - Foto di Arlen RocheIl trattamento con Trastuzumab, farmaco antitumorale usato nei casi di tumore mammario HER2-positivo, aumenta le probabilità di sopravvivere più a lungo ma incrementa anche il rischio di sviluppare problemi cardiaci gravi.

Una donna su cinque con tumore mammario in fase metastatica presenta la sovraespressione della proteina HER2 (human epidermal growth factor receptor 2). In questi casi il tumore è più aggressivo e la prognosi per le pazienti è peggiore.
Trastuzumab è un anticorpo monoclonale che va ad agire in modo selettivo sulla proteina HER2 con lo scopo di bloccare la crescita delle cellule tumorali. Consente un miglioramento delle aspettative di vita per le pazienti ma ha effetti tossici a livello cardiaco ed aumenta il rischio di metastasi a carico del sistema nervoso centrale.

E’ quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla Cochrane Library, condotto dai ricercatori dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e dell’Università degli studi di Milano, che conferma l’efficacia del farmaco antitumorale e mette in luce alcuni effetti negativi che tuttavia non superano i benefici del trattamento.

Nella revisione sistematica i ricercatori hanno esaminato i dati provenienti da sette studi clinici condotti su un totale di 1497 donne HER2-positive – cioè con tumore al seno in stadio avanzato, quando la malattia può essere trattata ma non curata – che non avevano mai preso il farmaco antitumorale. Trastuzumab è stato somministrato anche in combinazione con altri farmaci – chemioterapici (contenenti taxani, antracicline o capecitabine) e terapie ormonali (inibitori dell’aromatasi) – come trattamento di prima linea cioè prima di una progressione del tumore, oppure come trattamento successivo alla progressione della malattia.

Il tasso di sopravvivenza, a due anni dall’inizio degli studi, si è dimostrato più alto per le donne a cui è stato somministrato trastuzumab: queste infatti hanno guadagnato da due a undici mesi senza ulteriore progressione del loro tumore.

Lo studio evidenzia infatti che con le terapie standard, l’equivalente di 300 donne ogni 1000 sopravvivono a distanza di due anni e solo 10 sviluppano problemi cardiaci. Nella terapia con trastuzumab 373 sopravvivono (73 donne in più), ma 35 sviluppano problemi cardiaci tali da richiedere la sospensione del trattamento. In genere le funzioni cardiache tornano nella normalità una volta interrotta la terapia, mentre nei casi di tumore più avanzato le pazienti potrebbero accettare il rischio cardiologico.

Trastuzumab è più efficace quando utilizzato come trattamento di prima linea o in combinazione con i taxani – classe di farmaci chemioterapici. Invece la combinazione con antracicline non è raccomandata per le donne con tumore mammario in stadio avanzato.

Trastuzumab permette quindi di allungare significativamente la speranza di vita nelle pazienti con tumore mammario in stadio avanzato HER2-positive, ma se da una parte le donne sopravvivono più a lungo e il loro tumore cresce meno rapidamente, dall’altra si verifica un incremento del rischio di problemi cardiaci: aumenta il rischio di insufficienza cardiaca congestizia e di riduzione della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF).

La ricerca è stata condotta nell’ambito del programma di supporto alla ricerca Indipendente finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco – AIFA.

Fonte

Università degli studi di Milano

Trastuzumab-containing regimens for metastatic breast cancer, Cochrane Library